Codussi e la facciata in pietra d'Istria
Adagiata su una piccola isola della laguna settentrionale, tra Venezia e Murano, la chiesa di San Michele in Isola occupa un posto singolare nella storia dell'architettura: è qui, a partire dal 1469, che il Rinascimento fa il suo ingresso in una Venezia ancora tutta votata al gotico fiorito e agli intrecci bizantini. L'artefice, Mauro Codussi (talvolta scritto Coducci), proveniva da Lenna, nella valle bergamasca del Brembo, e San Michele passa per essere la sua prima opera veneziana documentata. Il cantiere, condotto per la comunità camaldolese che allora occupava l'isola, si sarebbe svolto per l'essenziale tra il 1469 e il 1478, date che converrebbe accogliere con la consueta prudenza per un edificio la cui documentazione resta discussa.
Ciò che colpisce d'acchito è la facciata in pietra d'Istria, interamente rivestita di quel calcare bianco e compatto, estratto sulla costa istriana, di cui Venezia ha fatto il proprio materiale d'elezione per tutto ciò che doveva resistere all'umidità salina e captare la luce della laguna. Codussi ne trae un partito abbagliante: la superficie, lungi dall'essere liscia, è trattata a bugnato nel registro inferiore, un bugnato a punta di diamante addolcito che trattiene la luce e conferisce alla muraglia uno spessore quasi toscano. Questa rusticità dominata non è priva di richiami ai palazzi fiorentini del Quattrocento, e spesso si è accostato il partito di Codussi all'esempio albertiano — la facciata del Tempio Malatestiano di Rimini o quella di Santa Maria Novella a Firenze — senza che occorra per questo postulare un prestito letterale.
Il tratto più memorabile della facciata è il suo coronamento tripartito. Codussi divide la parte superiore in tre lobi: un grande semicerchio centrale, affiancato da due quarti di cerchio laterali, il cui disegno segue la sezione della navata centrale e delle navatelle. Questo coronamento curvo, ritmato da volute e lunette, costituisce una vera e propria invenzione. Se n'è fatto il prototipo di una lunga stirpe di facciate veneziane «a lunette», di cui lo stesso Codussi darà altre variazioni (a San Zaccaria in particolare) e che troverà il suo pieno sviluppo, un secolo più tardi, nel vocabolario palladiano di San Giorgio Maggiore e del Redentore. La facciata è scandita da paraste e fasce che organizzano la superficie secondo una grammatica nettamente classica: capitelli, cornici, trabeazioni vi sostituiscono gli archi acuti e i trafori gotici. Un oculo centrale, sovrastante il portale, completa la composizione di un'elevazione dove tutto è misura, simmetria e chiarezza geometrica.
Il ruolo inaugurale nella storia dell'architettura veneziana
L'importanza di San Michele in Isola risiede meno nelle sue dimensioni — la chiesa è di proporzioni modeste — che nel suo ruolo di manifesto. Quando Codussi intraprende il cantiere, Venezia è in piena fioritura del tardo gotico: il Palazzo Ducale porta a compimento i suoi merletti di pietra, la Ca' d'Oro sfavilla delle sue policromie, e l'architettura religiosa resta fedele alle grandi navate degli ordini mendicanti, i Frari e i Santi Giovanni e Paolo. Contro questo paesaggio, la bianca facciata di San Michele si pone come rottura consapevole: importa nella laguna il vocabolario del Rinascimento toscano e albertiano, il riferimento all'ordine antico, il gusto della proporzione aritmetica e della superficie piana articolata con i soli mezzi dell'architettura classica.
Si considera tradizionalmente San Michele in Isola come la prima chiesa rinascimentale di Venezia — primato che converrebbe sfumare, poiché la Serenissima conosceva già, negli anni Sessanta del Quattrocento, alcune sperimentazioni «all'antica», in particolare nella scultura e nel decoro dei Lombardo, e l'arco dell'Arsenale. Ma trattandosi di una facciata di chiesa interamente pensata secondo i principi del nuovo linguaggio, San Michele fa senz'altro opera di pioniere, ed è a questo titolo che apre il capitolo veneziano del Rinascimento architettonico. Codussi vi afferma da subito una maniera personale, che non è né trascrizione servile di Firenze né sopravvivenza gotica: una sintesi in cui il rigore classico si lascia inflettere dal senso veneziano della luce, dell'acqua e del colore chiaro dell'Istria.
L'interno, più sobrio e più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, prolunga questa ricerca d'equilibrio: navata unica fiancheggiata da navatelle, articolazione di ordini e volte che traduce la medesima cura di chiarezza spaziale. Vi si nota un coro pensile, tribuna sopraelevata sulla controfacciata, disposizione liturgica frequente nelle chiese conventuali e che rispondeva alle esigenze della comunità monastica. La carriera successiva di Codussi — San Zaccaria, Santa Maria Formosa, San Giovanni Crisostomo, la Torre dell'Orologio di piazza San Marco, la scala della Scuola San Marco — doveva farne il progettista più influente del primo classicismo veneziano; San Michele in Isola ne segna il punto di partenza.
La cappella Emiliana e il chiostro
Alla facciata di Codussi si aggiunge, sul fianco sinistro della chiesa, un secondo gioiello: la cappella Emiliana, piccolo edificio indipendente a pianta esagonale, coronato da una cupola e costruito per servire da cappella funeraria alla famiglia Miani (Emiliani). La sua costruzione è generalmente collocata intorno al 1530, e il suo disegno è tradizionalmente attribuito a Guglielmo dei Grigi, detto «il Bergamasco» — attribuzione che anche qui va presentata al condizionale, poiché poggia su una tradizione critica più che su una documentazione pienamente stabilita. Il piccolo edificio, tutto rivestito di marmo, gioca sulla ripetizione delle sei facce, sulle nicchie, sulle paraste e su un raffinato decoro scolpito; la sua sagoma centrata, cupolata, ne fa uno degli esempi più eleganti dell'architettura a pianta centrale del primo Cinquecento veneziano, nel solco delle ricerche lombardesche sulla pianta poligonale.
Il complesso conventuale comprendeva inoltre un chiostro rinascimentale, testimone della vita della comunità camaldolese che officiò l'isola per secoli. Ordine eremitico nato dalla riforma di san Romualdo, i Camaldolesi avevano fatto di San Michele un luogo di ritiro e di studio; è in questo monastero che visse nel Cinquecento il celebre cosmografo e cartografo fra Mauro — figura spesso associata, nella memoria dell'isola, al suo mappamondo, anche se la sua vita si colloca in parte prima della ricostruzione della chiesa. Lo stato di conservazione attuale del chiostro, i suoi rimaneggiamenti e le sue successive restaurazioni richiedono di essere verificati su fonti recenti prima di ogni affermazione.
In epoca napoleonica, l'isola conobbe una mutazione decisiva: i decreti che vietavano le inumazioni nella città stessa portarono a fare di San Michele — presto riunita al vicino isolotto di San Cristoforo mediante il colmamento del canale — il cimitero di Venezia. È a questo titolo che l'isola è oggi conosciuta in tutto il mondo, custodendo le sepolture di figure come Igor Stravinskij, Sergej Djagilev, Ezra Pound o Iosif Brodskij. Questo episodio, posteriore di diversi secoli all'opera di Codussi, esula tuttavia dal perimetro propriamente rinascimentale della presente scheda, ed è menzionato qui solo per collocare il monumento nella memoria del luogo.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata in pietra d'Istria di Codussi: bugnato del registro inferiore, paraste classiche e superficie bianca che cattura la luce della laguna.
- Il coronamento tripartito curvo a lunette, invenzione che fonda un'intera stirpe di facciate veneziane fino a Palladio.
- La cappella Emiliana, piccolo edificio esagonale cupolato, una delle più eleganti architetture a pianta centrale del primo Cinquecento (disegno attribuito a Guglielmo dei Grigi).
- Il coro pensile sulla controfacciata e la sobrietà classica dell'interno conventuale.
- Il chiostro rinascimentale e l'atmosfera dell'antica comunità camaldolese, in un sito insulare unico della laguna settentrionale.
Informazioni pratiche
La chiesa sorge sull'isola di San Michele, nella laguna settentrionale, tra le Fondamente Nove (Venezia) e Murano. Vi si accede in vaporetto (la linea che serve la fermata Cimitero, in partenza dalle Fondamente Nove). La chiesa e la cappella Emiliana fanno parte del recinto del cimitero, il cui accesso e i cui orari di visita obbediscono a regole particolari suscettibili di variare secondo le stagioni: si raccomanda di verificare le informazioni aggiornate presso le fonti ufficiali prima di recarsi sul posto. Nessun orario né tariffa è indicato qui in mancanza di informazioni certe.
Quiz
- Chi è l'architetto di San Michele in Isola, considerata la prima chiesa rinascimentale di Venezia?
- Andrea Palladio
- Mauro Codussi
- Jacopo Sansovino
- Quale materiale caratteristico riveste la facciata della chiesa?
- Il marmo di Carrara
- Il laterizio a vista
- La pietra d'Istria
- A quale famiglia e a quale presunto architetto si ricollega la cappella esagonale addossata alla chiesa?
- Alla famiglia Contarini, disegno di Sansovino
- Alla famiglia Miani (Emiliani), disegno attribuito a Guglielmo dei Grigi
- Alla famiglia Grimani, disegno di Palladio

