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Santo Stefano

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Santo Stefano

Uno scrigno gotico sul campo Santo Stefano

Nel cuore del sestiere di San Marco, la chiesa di Santo Stefano innalza la sua mole di mattoni in fondo all'ampio campo omonimo, una delle piazze più animate di Venezia, a metà strada tra Piazza San Marco e il ponte dell'Accademia. Affidata all'ordine degli Eremitani di Sant'Agostino, l'attuale chiesa conventuale è il frutto di una lunga campagna costruttiva condotta principalmente nel XIV e nel XV secolo, su un sito occupato ancor prima da un primo insediamento agostiniano. Il risultato è uno dei grandi testimoni del gotico veneziano: un'architettura di ordine mendicante, ampia e spoglia nei suoi volumi, ma impreziosita da una decorazione scolpita di grande finezza là dove lo sguardo si posa.

L'edificio — occorre insistervi — appartiene interamente al linguaggio gotico, ed è questo scrigno medievale che accoglierà più tardi un contenuto rinascimentale. La sua facciata di mattoni, sobria, è aperta da un portale che costituisce uno dei gioielli della scultura tardogotica veneziana. Questo portale, riccamente ornato di crochet, di pinnacoli e di figure, sarebbe tradizionalmente attribuito a Bartolomeo Bon (il Vecchio), maestro scalpellino attivo a Venezia nella prima metà del Quattrocento, associato anche ad altri cantieri prestigiosi della città. La rigogliosa decorazione vegetale, la finezza dei baldacchini e l'eleganza della Madonna col Bambino che corona l'insieme ne fanno un pezzo di bravura del «gotico fiorito» lagunare, sul quale l'attribuzione a Bon, per quanto solidamente tramandata, meriterebbe conferma nel dettaglio.

All'interno, la sorpresa è totale e costituisce la celebrità del luogo: la navata, separata dalle navate laterali da alte colonne, è coperta da uno straordinario soffitto in legno detto «a carena di nave rovesciata» (soffitto a carena di nave). Questa struttura lignea a cassettoni, la cui forma evoca lo scafo capovolto di un vascello, corre da un capo all'altro della navata centrale in una volta a botte acuta, sottolineata da tiranti e da dossali dipinti. È un capolavoro di carpenteria medievale, uno dei più belli e completi conservati a Venezia, dove il saper fare dei maestri d'ascia — l'Arsenale non è lontano — sembra essersi trasposto nell'architettura sacra. Questo soffitto, da solo, giustifica la visita: trasforma la navata in una immensa «nave» nel senso marinaresco del termine, in una città che deve tutto al mare.

All'esterno, si noterà infine il campanile, celebre per la sua inclinazione visibile: la torre pende nettamente, formando una delle torri oblique più notevoli della laguna, accanto ad alcuni altri campanili inclinati della città. L'insieme — mattoni, portale scolpito, struttura lignea e torre pendente — allestisce lo scenario gotico entro cui si dispiegherà, nei secoli successivi, un notevole insieme di opere del Rinascimento e dell'età manierista.

I tre Tintoretto della sacrestia e i sepolcri rinascimentali

Se Santo Stefano appartiene al corpus del Rinascimento, lo è anzitutto per il suo contenuto pittorico. La sacrestia conserva tre grandi tele di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto (1518-1594), uno dei giganti della pittura veneziana del Cinquecento. Queste tre composizioni formano un ciclo incentrato sulla Passione e sull'eucaristia: un'Ultima Cena, una Lavanda dei piedi e un'Orazione nell'orto (o «Preghiera nell'orto degli Ulivi»). Vi si ritrova la maniera potente del maestro: messe in scena dall'alto, scorci arditi, illuminazioni contrastate che strappano le figure alla penombra e conferiscono alle scene un'intensità drammatica tipicamente manierista. L'Ultima Cena, in particolare, permette di apprezzare il modo in cui il Tintoretto dinamizza un soggetto mille volte trattato, decentrando la tavola e moltiplicando le diagonali — una concezione che si ritrova, spinta ancora più in là, nei suoi grandi cicli di San Rocco e di San Giorgio Maggiore. L'attribuzione di queste tele al maestro stesso, anziché alla sua bottega per alcune parti, così come la loro datazione precisa, restano punti che la storiografia continua a discutere e che conviene verificare.

Attorno a questi capolavori, la chiesa custodisce diversi altri dipinti e un insieme di monumenti funebri che coprono la fine del Medioevo, il Rinascimento e l'età barocca. Il pavimento e le pareti della navata, così come le cappelle, conservano lastre e sepolcri di umanisti, di patrizi e di dignitari veneziani, alcuni dei quali ornati di sculture e di ritratti scolpiti che appartengono al vocabolario rinascimentale — lesene, ghirlande, giacenti ed effigi all'antica. Tra le personalità legate al luogo, si cita volentieri il doge Francesco Morosini, figura della fine del XVII secolo, la cui memoria è associata alla chiesa; si avrà cura, qui come altrove, di distinguere ciò che appartiene alla testimonianza rinascimentale da ciò che appartiene ai secoli barocco e successivi, e di confermare l'ubicazione e l'attribuzione di ciascun monumento.

Santo Stefano possiede inoltre una dimensione musicale di primo piano. Il compositore e organista Giovanni Gabrieli (1554/1557 circa-1612), una delle grandi figure della scuola veneziana, maestro della policoralità di San Marco e docente di una generazione di musicisti europei, vi sarebbe sepolto. Questa sepoltura, se confermata, radica la chiesa nella storia della musica del tardo Rinascimento e del primo barocco, in un'epoca in cui Venezia splendeva tanto per la sua pittura quanto per la sua musica sacra.

Un'ultima parola su ciò che va escluso dal perimetro rinascimentale. La chiesa conserva anche sculture di Antonio Canova (1757-1822), maestro del neoclassicismo: queste opere, per quanto di grandissimo interesse, sono ampiamente posteriori — fine del XVIII e XIX secolo — e non appartengono al campo Rinascimento/manierismo che qui ci occupa. Importa non confonderle con i monumenti più antichi: la presenza di Canova testimonia la vitalità continua del luogo come pantheon veneziano, ma appartiene a tutt'altra epoca. Allo stesso modo, si terrà presente che l'edificio stesso è gotico: a Santo Stefano il Rinascimento non è nelle mura, ma in ciò che esse custodiscono.

Leggere la chiesa come un palinsesto veneziano

La forza di Santo Stefano risiede in questa sovrapposizione di epoche, che occorre imparare a leggere. L'ossatura — pianta di chiesa mendicante, struttura a carena, portale fiorito — è quella di un Quattrocento gotico fedele alle tradizioni della laguna. La decorazione mobile — i Tintoretto della sacrestia, i sepolcri ornati — introduce il Rinascimento e il suo prolungamento manierista. Le aggiunte posteriori — Canova, memorie barocche — ricordano che la chiesa non ha mai cessato di vivere e di ricevere opere. Comprendere il luogo significa districare questi strati senza confonderli.

Questa lettura stratificata fa di Santo Stefano un eccellente caso di studio per cogliere la maniera veneziana: a Venezia il Rinascimento non spazza via il gotico, vi si annida. Là dove Firenze rompe francamente con il Medioevo, Venezia sovrappone, accumula e conserva, in una continuità dove il nuovo coabita con l'antico. Il visitatore attento passerà così dal portale scolpito al grande soffitto ligneo, poi si dirigerà verso la sacrestia per meditare davanti alle tre tele del Tintoretto, prima di percorrere la navata alla ricerca dei sepolcri — lasciando da parte, mentalmente, i marmi neoclassici che appartengono a un altro capitolo. Situata a pochi passi dall'Accademia e dalle sue collezioni, la chiesa prolunga idealmente una passeggiata dedicata alla pittura veneziana, offrendo i Tintoretto nella loro cornice d'origine anziché al museo.

Cosa vedere assolutamente

  • Il soffitto a carena di nave rovesciata (soffitto a carena di nave): capolavoro di carpenteria lignea che copre l'intera navata, la grande curiosità del luogo.
  • Il portale gotico fiorito, attribuito a Bartolomeo Bon, con la sua rigogliosa decorazione scolpita coronata da una Madonna col Bambino.
  • Le tre grandi tele del Tintoretto in sacrestia: l'Ultima Cena, la Lavanda dei piedi e l'Orazione nell'orto.
  • I monumenti funebri rinascimentali della navata e delle cappelle, da distinguere dalle aggiunte barocche e neoclassiche.
  • Il campanile pendente, uno dei campanili più visibilmente inclinati di Venezia, da osservare dal campo.

Informazioni pratiche

Chiesa situata nel sestiere di San Marco, in fondo al campo Santo Stefano (chiamato anche campo Francesco Morosini), tra Piazza San Marco e il ponte dell'Accademia; vaporetto più vicino: fermate Sant'Angelo (linea del Canal Grande) o Accademia. La sacrestia, che ospita i Tintoretto, è generalmente oggetto di un accesso museale distinto rispetto alla navata. Non essendo noti con certezza orari, tariffe e condizioni d'accesso, si rimanda alle informazioni ufficiali della rete delle chiese di Venezia (Chorus) prima della visita.

Quiz

  1. Come si chiama il celebre soffitto ligneo della navata di Santo Stefano?
  • A volta a botte in pietra
  • A carena di nave rovesciata
  • A cassettoni dorati
  1. Quale pittore del Cinquecento ha lasciato tre grandi tele nella sacrestia?
  • Tiziano
  • Veronese
  • Il Tintoretto
  1. A quale stile appartiene l'edificio stesso (mura, struttura lignea, portale)?
  • Gotico
  • Barocco
  • Neoclassico