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Rinascimento italiano

Palazzo Farnese (Piacenza)

Plaisance

Palazzo Farnese (Piacenza)

A nord di Piacenza, là dove la città guarda il Po, si erge una mole di mattoni e di pietra che sembra esitare tra la fortezza e il palazzo di rappresentanza. Il Palazzo Farnese porta nella sua stessa sagoma il segno di un'ambizione smisurata che la storia non ha lasciato compiere. Concepito come residenza principesca di una dinastia nuova — i Farnese, da poco elevati a duchi di Parma e Piacenza —, doveva proclamare con la sola architettura la legittimità di un potere ancora fragile. Iniziato nel 1558, innalzato sulle sostruzioni di una cittadella medievale, proseguito sui disegni di uno dei più grandi architetti del tardo Rinascimento, rimase tuttavia, in gran parte, un cantiere interrotto. È proprio da questa incompiutezza, paradossalmente, che esso trae oggi parte della sua forza: il visitatore vi legge a cielo aperto gli strati di un progetto, lo scarto tra il sogno dinastico e la pietra effettivamente posata. Il palazzo ospita oggi i Musei Civici, che ne fanno uno dei grandi centri patrimoniali dell'Emilia-Romagna.

I Farnese e Piacenza

Per comprendere l'edificio, bisogna risalire alla casa Farnese, quella famiglia dell'aristocrazia romana che il pontificato di Paolo III proiettò in primo piano. Nel 1545 il papa avrebbe staccato dallo Stato della Chiesa i territori di Parma e Piacenza per formarne un ducato affidato al figlio Pier Luigi Farnese. La fondazione fu brutale: Pier Luigi perì assassinato a Piacenza già nel 1547, e la città, a lungo diffidente verso i suoi nuovi signori, conservò una reputazione di città riottosa. È in questo clima ancora incerto che si inscrive la volontà di edificarvi una residenza all'altezza del titolo ducale. Il duca Ottavio Farnese e la moglie Margherita d'Austria — figlia naturale dell'imperatore Carlo V, donna di prestigio immenso che governò più tardi i Paesi Bassi — avrebbero sostenuto l'impresa. Il palazzo doveva dire, in linguaggio di pietra, che i Farnese erano lì per durare, e che Piacenza, seconda capitale del ducato, meritava un monumento degno delle corti italiane.

Il progetto del Vignola

La progettazione del palazzo sarebbe stata affidata a Jacopo Barozzi da Vignola, detto il Vignola, uno dei maggiori teorici del suo secolo, autore del celebre trattato sui cinque ordini e architetto legato da lungo tempo alle committenze farnesiane — a lui si devono in particolare, nell'orbita della famiglia, cantieri di grande audacia spaziale. Il suo progetto per Piacenza era grandioso: un vasto quadrilatero organizzato attorno a una corte, una facciata ritmata da ordini sovrapposti, uno scalone d'onore, e soprattutto la sapiente integrazione del palazzo nuovo con le opere difensive preesistenti. L'architettura vi sposava il rigore classico — lesene, cornici, ordinanza misurata — alla funzione rappresentativa di una corte principesca. Vi si riconosce lo spirito del tardo Rinascimento, quello di una generazione che eredita da Bramante e da Michelangelo e cerca di disciplinare la magnificenza con la regola. Il disegno del Vignola, anche se parzialmente realizzato, basta a collocare Piacenza sulla carta dell'architettura colta del suo tempo.

Il palazzo incompiuto

La storia del Palazzo Farnese è quella di un'ambizione raggiunta dalle contingenze. Il cantiere, aperto nel 1558, avanzò per campagne irregolari, rallentato dalle difficoltà finanziarie, dalle priorità mutevoli della corte e dalle vicissitudini politiche del ducato. L'ala monumentale prevista dal progetto non fu mai portata a termine; solo una parte dell'insieme immaginato sorse dal suolo. Questa interruzione fa del palazzo un documento raro: vi si vede, quasi a nudo, la logica di un piano che non è stato ricoperto dai rimaneggiamenti dei secoli successivi. Il corpo realizzato, con le sue vaste sale e la sua articolazione con la cittadella, conserva la potenza di un'architettura di fortezza abitata. Lungi dal diminuire l'edificio, l'incompiutezza lo trasforma in una pietra miliare: esso testimonia il momento in cui l'ideale architettonico del Rinascimento incontrava i limiti assai concreti del potere che pretendeva di incarnarlo.

I Musei Civici (Tondo Botticelli, fegato etrusco)

Divenuto proprietà pubblica, il palazzo accoglie oggi i Musei Civici, le cui collezioni fanno convergere in un medesimo luogo diversi strati della storia dell'arte e dell'antichità. Il pezzo più famoso è senza dubbio il Tondo Botticelli, una Madonna col Bambino attribuita al maestro fiorentino o alla sua bottega, gioiello di tondo che la pittura del primo Rinascimento ha portato a un raro grado di grazia. Il museo conserva anche il celebre Fegato etrusco di Piacenza: un modello di fegato in bronzo, coperto di iscrizioni, che serviva verosimilmente da supporto alla divinazione aruspicina e costituisce uno dei documenti più preziosi per la conoscenza della religione etrusca. A questi pezzi si aggiungono una pinacoteca, collezioni di oggetti, di armi, e un notevole insieme di carrozze di rappresentanza. Il palazzo rinascimentale diventa così lo scrigno di una memoria che oltrepassa ampiamente il solo XVI secolo.

Strati da distinguere

Tre età si sovrappongono su questo sito, che bisogna accuratamente districare. C'è dapprima la cittadella medievale, l'opera difensiva Visconti-Sforza su cui il palazzo fu innestato: questa base fortificata è anteriore ai Farnese e non ha nulla di rinascimentale. C'è poi il palazzo ducale propriamente detto, concepito dal 1558 sui disegni del Vignola: è lo strato propriamente rinascimentale, quello che ci interessa in primo luogo. C'è infine gli allestimenti e le decorazioni posteriori, in cui l'estetica barocca ha potuto segnare certi spazi nel corso dei secoli. Confondere questi strati equivarrebbe ad attribuire al Rinascimento ciò che appartiene alla fortezza medievale o al gusto barocco. Il Palazzo Farnese vale precisamente come luogo in cui si impara a leggere questi tempi distinti iscritti in una medesima cinta.

Portata

Il Palazzo Farnese di Piacenza occupa un posto singolare nella storia dell'architettura principesca del XVI secolo. Opera di un maestro teorico, commissionato da una dinastia attenta alla legittimità, esso illustra il modo in cui il Rinascimento italiano mise l'architettura al servizio del potere. La sua incompiutezza ne fa un caso esemplare: rari sono i grandi palazzi che espongono così chiaramente lo scarto tra l'ideale progettato e la realtà costruita. Ospitando oggi collezioni che vanno dall'antichità etrusca alla pittura fiorentina, esso prolunga, sotto un'altra forma, la sua vocazione prima di centro di prestigio e di memoria.

Cosa vedere assolutamente

  • La mole esterna del palazzo, dove l'ordinanza sapiente del Vignola si legge ancora sulle parti edificate.
  • L'articolazione tra il corpo del palazzo e la cittadella preesistente, testimone dell'innesto sull'opera medievale.
  • Il Tondo Botticelli, Madonna col Bambino, pezzo maestro della pinacoteca.
  • Il Fegato etrusco di Piacenza, fegato etrusco in bronzo iscritto, documento maggiore della divinazione antica.
  • La collezione di carrozze di rappresentanza, che prolungano il fasto ducale.
  • Le vaste sale interne, dove la scala del progetto rinascimentale resta percepibile malgrado l'incompiutezza.

Informazioni pratiche

Il palazzo ospita i Musei Civici di Piacenza e si può visitare. Poiché gli orari e le tariffe sono soggetti a variare secondo le stagioni e le mostre, è prudente verificare queste informazioni presso le fonti ufficiali della città prima di ogni spostamento. L'edificio si trova a nord del centro storico, a distanza pedonale dai principali monumenti di Piacenza.

Quiz

Per quale progetto architettonico fu iniziato il Palazzo Farnese nel 1558 ? Un palazzo ducale per i Farnese, su progetto del Vignola.

Perché il palazzo presenta un carattere incompiuto ? L'ala monumentale prevista non fu mai terminata, essendo stato il cantiere interrotto.

Quale pezzo antico maggiore conservano i Musei Civici ? Il Fegato etrusco, fegato etrusco in bronzo coperto di iscrizioni.