Nel rione Pigna, a pochi passi dal Corso Vittorio Emanuele II e dalla chiesa del Gesù, il Palazzo Vidoni-Caffarelli è una delle testimonianze più istruttive del modo in cui il linguaggio del pieno Rinascimento romano si fissò, intorno al 1515-1520, in un modello di palazzo destinato a un'immensa fortuna. La sua facciata scandita da semicolonne addossate traduce su un edificio reale una lezione di architettura antica filtrata dal Bramante e da Raffaello. Edificio oggi defilato, in parte celato dai rimaneggiamenti e dal fitto tessuto urbano che lo circonda, resta comunque un tassello essenziale per capire la nascita del palazzo « classico » del Cinquecento.
Un palazzo del cerchio di Raffaello
La costruzione del palazzo si colloca di norma negli anni Dieci del Cinquecento, intorno al 1515-1520, per la famiglia Caffarelli, allora ben radicata nella Roma pontificia. L'attribuzione del progetto a Raffaello è antica e ampiamente accolta dalla critica, ma va formulata con cautela: Raffaello, assorbito dal cantiere di San Pietro, dalle Logge e dalle Stanze Vaticane e da una moltitudine di commissioni, avrebbe fornito il disegno, la cui esecuzione sarebbe spettata a un collaboratore della sua bottega. Il nome di Lorenzetto (Lorenzo Lotti), scultore e architetto vicino a Raffaello, ricorre con regolarità per questa realizzazione, senza che la parte rispettiva dei due artisti possa essere stabilita con certezza. Meglio dunque non pronunciare sentenze definitive: la documentazione d'archivio è lacunosa, e la storia dell'attribuzione è mutata nel corso dei restauri e delle riletture erudite.
Questa incertezza non è un dettaglio marginale. Essa illustra il funzionamento delle grandi botteghe romane del primo Cinquecento, dove il « maestro » dà l'idea e l'impianto generale mentre assistenti qualificati ne curano la traduzione in pietra. Il Palazzo Vidoni-Caffarelli appartiene in pieno a questa cultura del cantiere collettivo, in cui il confine tra invenzione ed esecuzione resta poroso.
La facciata derivata dal Palazzo Caprini del Bramante
L'interesse maggiore dell'edificio sta nella sua facciata, almeno nella parte antica. Essa riprende lo schema inventato dal Bramante per il Palazzo Caprini, celebre dimora oggi scomparsa, che Raffaello acquistò e abitò, da cui il soprannome di « casa di Raffaello ». Questo modello bramantesco sovrappone due registri nettamente distinti: un pianterreno trattato come robusto basamento a bugnato, che evoca uno zoccolo rustico, e un piano nobile scandito da semicolonne addossate, riunite a coppie, che incorniciano finestre sormontate da timpani.
Questa formula, di chiarezza e forza plastica notevoli, opera la sintesi tra la solidità del basamento all'antica e la nobiltà dell'ordine applicato in facciata. Era destinata a una fortuna considerevole: innumerevoli palazzi del Cinquecento, a Roma e ben oltre, ne derivano in modo diretto o indiretto, al punto da farne uno dei paradigmi canonici dell'architettura civile del Rinascimento. Il Palazzo Vidoni-Caffarelli, proprio perché il Palazzo Caprini è andato perduto, acquista così un prezioso valore documentario: è tra gli edifici che permettono di immaginare, per trasposizione, l'invenzione bramantesca scomparsa. Va tuttavia sottolineato che questa parentela vale soprattutto per la parte originaria della facciata, avendo l'edificio subito in seguito notevoli ampliamenti e modifiche.
Attribuzioni e rimaneggiamenti
La storia materiale del palazzo è quella di una lunga sedimentazione. Passato alla famiglia Vidoni, da cui la seconda parte del nome, l'edificio ha conosciuto campagne di lavori che ne hanno sensibilmente trasformato dimensioni e aspetto. Un ampliamento importante è intervenuto, secondo gli studi, nell'Ottocento, allungando la facciata e moltiplicando le campate: occorre dunque distinguere con cura il nucleo rinascimentale dalle estensioni posteriori, per non attribuire a Raffaello o al suo cerchio parti assai più tarde. Questa cautela s'impone tanto più che gli interventi successivi hanno potuto uniformare l'aspetto dell'insieme, offuscando la lettura delle fasi.
Allo stesso modo, la datazione precisa e la ripartizione delle mani restano questioni aperte, riprese di continuo dalla discussione. Il visitatore tenga a mente l'essenziale: un nucleo del pieno Rinascimento uscito dal cerchio di Raffaello, innestato su una storia lunga e più volte rimaneggiata, il cui valore risiede tanto nella qualità propria quanto nella sua posizione nella genealogia del palazzo cinquecentesco.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata a semicolonne addossate del piano nobile, riunite a coppie: il cuore dell'eredità bramantesca.
- Il pianterreno a bugnato, trattato come basamento rustico, in contrasto con la nobiltà dell'ordine superiore.
- Le finestre a timpano del piano principale, motivo emblematico del modello del Palazzo Caprini.
- La lettura d'insieme dell'impianto: sovrapposizione tra zoccolo robusto e ordine applicato, formula canonica del palazzo rinascimentale.
- L'individuazione, per l'occhio esperto, della cesura tra il nucleo antico e l'ampliamento posteriore della facciata.
Informazioni pratiche
Il palazzo è una sede istituzionale e non ha vocazione museale: non è liberamente visitabile. La sua facciata, invece, si ammira dalla strada, nel rione Pigna, in prossimità del Corso Vittorio Emanuele II e della piazza del Gesù, nel cuore del centro storico di Roma iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO (1980). Qui non si indica alcun orario di apertura al pubblico, essendo l'accesso interno riservato. Conviene privilegiare l'osservazione della facciata alla luce del giorno, prendendo le distanze nella misura in cui la strettezza delle vie lo consente.
Quiz
- Da quale palazzo scomparso del Bramante deriva la facciata del Vidoni-Caffarelli?
- Il Palazzo della Cancelleria
- Il Palazzo Caprini (« la casa di Raffaello »)
- Il Palazzo Farnese
- A quale artista è tradizionalmente attribuito il progetto del palazzo?
- Raffaello (con possibile esecuzione di Lorenzetto)
- Michelangelo
- Il Bernini
- Quale formula caratterizza la facciata del piano nobile?
- Una loggia ad arcate aperte
- Semicolonne addossate che incorniciano finestre a timpano
- Un ordine colossale su due livelli

