Una facciata-manifesto: il Sansovino e l'orgoglio dotto di Tommaso Rangone
Piantata nel cuore delle Mercerie, l'arteria commerciale che collega il ponte di Rialto a piazza San Marco, la chiesa di San Zulian — San Giuliano — si incontra quasi per sorpresa, con la facciata bianca che affiora sul flusso dei passanti senza la distanza di un sagrato. È proprio questa posizione, una delle più frequentate di Venezia, a dare tutto il valore all'operazione architettonica condotta qui a metà del Cinquecento. L'edificio medievale, giudicato vetusto, fu ricostruito a partire dal 1553 su disegno di Jacopo Sansovino, allora proto (architetto capo) della Serenissima e figura dominante del classicismo veneziano, autore della vicinissima Libreria Marciana e della Zecca. San Zulian rientra così tra i suoi cantieri ecclesiastici, accanto a San Francesco della Vigna e a San Martino.
La facciata, in pietra d'Istria, applica il vocabolario della Rinascita romana che il Sansovino aveva acclimatato a Venezia: un ordine di colonne e di lesene corinzie ritma una parete scandita da nicchie, sormontata da un frontone, in una composizione sobria e piena di autorità. Ma l'interesse maggiore di questa facciata risiede meno nella sua sintassi architettonica che nel suo programma, interamente commissionato e finanziato da un privato: Tommaso Rangone (Tommaso Filologo da Ravenna), medico, astrologo e umanista facoltoso, che ottenne dal convento e dalla parrocchia il diritto di pagare la facciata in cambio di esservi raffigurato e celebrato. Si è di fronte a un caso quasi unico nella Venezia del Cinquecento: un cittadino non patrizio che si esibisce, ancora in vita, sul frontespizio di una chiesa.
Sopra il portale troneggia il suo busto in bronzo, opera dello stesso Sansovino, che mostra Rangone come uomo di sapere, circondato dagli attributi delle sue discipline — libri, strumenti, piante medicinali tra cui il celebre guaiaco di cui vantava le virtù. L'insieme si accompagna a iscrizioni dotte in tre lingue, latino, greco ed ebraico, destinate a proclamare l'universalità della sua erudizione. Questa messa in scena di sé, che si può definire un «autoritratto sociale», suscitò del resto delle resistenze: Rangone aveva dapprima ambito a una collocazione analoga sulla facciata di San Geminiano, in piazza San Marco, cosa che il governo gli avrebbe negato, prima che San Zulian gli offrisse la tribuna sperata. La statua, l'apparato decorativo e l'epigrafia formano un tutto: una vera e propria macchina della memoria, dove la pietà religiosa si raddoppia, senza infingimenti, di un'ambizione di gloria personale e di sopravvivenza del nome.
Un interno d'oro: Palma il Giovane, Veronese e la pittura veneziana
Varcata la soglia, la chiesa rivela un interno a navata unica, di pianta raccolta, la cui sobrietà strutturale fa da scrigno a una ricca decorazione dipinta e dorata della fine del Rinascimento e degli esordi dell'età barocca. L'attenzione si porta subito verso il soffitto, compartimentato e ravvivato d'oro, che rientra tra le realizzazioni cui prende parte Palma il Giovane (Jacopo Negretti, 1548 circa - 1628), uno dei pittori più prolifici di Venezia dopo la scomparsa di Tiziano, Tintoretto e Veronese. Erede di quella grande generazione, Palma moltiplicò i cicli decorativi nelle chiese e nelle scuole della città, e San Zulian conserva diverse sue tele, tanto in soffitto quanto in pale laterali, in una maniera ampia, colorata e teatrale.
La chiesa custodisce inoltre una Pietà con santi— talvolta dettaCristo morto sorretto da angeli e santi — che la tradizione attribuisce a Paolo Veronese (Paolo Caliari, 1528-1588). L'accostamento merita cautela: le attribuzioni veneziane di questo periodo si dividono spesso tra il maestro e la sua bottega, e la parte esatta della mano del Veronese in quest'opera resta da confermare attraverso la letteratura specialistica. Rimane il fatto che la presenza di un tale nome, accanto a Palma il Giovane, colloca San Zulian nella costellazione delle chiese veneziane in cui si legge, quasi in modo continuo, la storia della pittura della Serenissima, dal pieno Cinquecento fino ai suoi prolungamenti.
Il resto della decorazione — cappelle laterali, altari, cornici scolpite e dorate — partecipa di quell'estetica dell'accumulo propria delle chiese veneziane, dove pale, marmi e legni dorati compongono un insieme cangiante sotto la luce smorzata. Vi si ritrova la logica devozionale delle confraternite e delle famiglie parrocchiali, ciascuna intenta a dotare la propria cappella di immagini e ornamenti. Conviene tuttavia mantenere misura sul dettaglio delle attribuzioni e dei soggetti: diverse tele appartengono alla bottega o all'ambito di Palma il Giovane più che alla sua sola mano, e il catalogo preciso della chiesa merita di essere verificato presso gli inventari ufficiali e la bibliografia recente.
Una scorciatoia di storia veneziana, lungo le Mercerie
L'interesse di San Zulian supera la somma delle sue opere: la chiesa offre un condensato di ciò che fu Venezia nel Cinquecento, all'incrocio tra arte, commercio e ambizione individuale. La sua facciata è un documento sul modo in cui un uomo di sapere poté, investendo il proprio patrimonio, negoziare il suo posto nella memoria di una città in cui il potere restava gelosamente patrizio. Il gesto di Rangone — farsi fondere in bronzo sopra una porta di chiesa, circondarsi di iscrizioni in tre lingue sacre — dice l'energia di un umanesimo tardo, sicuro della potenza delle lettere e preoccupato di non scomparire.
Tutt'intorno, le Mercerie srotolano ancora il loro nastro di botteghe, come al tempo in cui mercanti, speziali e viaggiatori vi incrociavano i cortei ufficiali che scendevano verso la Piazza. Prendersi il tempo di sostare davanti a San Zulian significa ritrovare quel tessuto urbano denso in cui la chiesa non era un monumento isolato ma un anello della vita quotidiana, addossato al commercio e alla devozione mescolati. A pochi passi si ergono i grandi apparati del Sansovino in piazza San Marco, tanto che la piccola chiesa delle Mercerie si legge come una nota a margine della sua opera pubblica — più intima, ma altrettanto rivelatrice della sua arte di comporre la pietra.
Per il visitatore di oggi, San Zulian ha valore di sosta: un luogo in cui sfuggire per un istante alla folla delle Mercerie, in cui alzare gli occhi verso un soffitto dorato e meditare su questo singolare dialogo tra la fede, il sapere e il desiderio di durare. Inscritta nel perimetro del bene «Venezia e la sua laguna» iscritto al patrimonio mondiale, la chiesa partecipa del valore universale della città, pur conservando il fascino discreto dei monumenti che si scoprono senza cercarli.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata in pietra d'Istria del Sansovino, sobrio esercizio di classicismo a filo di una delle strade più affollate di Venezia.
- Il busto in bronzo di Tommaso Rangone sopra il portale, raro «autoritratto sociale» di un umanista su una facciata di chiesa.
- Le iscrizioni in latino, greco ed ebraico che accompagnano il busto e proclamano l'erudizione universale del committente.
- Il soffitto dorato e le pale di Palma il Giovane, testimoni della pittura veneziana alla svolta del barocco.
- La Pietà con santi attribuita al Veronese (attribuzione da confermare), accanto al resto della decorazione dipinta.
Informazioni pratiche
San Zulian si trova nel sestiere di San Marco, sulle Mercerie, l'asse pedonale che collega il ponte di Rialto a piazza San Marco; la si raggiunge facilmente a piedi dall'uno o dall'altro polo in pochi minuti. L'ingresso avviene direttamente dal Campo San Zulian, leggermente arretrato rispetto alla strada. È una chiesa parrocchiale ancora dedicata al culto: conviene adottarvi un abbigliamento e un contegno rispettosi e tenere conto delle funzioni. Gli orari di apertura, gli eventuali diritti d'ingresso e le condizioni di visita non sono qui garantiti e devono essere verificati presso la parrocchia, il Patriarcato di Venezia o una fonte turistica ufficiale prima di recarvisi.
Quiz
- Chi ha ricostruito la chiesa di San Zulian a partire dal 1553?
- Andrea Palladio
- Jacopo Sansovino
- Baldassarre Longhena
- Che cosa si vede di insolito sopra il portale della facciata?
- Un mosaico bizantino
- Il busto in bronzo di un privato, l'umanista Tommaso Rangone
- Un leone di San Marco in marmo
- Quale pittore veneziano firma gran parte della decorazione interna (soffitto dorato e pale)?
- Tiziano
- Giovanni Bellini
- Palma il Giovane

