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Rinascimento italiano

San Girolamo della Carità

Rome

San Girolamo della Carità

Una chiesa di carità nel cuore del rione Regola

Discretamente adagiata lungo via di Monserrato, a pochi passi da piazza Farnese, la chiesa di San Girolamo della Carità appartiene a quella Roma intima dei vicoli del rione Regola, lontana dalle grandi prospettive trionfali. La sua facciata, sobria e serrata tra i palazzi, lascia appena intuire l'importanza spirituale del luogo nella storia della Riforma cattolica romana. Posta sotto il patrocinio di san Girolamo, il grande traduttore della Vulgata e dottore della Chiesa, essa è anzitutto una chiesa confraternale: il suo stesso nome, «della Carità», dichiara la sua vocazione, quella di un luogo di assistenza, di mutuo soccorso e di carità operosa verso i poveri, i malati e i bisognosi.

L'esistenza di un edificio su questo sito è antica, ma lo strato che qui interessa è quello del Cinquecento, quando la chiesa diviene sede di una confraternita di carità e un focolaio della pietà romana. È il grande secolo delle confraternite: a Roma, queste associazioni di laici, spesso legate a una parrocchia o a una comunità di origine regionale, organizzano l'elemosina, l'accompagnamento dei moribondi, la dote alle fanciulle povere, il soccorso ai prigionieri. San Girolamo della Carità si inscrive in questo fitto tessuto di istituzioni caritatevoli che struttura la città pontificia della Controriforma, e la sua architettura risponde a tale funzione: una navata unica adatta alla predicazione e alla devozione comunitaria, fiancheggiata da cappelle laterali patrocinate da famiglie e da gruppi devoti.

Conviene guardarsi dal fissare una cronologia troppo precisa: l'edificio quale oggi lo vediamo è il risultato di una lunga sedimentazione, e il suo volto definitivo deve molto alle campagne di lavori dei secoli XVII e XVIII. La facciata attuale, in particolare, appartiene a un linguaggio posteriore al Rinascimento e sarebbe dovuta, secondo la tradizione, ad architetti del grande secolo romano — attribuzione che è opportuno lasciare al condizionale. Ma sotto queste vesti più tarde sopravvive la memoria di una chiesa del Cinquecento, quella che conobbero e frequentarono i protagonisti del rinnovamento spirituale romano. È questo strato che bisogna imparare a leggere, distinguendo con cura ciò che appartiene al Rinascimento e ai primi Oratoriani da ciò che appartiene al fasto barocco venuto in seguito.

San Filippo Neri e la culla degli Oratoriani

Il prestigio di San Girolamo della Carità si deve anzitutto a un uomo: san Filippo Neri (1515-1595), l'«apostolo di Roma», figura centrale della spiritualità del Cinquecento. Fiorentino d'origine, stabilitosi a Roma, Filippo Neri vi dispiega una pastorale gioiosa, fatta di conversazione spirituale, di carità concreta e di preghiera condivisa. La tradizione racconta che egli risiedette per lunghi anni a San Girolamo della Carità, dove esercitò il suo ministero, confessò, predicò e radunò attorno a sé una cerchia di discepoli. È in questo contesto che nascono le prime riunioni spirituali — gli «oratori» — che daranno il nome alla Congregazione dell'Oratorio, ufficialmente riconosciuta nella seconda metà del secolo prima di diffondersi e di stabilirsi più tardi alla Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella). San Girolamo della Carità può così essere considerata, con prudenza, una delle culle del movimento neriano e oratoriano.

Questa dimensione spiega il posto particolare del luogo nella memoria devota romana. A lungo, dopo, vi si è coltivato il ricordo del santo, e alcuni spazi della chiesa hanno potuto essere allestiti o adornati per rievocarne la presenza. Occorre tuttavia restare misurati: la parte esatta della presenza di Filippo Neri, la durata precisa del suo soggiorno e il dettaglio delle sue attività sul posto appartengono a una tradizione ricca ma che conviene maneggiare al condizionale, distinguendo il nucleo storico attestato dalla sua amplificazione agiografica. Ciò che resta certo è l'atmosfera: quella di una chiesa di prossimità, popolare nel migliore senso, dove la carità e la predicazione prevalevano sulla monumentalità.

L'apparato dipinto del Cinquecento reca anch'esso il segno del suo tempo. Diverse pale e quadri d'altare si inscrivono nel clima artistico della Riforma cattolica, dove l'immagine si vuole chiara, edificante e atta a sostenere la meditazione dei fedeli. Si riconducono volentieri alcune di queste opere alla cerchia di Girolamo Muziano, pittore lombardo attivo a Roma nella seconda metà del secolo, artefice di un'arte religiosa grave e leggibile, e figura importante della pittura romana post-tridentina. Bisogna tuttavia guardarsi dal decidere le attribuzioni: la formula «cerchia di Muziano» o della sua bottega designa una maniera e un ambiente più che una mano sicura, e l'inventario preciso delle pale del Cinquecento, come la parte rispettiva dei maestri e dei loro collaboratori, restano materia da verificare. La prudenza si impone tanto più che la chiesa ha conosciuto rimaneggiamenti e ridistribuzioni di opere nel corso dei secoli.

Distinguere il Rinascimento neriano dal fasto barocco

Una delle sfide di lettura di San Girolamo della Carità è quella di non confondere gli strati. Poiché questa chiesa modesta custodisce uno dei gioielli del Barocco romano: la celebre cappella Spada, capolavoro del Seicento, dove il marmo policromo si piega in drappeggi illusionistici attorno alla balaustra, in un'audacia inventiva spesso accostata al genio di Francesco Borromini — attribuzione tradizionale che va enunciata al condizionale, tanto la questione dell'ideazione e dell'esecuzione è stata discussa. Per quanto abbagliante, questa cappella appartiene pienamente al secolo successivo e nulla ha a che vedere con lo strato rinascimentale: essa testimonia il mecenatismo aristocratico del Seicento e di un'estetica del trompe-l'œil e del movimento estranea allo spirito del Cinquecento neriano. Conviene dunque ammirarla come un'aggiunta posteriore, non come un elemento dello strato che ci occupa.

Separando così gli strati, si rende giustizia alla vera identità rinascimentale del luogo: quella di una chiesa confraternale votata alla carità, sobria nel suo partito architettonico, dove la funzione devota e sociale prevaleva sull'ostentazione. La navata unica, le cappelle familiari, le pale edificanti del Cinquecento compongono un insieme coerente con lo spirito tridentino, mentre la memoria di Filippo Neri ne fa una pietra miliare della spiritualità oratoriana nascente. Il visitatore attento vi percepisce due temporalità che coesistono sotto uno stesso tetto: da un lato la gravità chiara del Cinquecento riformatore, dall'altro l'esuberanza inventiva del Barocco trionfante.

Questa sovrapposizione non è un difetto, ma la condizione stessa delle chiese romane, palinsesti dove ogni secolo ha scritto la sua pagina senza cancellare del tutto la precedente. Per chi cerca il Rinascimento, San Girolamo della Carità offre meno uno scenario spettacolare che una lezione di storia spirituale: qui si è giocato, nella discrezione di un quartiere popolare, qualcosa della riconquista cattolica attraverso la carità e la parola. Conviene visitare questo luogo tenendo a mente questa gerarchia degli strati, e resistendo alla tentazione di ricondurre tutto alla sua cappella più famosa — lasciando semmai agli specialisti il compito di precisare attribuzioni, datazioni e paternità, ancora incerte su più di un punto.

Cosa vedere assolutamente

  • La navata unica di tradizione rinascimentale, concepita per la predicazione e la devozione confraternale, il cui partito sobrio riflette lo spirito tridentino.
  • Le pale e i quadri d'altare del Cinquecento, alcuni dei quali ricondotti — con prudenza — alla cerchia o alla bottega di Girolamo Muziano.
  • La memoria di san Filippo Neri, che visse e predicò tra queste mura: una delle culle del movimento neriano e oratoriano.
  • La distinzione, istruttiva di per sé, tra lo strato rinascimentale/neriano e le aggiunte barocche venute più tardi ad arricchirlo.
  • La cappella Spada, abbagliante capolavoro del Seicento (attribuito per tradizione a Borromini) — da ammirare come un'aggiunta barocca posteriore, fuori dallo strato rinascimentale.

Informazioni pratiche

La chiesa si trova nel rione Regola, nel cuore della Roma antica, lungo via di Monserrato, a pochi passi da piazza Farnese e non lontano da Campo de' Fiori. Il quartiere, denso di palazzi e di vicoli, si percorre agevolmente a piedi dal centro storico. Trattandosi di una chiesa di culto e di confraternita, le sue condizioni di accesso e di visita possono variare; si raccomanda di verificare le modalità di apertura presso fonti ufficiali prima di recarsi sul posto. Nessun orario né tariffa è qui indicato in mancanza di informazione certa.

Quiz

  1. A quale grande santo del Cinquecento è strettamente legata la chiesa di San Girolamo della Carità?
  • San Carlo Borromeo
  • San Filippo Neri
  • Sant'Ignazio di Loyola
  1. La celebre cappella Spada della chiesa appartiene a quale stile e a quale epoca?
  • Al Rinascimento del Cinquecento
  • Al tardo gotico
  • Al Barocco del Seicento (attribuita per tradizione a Borromini)
  1. Quale era la vocazione originaria di questo edificio nel Cinquecento?
  • Una chiesa confraternale votata alla carità
  • Una basilica papale di pellegrinaggio
  • Una cappella privata di un palazzo cardinalizio