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Rinascimento italiano

San Giorgio dei Greci

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San Giorgio dei Greci

Una comunità greca a Venezia dopo il 1453

La caduta di Costantinopoli, il 29 maggio 1453, disperde attraverso il Mediterraneo una popolazione greca ortodossa che la potenza veneziana accoglie con interesse non privo di ambiguità. Venezia intratteneva da tempo stretti legami con il mondo bizantino: fondaci mercantili, possedimenti insulari nell'Egeo, a Creta e nelle isole Ionie, familiarità commerciale e diplomatica con l'Oriente cristiano. Dopo il 1453 marinai, mercanti, soldati (i celebri stradioti, cavalieri leggeri al servizio della Serenissima), letterati e copisti greci affluiscono verso la laguna, dove si forma una delle più importanti comunità greche d'Occidente. Questa diaspora, attiva nel commercio e nella trasmissione dei testi antichi, svolge un ruolo notevole nella circolazione del sapere greco nel momento in cui l'umanesimo italiano se ne nutre — e si ricorderà a tale proposito il ruolo della stampa veneziana nella diffusione delle lettere elleniche.

Questa comunità aspira naturalmente a disporre di un proprio luogo di culto, che celebri secondo il rito greco (bizantino) e non secondo quello latino. Dopo le pratiche condotte nei primi decenni del Cinquecento, i Greci ortodossi ottengono l'autorizzazione a erigere la loro chiesa, sotto l'egida della confraternita (Scuola) di San Nicolò dei Greci, fondata per organizzare la vita religiosa e caritativa della comunità. Il cantiere di San Giorgio dei Greci viene tradizionalmente collocato tra il 1536 e il 1573, nel sestiere di Castello, nei pressi del rio dei Greci che dà il nome al quartiere. L'edificio diventa il focolare spirituale e identitario della nazione greca di Venezia, statuto che conserverà nei secoli successivi; oggi è sede dell'arcivescovado ortodosso d'Italia e di Malta (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli).

L'interesse di San Giorgio dei Greci risiede proprio in ciò che esso incarna: l'incontro, sul suolo veneziano, di due tradizioni cristiane e di due universi artistici. L'involucro è quello di una chiesa del Rinascimento italiano, concepita da architetti formati a Venezia; il contenuto liturgico e visivo appartiene invece all'ortodossia e all'eredità bizantina. Questo dialogo — una pelle rinascimentale, un cuore bizantino — fa dell'edificio un testimone singolare del modo in cui Venezia, città-crocevia, seppe ospitare e lasciar esprimere un'alterità religiosa e culturale al proprio interno, in un'epoca in cui la coesistenza confessionale era tutt'altro che scontata.

Un involucro rinascimentale, un'iconostasi bizantina

La concezione architettonica viene generalmente attribuita a Sante Lombardo, membro della celebre dinastia di scultori e architetti lombardeschi che segnò profondamente la Venezia rinascimentale (si pensi a Pietro Lombardo e ai suoi figli). Sante Lombardo avrebbe fornito il progetto iniziale; la prosecuzione e il compimento del cantiere sarebbero spettati a Giannantonio Chiona, che avrebbe portato l'edificio a termine negli anni Settanta del Cinquecento. Queste attribuzioni e la ripartizione esatta dei ruoli tra i due uomini restano da confermare nel dettaglio, ma la tradizione storiografica registra proprio questa successione. La chiesa presenta una facciata sobria ed equilibrata, ordinata secondo il vocabolario classico del Rinascimento veneziano, e una pianta a navata unica ben adatta alla celebrazione del rito orientale.

Accanto alla chiesa si erge un campanile noto per la sua pronunciata inclinazione, opera attribuita a Bernardo Ongarin (talvolta trascritto Ongarino) alla fine del Cinquecento. Questo campanile pendente, la cui pendenza è dovuta alla notoria instabilità dei terreni della laguna, è diventato uno dei riferimenti pittoreschi del quartiere di Castello, sagoma familiare che si scorge dai rii circostanti. La sua inclinazione non ha nulla di una scelta estetica: testimonia le difficoltà ricorrenti che pone la costruzione su palafitte in un sottosuolo cedevole e imbevuto d'acqua, difficoltà di cui anche altri campanili veneziani portano il segno.

È all'interno che si dispiega pienamente la specificità dell'edificio. Conformemente alla tradizione ortodossa, il santuario è separato dallo spazio dei fedeli da un'iconostasi, quella parete di immagini che, nel culto bizantino, segna la soglia tra il mondo visibile e il mistero celebrato all'altare. L'iconostasi di San Giorgio dei Greci è ornata di icone di stile bizantino e post-bizantino, disposte secondo l'ordinamento liturgico tradizionale — il Cristo, la Vergine, san Giovanni Battista, le feste, gli apostoli. Questa presenza, all'interno di un'architettura rinascimentale, produce un contrasto sorprendente: il fondo d'oro, la frontalità ieratica e la stilizzazione delle figure bizantine rispondono, senza confondersi, al linguaggio di proporzioni e di chiarezza dell'involucro italiano. L'insieme decorativo comprende anche dipinti e ornamenti eseguiti nel corso dei secoli per la comunità, in uno spazio in cui l'oro e la luce soffusa creano un'atmosfera di raccoglimento propria del culto orientale. La cupola e l'abside recano, secondo l'uso, un programma di immagini (il Cristo Pantocratore che domina tradizionalmente la volta) che sarebbe opportuno descrivere con precisione in base ai rilievi esistenti.

La scuola cretese, Damaskinos e il Museo delle Icone

Le icone di San Giorgio dei Greci e, più in generale, quelle conservate a Venezia si ricollegano in gran parte alla scuola cretese, focolaio maggiore della pittura post-bizantina. Creta, possedimento veneziano dal XIII secolo e fino al 1669, fu nel Quattro e Cinquecento uno straordinario crogiolo artistico: i pittori di icone di Candia (oggi Iraklion) vi perpetuavano la tradizione bizantina aprendosi al tempo stesso, in misura variabile, agli apporti della pittura occidentale — prospettiva, modellato, motivi mutuati dall'incisione italiana. Da questa bottega collettiva è uscita un'intera generazione di maestri, il più celebre dei quali agli occhi della storia dell'arte occidentale, Domínikos Theotokópoulos, sarebbe diventato in Spagna il Greco.

Tra le figure maggiori di questa pittura cretese attiva a Venezia si ricorda Michele Damaskinos (Michaíl Damaskinós, 1530/1535 circa – 1592/1593 circa), considerato uno dei più grandi maestri post-bizantini del suo tempo. Formatosi nella tradizione cretese, soggiornò a Venezia, dove la comunità greca e le sue istituzioni offrivano sbocchi e commissioni, e la sua maniera illustra in modo esemplare quel punto di equilibrio tra la fedeltà al canone bizantino e l'assimilazione di soluzioni veneziane. Diverse icone attribuite a Damaskinos sono associate al patrimonio di San Giorgio dei Greci e dell'istituzione greca di Venezia; la parte esatta della sua mano, qui come spesso nella pittura di icone, va tuttavia valutata con prudenza, poiché la bottega e le repliche rendono le attribuzioni delicate.

Questo patrimonio trova il suo prolungamento nel Museo delle Icone dell'Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia (Istituto Ellenico), stabilito negli edifici che fiancheggiano la chiesa, attorno all'antica Scuola. L'Istituto, erede delle istituzioni storiche della comunità greca, conserva quella che viene generalmente presentata come la più ricca collezione di icone post-bizantine conservata in Occidente: un insieme di opere cretesi e veneto-cretesi che documenta magnificamente quest'arte di passaggio tra Bisanzio e l'Europa latina. Visitare la chiesa e il museo significa dunque ripercorrere un unico racconto: quello di una comunità che, esule dopo il 1453, seppe mantenere viva la propria fede e il proprio linguaggio di immagini nel cuore di una delle più grandi città del Rinascimento — e fare di questo angolo di Castello un ponte duraturo tra l'Oriente cristiano e l'Occidente.

Cosa vedere assolutamente

  • L'iconostasi bizantina e le sue icone di stile post-bizantino, soglia di immagini tra la navata e il santuario secondo il rito ortodosso.
  • Le icone della scuola cretese (XV-XVI sec.), alcune associate a Michele Damaskinos, dove dialogano il canone bizantino e gli apporti veneziani.
  • Il campanile pendente di Bernardo Ongarin (fine XVI sec.), sagoma emblematica del quartiere dei Greci.
  • La facciata rinascimentale attribuita a Sante Lombardo, contrasto sorprendente con il contenuto liturgico orientale.
  • Il Museo delle Icone dell'Istituto Ellenico, adiacente alla chiesa: una delle più ricche collezioni di icone post-bizantine d'Occidente.

Informazioni pratiche

Chiesa situata nel sestiere di Castello, in riva al rio dei Greci, a breve distanza dalla Riva degli Schiavoni e da San Zaccaria. L'edificio è un luogo di culto ortodosso attivo (sede dell'arcivescovado ortodosso d'Italia e di Malta): la visita si svolge nel rispetto degli uffici e del raccoglimento. Il Museo delle Icone dell'Istituto Ellenico si trova immediatamente accanto e si visita separatamente. Orari, giorni di apertura e tariffe sono da verificare presso l'Istituto Ellenico e la parrocchia prima di ogni visita; non vengono riportati qui per non indurre in errore.

Quiz

  1. Perché una comunità greca ortodossa si stabilisce massicciamente a Venezia nel XV secolo?
  • a) In seguito alla caduta di Costantinopoli nel 1453
  • b) Per fuggire un'eruzione dell'Etna
  • c) Su invito del papa per riunificare le Chiese
  1. Che cosa caratterizza l'interno di San Giorgio dei Greci?
  • a) Un'iconostasi bizantina in un'architettura rinascimentale
  • b) Affreschi barocchi del Tiepolo
  • c) Una decorazione interamente gotica
  1. A quale scuola di pittura è legato il maestro Michele Damaskinos?
  • a) La scuola cretese post-bizantina
  • b) La scuola di Fontainebleau
  • c) I preraffaelliti inglesi