Nel cuore del tessuto medievale di Vicenza, in contrà Porti, si apre una facciata la cui misura impone subito il silenzio: due ordini sovrapposti, ionico e poi corinzio, posati su un pianterreno nettamente scandito. Il Palazzo Barbaran da Porto occupa un posto singolare nell'opera di Andrea Palladio (1508-1580), perché sarebbe, di tutti i palazzi urbani che l'architetto disegnò per la sua città, l'unico che egli poté vedere costruito e interamente compiuto in vita. Là dove il Chiericati rimase a lungo incompiuto e il Thiene restò parziale, il cantiere commissionato dal nobile Montano Barbarano poté essere condotto a termine, offrendo ai posteri un manifesto completo dell'arte palladiana del palazzo: facciata sapiente, atrio a colonne, cortile ritmato, sale ornate di stucchi e di affreschi. Oggi sede del Museo Palladio e del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio (CISA), l'edificio non ha perso nulla della sua natura prima: un palazzo divenuto casa dello studio palladiano resta, nelle sue mura e nei suoi volumi, un palazzo del Rinascimento.
Palladio a Vicenza
Vicenza è la città di Palladio come Firenze è quella del Brunelleschi. È qui che l'antico scalpellino, formatosi sotto il patrocinio dell'umanista Gian Giorgio Trissino, che gli avrebbe dato il suo nome d'architetto, trasformò una città della Terraferma veneta in laboratorio dell'architettura classica. Attorno alla piazza dove innalzò la celebre Basilica — l'involucro a logge che cinge il vecchio palazzo comunale — si dispiega una costellazione di dimore patrizie: il Palazzo Chiericati, il Palazzo Thiene, il Palazzo Valmarana, ciascuno proponendo una risposta diversa al problema del palazzo urbano su lotti spesso angusti. Il Barbaran da Porto si inscrive in questa serie tarda, negli anni in cui l'architetto, all'apice della sua maestria e presto impegnato nei grandi cantieri veneziani, condensa mezzo secolo di ricerche. Il riconoscimento di questo insieme da parte dell'UNESCO, nel 1994, sotto la denominazione «Vicenza, città del Palladio, e le ville del Veneto», ha consacrato questa identità: un'intera città letta come il corpus costruito di un solo uomo e dei suoi continuatori.
Il Palazzo Barbaran da Porto: l'unico compiuto
Il cantiere si sarebbe aperto attorno al 1570 per Montano Barbarano, e l'edificio sarebbe stato sostanzialmente compiuto verso il 1575. Questa data colloca il palazzo dopo la pubblicazione, nel 1570, dei Quattro Libri dell'Architettura, il trattato in cui Palladio consegnò i propri disegni; il Barbaran appare così come una dimostrazione quasi contemporanea della teoria. La difficoltà dell'operazione risiedeva nel terreno: l'architetto dovette misurarsi con case preesistenti e un lotto irregolare, un vincolo che seppe rovesciare in virtù. Unificò proprietà distinte dietro un'unica facciata e regolò la profondità del corpo di fabbrica attorno a un atrio a colonne che conduce al cortile. Ciò che distingue radicalmente questo palazzo dagli altri tentativi vicentini non è soltanto la sua qualità, ma il suo compimento: poiché fu condotto a termine senza compromessi maggiori né interruzioni fatali, esso mostra, meglio di ogni altro in città, la totalità di un programma palladiano, dalla strada all'ultima sala dipinta.
La facciata e gli ordini
La facciata è una delle vette della grammatica palladiana del palazzo. Sovrappone due ordini completi su tutta la sua altezza: un ordine ionico al primo livello, un ordine corinzio al secondo, distribuiti in semicolonne che articolano le campate e incorniciano le finestre. Questo dispositivo di ordini impegnati, ereditato dall'esempio romano e meditato attraverso il Bramante, conferisce all'insieme una plasticità netta: la luce radente vi scolpisce aggetti e rientranze che animano il muro senza mai romperne la coerenza. Il pianterreno, trattato come uno zoccolo dell'edificio, fa da base a questa ascesa degli ordini e ospita il portale d'ingresso. Il ritmo delle campate, il cornicione che corona la composizione, la misura dei rapporti tra pieno e vuoto: tutto obbedisce a quella ricerca di armonia proporzionale che è la firma dell'architetto. Si ha qui, su una strada stretta che impedisce l'arretramento dello sguardo, uno dei fronti urbani più riccamente modellati che Palladio abbia concepito, come se avesse voluto compensare l'esiguità del punto di vista con la densità del rilievo.
Gli affreschi e gli stucchi
Varcata la soglia, il palazzo dispiega una decorazione interna alla misura del suo involucro. L'atrio a colonne, e poi le sale del piano nobile, avrebbero ricevuto un ampio programma di stucchi e di affreschi affidato a pittori attivi nell'orbita veronese e veneziana. Vi si legano tradizionalmente i nomi di Anselmo Canera, di Bernardino India e di Giovanni Battista Zelotti, quest'ultimo compagno di strada di Veronese e grande decoratore delle ville della Terraferma. Le volte e le pareti si sarebbero popolate di scene mitologiche e allegoriche, incorniciate da stucchi che prolungano l'architettura dipinta, secondo quell'alleanza del costruito e del fittizio cara al manierismo veneto tardo. Occorre leggere queste attribuzioni con la prudenza che si impone per insiemi spesso restaurati e variamente documentati; ma l'accordo delle fonti sull'alta qualità dell'ornamentazione conferma che Barbarano volle, per il suo palazzo, un interno degno della facciata. Architettura, scultura d'ornato e pittura vi concorrono a una medesima idea: quella di una dimora concepita come un tutto.
Il Museo Palladio (CISA)
Dalla seconda metà del Novecento, il palazzo ospita il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, istituzione dedicata allo studio e alla diffusione dell'opera dell'architetto, e il Museo Palladio a esso associato. Questa scelta ha un'evidenza: dove meglio onorare Palladio se non nell'unico palazzo vicentino che egli poté compiere? Il CISA vi conserva, studia ed espone disegni, modelli e documenti; organizza mostre e incontri che fanno dell'edificio un focolaio vivo della ricerca palladiana, frequentato da architetti e storici di tutto il mondo. Questa vocazione dotta non ha snaturato il luogo. Il visitatore vi prova al contrario una continuità rara: sale lo scalone, attraversa l'atrio e le sale dipinte non come una scenografia musealizzata, ma come gli spazi stessi che Palladio ha regolato. Il palazzo è così divenuto il proprio commento, la materia e l'oggetto dello studio coincidenti sotto uno stesso tetto.
Portata
Il Palazzo Barbaran da Porto riveste nella storia dell'architettura un valore di prova. Poiché fu l'unico palazzo urbano che Palladio poté portare interamente a compimento a Vicenza, esso permette di cogliere, senza la mediazione di un disegno o di una ricostruzione, ciò che per lui era l'idea completa del palazzo: l'accordo di una facciata a ordini sovrapposti, di una sequenza spaziale dall'atrio al cortile, e di una decorazione dipinta integrata all'architettura. Nella serie delle grandi dimore vicentine, esso funge da termine di paragone e di riferimento, illuminando con il suo compimento ciò che le altre hanno consegnato solo allo stato di frammento. Il suo riconoscimento nel patrimonio mondiale e il suo ruolo di sede del CISA gli conferiscono infine una portata che oltrepassa Vicenza: il classicismo palladiano, matrice di un linguaggio architettonico che si diffuse fino in Inghilterra e in America, trova qui uno dei suoi documenti più puri.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata a due ordini, ionico sormontato da corinzio, e il gioco del rilievo delle semicolonne sulla strada stretta.
- L'atrio a colonne che articola l'ingresso e conduce verso il cortile interno.
- Le sale del piano nobile e la loro decorazione ad affreschi attribuiti a Canera, India e Zelotti.
- Gli stucchi che incorniciano le pitture e prolungano l'architettura nella decorazione.
- Il cortile interno, dove si legge il modo in cui Palladio ha unificato proprietà preesistenti.
- Le collezioni del Museo Palladio / CISA: disegni, modelli e documenti sull'opera dell'architetto.
Informazioni pratiche
Il palazzo si trova nel cuore della città vecchia di Vicenza, a breve distanza dalla Basilica palladiana e dal Teatro Olimpico, nel perimetro del centro storico tutelato dall'UNESCO. Ospita la sede del CISA Andrea Palladio e il Museo Palladio, la cui apertura può seguire il calendario delle mostre temporanee. Poiché orari, tariffe e condizioni di accesso possono variare, in particolare a seconda della programmazione, è prudente verificare queste informazioni presso l'istituzione prima di ogni visita. La strada stretta che costeggia la facciata ne rende difficile l'arretramento dello sguardo: conviene prendersi il tempo di osservarne il rilievo da vicino.
Quiz
In che cosa il Palazzo Barbaran da Porto è unico nell'opera vicentina di Palladio ? Sarebbe l'unico palazzo urbano che l'architetto poté vedere costruito e interamente compiuto nella sua città.
Quali ordini si sovrappongono sulla facciata ? Un ordine ionico al primo livello, sormontato da un ordine corinzio al secondo, su un pianterreno che fa da zoccolo.
Quale istituzione ospita oggi il palazzo ? Il Museo Palladio e il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio (CISA).

