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Rinascimento italiano

Pienza, la città ideale di Pio II

Pienza

Pienza, la città ideale di Pio II

Nel sud della Toscana, tra le colline argillose della Val d'Orcia, un minuscolo borgo porta il nome di un papa. Pienza non è una città nata dal caso dei secoli: è un progetto, quasi un quadro abitato, la traduzione in pietra di un'idea. In pochi anni, attorno al 1460, il villaggio medievale di Corsignano divenne il primo esperimento costruito della «città ideale» che gli umanisti sognavano sulla carta. Il cuore di questa esperienza sta in un'unica piazza, Piazza Pio II, dove quattro edifici si rispondono con una precisione che non ha lasciato nulla al caso.

Corsignano, il villaggio natale, e il sogno di Pio II

Enea Silvio Piccolomini nacque nel 1405 a Corsignano, in una famiglia nobile ma nullatenente della campagna senese. Umanista, poeta, diplomatico e viaggiatore instancabile, divenne una delle menti più brillanti del suo tempo prima di essere eletto papa nel 1458 con il nome di Pio II. Diventato sommo pontefice, non dimenticò il povero villaggio che l'aveva visto nascere. Decise di costruirvi una residenza degna del suo rango e, più ancora, di trasformare interamente il borgo in una città nuova che avrebbe portato il suo nome: Pienza, la città di Pio.

L'impresa va oltre la semplice commissione di un mecenate facoltoso. Pio II era un letterato nutrito dei testi antichi e dei dibattiti del suo secolo sull'architettura e sulla città. La sua stessa corrispondenza e i suoi Commentarii — racconto autobiografico di un papa, caso raro nella storia — descrivono con fierezza il cantiere da lui fatto avviare. Vi si avverte l'ambizione di un uomo che voleva offrire alla sua regione un modello compiuto, e a se stesso un monumento. I lavori, condotti a tamburo battente, si concentrarono per lo più tra il 1459 e il 1462.

Rossellino e la piazza trapezoidale

Per dare corpo a questo disegno, Pio II si rivolse all'architetto e scultore fiorentino Bernardo Rossellino, formatosi nel solco delle idee di Leon Battista Alberti, del quale sarebbe stato vicino. È a Rossellino che si deve il piano d'insieme della piazza e la concezione dei suoi edifici principali.

Il tratto di genio della composizione sta nella sua geometria. Piazza Pio II non è un rettangolo ordinario: assume una forma trapezoidale, più stretta sul lato del Duomo e che si allarga verso lo spazio urbano. Questa scelta, lungi dall'essere un difetto d'impianto, sembra essere stata pensata per ampliare visivamente la prospettiva e valorizzare la facciata della cattedrale. La pavimentazione stessa disegna una rete di linee che struttura il suolo come farebbe il tracciato di un pittore. Al centro, leggermente decentrato, un elegante pozzo dovuto a Rossellino serve sia da uso pratico sia da riferimento plastico, con le sue colonne e il suo coronamento. Tutto, qui, sembra regolato per comporre un quadro in cui l'occhio circola da un edificio all'altro.

Il Duomo, «domus vitrea»

In fondo alla piazza si erge la cattedrale, la cui facciata rinascimentale in pietra chiara, scandita da lesene e coronata dallo stemma Piccolomini, mostra una regolarità del tutto classica. Ma la vera singolarità del Duomo si scopre all'interno.

Pio II, che aveva viaggiato molto, avrebbe voluto una chiesa inondata di luce, sul modello delle Hallenkirchen, quelle chiese-sala dell'Europa centrale e germanica le cui navate si elevano a un'altezza pressoché uguale. Ne risulta un'aula luminosa, dalle grandi finestre, che lo stesso papa avrebbe definito domus vitrea, «casa di vetro». Questa chiarezza, rara nelle chiese italiane dell'epoca, dona allo spazio un'elevazione aerea. Il papa avrebbe peraltro lasciato disposizioni severe affinché nulla oscurasse mai quelle finestre né alterasse l'edificio. Una fragilità resta tuttavia iscritta nel luogo: costruita ai margini dell'altopiano, su terreni cedevoli, la cattedrale ha sofferto fin da subito di cedimenti dal lato dell'abside, tuttora visibili.

Il Palazzo Piccolomini e il suo giardino pensile

A destra del Duomo si eleva il Palazzo Piccolomini, residenza privata del papa e della sua famiglia, anch'esso concepito da Rossellino. La sua facciata si ispira apertamente al Palazzo Rucellai di Firenze, capolavoro albertiano: stessi ordini sovrapposti a lesene, stessa griglia regolare di finestre che traduce in volume l'ideale di armonia del Rinascimento.

L'interno si organizza attorno a un cortile porticato, ma la trovata più poetica si nasconde sul retro. Il palazzo si apre, verso valle, su una loggia sovrapposta su più livelli e su un giardino pensile disegnato all'italiana. Da lì, lo sguardo si tuffa sulla Val d'Orcia e, in lontananza, sul monte Amiata. Questa messa in scena del paesaggio, in cui l'architettura inquadra deliberatamente la natura come un quadro, è tra le invenzioni più moderne dell'insieme: il palazzo non volta le spalle alla campagna, ne fa il prolungamento delle proprie sale.

L'insieme come manifesto della città ideale

Ciò che fa di Pienza un caso unico è la coerenza della sua piazza. Attorno a Piazza Pio II, ogni edificio svolge un ruolo e dialoga con gli altri. Di fronte al Duomo e a fianco della residenza pontificia, il Palazzo Comunale, sede del potere civile, innalza la sua loggia e la sua torre. Dall'altro lato si eleva il Palazzo Borgia (o Palazzo Vescovile), che Pio II avrebbe attribuito al cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI.

Riuniti così, la Chiesa (la cattedrale), il principe (il palazzo Piccolomini), la città (il palazzo comunale) e la sede vescovile compongono, su un unico spazio, un'immagine ordinata della società ideale come la concepivano gli umanisti. Pienza materializza ciò che i trattati e i celebri pannelli dipinti della «città ideale» mostravano solo in prospettiva: una città pensata con un unico gesto, in cui l'urbanistica diventa espressione di un pensiero. È a questo titolo che l'UNESCO ha iscritto il centro storico della città di Pienza nella lista del patrimonio mondiale nel 1996, riconoscendovi l'applicazione dei principi dell'urbanistica umanistica del Rinascimento e il primo esempio concreto di questa utopia costruita.

Cosa vedere assolutamente

  • Piazza Pio II nella sua interezza: prendetevi il tempo di coglierne la forma trapezoidale e di circolare tra i quattro edifici per capire come si rispondono tra loro.
  • Il pozzo di Rossellino, piccolo capolavoro che funge da firma della piazza.
  • La facciata e l'interno luminoso del Duomo, la sua navata a chiesa-sala e i cedimenti visibili sul lato dell'abside.
  • Il Palazzo Piccolomini, il suo cortile porticato e soprattutto la sua loggia posteriore aperta sul giardino pensile e sul panorama della Val d'Orcia.
  • Il punto panoramico sulla Val d'Orcia dal retro del palazzo e dalle mura: uno dei più bei panorami della Toscana.
  • Le viuzze dal nome galante (come la celebre via dell'Amore), testimoni dell'urbanistica secondaria innestata sul nucleo monumentale.

Informazioni pratiche

Pienza si trova nella provincia di Siena, nel cuore della Val d'Orcia, a distanza ragionevole da Montepulciano e da Montalcino. Piazza Pio II e gli esterni si visitano liberamente in ogni stagione; l'insieme si percorre a piedi in poche ore.

Il Duomo è un luogo di culto; l'accesso alla cattedrale può essere soggetto agli orari delle funzioni. Il Palazzo Piccolomini si visita generalmente nell'ambito di percorsi guidati che danno accesso al cortile, agli appartamenti e al giardino pensile, con orari e giorni di chiusura che variano secondo la stagione: è prudente verificare le condizioni di apertura prima di recarvisi. Essendo il centro storico vincolato e fragile, conviene percorrerlo con rispetto.

Quiz

1. Con quale nome papa Enea Silvio Piccolomini fece ricostruire il suo villaggio natale di Corsignano?

  • Siena
  • Pienza
  • Montepulciano

2. Quale architetto fiorentino progettò la piazza e i suoi edifici principali per Pio II?

  • Bernardo Rossellino
  • Filippo Brunelleschi
  • Donato Bramante

3. Quale soprannome avrebbe dato Pio II alla sua cattedrale inondata di luce?

  • Domus aurea (casa d'oro)
  • Domus vitrea (casa di vetro)
  • Domus dei (casa di Dio)