Un palazzo fiorentino nel cuore di Roma
Il Palazzo Ruspoli si erge sulla via del Corso, all'angolo con largo Goldoni, nel rione Campo Marzio, uno dei quartieri più frequentati del centro storico di Roma. La sua mole imponente segna questo tratto dell'antica via Lata, l'asse rettilineo che attraversa l'antico Campo Marzio e che i romani percorrono ancora oggi da un capo all'altro. L'edificio che vediamo appartiene al linguaggio manierista della seconda metà del Cinquecento, quella maniera colta e trattenuta che prolunga il pieno Rinascimento senza averne la serenità classica: impaginato regolare, finestre ritmate con misura, facciata sobria in cui l'effetto nasce dalla proporzione più che dall'ornamento.
In origine la dimora non portava il nome dei Ruspoli, bensì quello dei Rucellai, illustre famiglia fiorentina di cui un ramo si era stabilito a Roma. I Rucellai figurano tra i grandi casati di Firenze: fu per loro che nel secolo precedente Alberti aveva concepito la facciata del palazzo Rucellai di Firenze e la loggia adiacente, e fu un Rucellai a commissionare il celebre coro di ex voto di Santa Maria Novella. Trapiantando il proprio nome a Roma, il ramo romano ostentava questa prestigiosa ascendenza toscana proprio sul bordo del Corso. La costruzione del palazzo romano è tradizionalmente datata attorno al 1556, il che lo colloca pienamente nella fase manierista dell'architettura romana, in un'epoca in cui il papato e l'aristocrazia moltiplicavano le grandi residenze urbane.
L'edificio è generalmente attribuito a Bartolomeo Ammannati (1511-1592), uno dei maggiori architetti e scultori del Cinquecento. Formatosi nella scia di Sansovino e di Michelangelo, Ammannati è noto soprattutto per le sue opere fiorentine — il cortile e l'ampliamento di Palazzo Pitti, il ponte Santa Trinita, la fontana di Nettuno in piazza della Signoria — ma lavorò anche a Roma, in particolare al servizio di papa Giulio III a Villa Giulia. L'attribuzione del palazzo dei Rucellai ad Ammannati, che ben si accorda con il suo stile e con i suoi legami toscani, va però presa con la prudenza che si impone: potrebbe riflettere un intervento diretto dell'architetto quanto un semplice accostamento alla sua maniera, e meriterebbe di essere confermata dalla documentazione d'archivio. Come spesso accade per questi grandi palazzi eretti nell'arco di più decenni, sul cantiere possono essersi avvicendate più mani.
Il grande scalone, capolavoro della messinscena
La gloria del palazzo tiene meno alla sua facciata che al suo grande scalone monumentale d'onore, considerato uno dei più celebri di Roma. Realizzato verosimilmente verso la fine del Cinquecento, questo scalone appartiene a quella tradizione romana degli "scaloni" che fanno della salita ai piani nobili uno spettacolo in sé. Là dove la scala medievale non era che un mezzo di circolazione, lo scalone manierista e barocco diventa una scenografia, un'esperienza della luce e della prospettiva, un modo per imporre al visitatore la magnificenza del padrone di casa ancor prima che raggiunga i saloni di rappresentanza.
Lo scalone del palazzo colpisce per la sua ampiezza e per la generosità delle sue rampe, concepite per l'apparato tanto quanto per l'uso. La sua fama, che attraversa le guide di Roma da generazioni, tiene a questa rara monumentalità: figura tra gli scaloni di palazzo che si citano volentieri per illustrare l'arte romana della distribuzione interna. La datazione precisa dell'opera, la sua esatta collocazione nella cronologia del cantiere e la parte spettante a ciascun intervenuto restano punti che richiederebbero verifica, poiché lo scalone sembra posteriore alla prima campagna di costruzione e potrebbe appartenere a una fase di abbellimento successiva.
A questo scalone si aggiunge, all'interno, una galleria ornata di affreschi. Importa distinguerla bene dalla struttura muraria: questo decoro dipinto è posteriore all'edificazione del palazzo e al suo scalone, e appartiene a una campagna decorativa condotta più tardi, quando la dimora aveva già cambiato proprietari o si apprestava a farlo. Queste gallerie dipinte, in cui si dispiegano scene mitologiche o allegoriche, sono tipiche del gusto delle grandi famiglie romane che, dal Cinquecento al Seicento, facevano rivestire le lunghe sale d'infilata di cicli ornamentali. L'identità dei pittori e la datazione esatta di questa galleria sono da confermare, e non devono in alcun modo essere confuse con l'attribuzione architettonica del palazzo stesso.
Il nome attuale dell'edificio deriva da un cambio di proprietà: la dimora dei Rucellai passò più tardi ai Ruspoli, famiglia dell'alta nobiltà romana e principesca che le diede il nome definitivo e ne fece una delle proprie sedi. Questo trasferimento di proprietà, di cui le circostanze e la data precisa restano da precisare, spiega la doppia denominazione con cui il palazzo compare nella letteratura: "palazzo Rucellai" per la sua origine, "palazzo Ruspoli" per l'uso consacrato. I Ruspoli, presenti nella vita romana e pontificia, contribuirono a fare della dimora un luogo di socialità aristocratica. Oggi una parte del palazzo ospita uno spazio espositivo, animato dalla Fondazione Memmo, che vi organizza manifestazioni d'arte. L'edificio coniuga così un'antica funzione residenziale e patrimoniale con una vocazione culturale contemporanea, sul bordo di uno degli assi più vivaci del centro di Roma.
Cosa vedere assolutamente
- Il grande scalone d'onore, cuore del palazzo, uno degli scaloni più celebri di Roma per ampiezza e messinscena.
- La facciata manierista sulla via del Corso, di una sobrietà colta caratteristica della seconda metà del Cinquecento.
- La galleria di affreschi interna, decoro dipinto posteriore, testimone del gusto ornamentale delle grandi famiglie romane.
- L'inserimento urbano del palazzo all'angolo con largo Goldoni, sull'antica via Lata, in pieno rione Campo Marzio.
- Le mostre temporanee della Fondazione Memmo, occasione per scoprire gli spazi interni.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Ruspoli si trova sulla via del Corso, all'altezza di largo Goldoni, nel rione Campo Marzio, a pochi passi da piazza di Spagna e dalla via dei Condotti. Vi si accede agevolmente a piedi dal centro storico, essendo l'arteria del Corso uno dei grandi assi pedonali e commerciali di Roma. Una parte del palazzo funziona come spazio espositivo grazie alla Fondazione Memmo: l'accesso alle sale dipende dalla programmazione in corso. Si consiglia di verificare presso l'istituzione le modalità di visita, l'accesso agli spazi interni (dei quali lo scalone e la galleria non sono sempre aperti al pubblico) nonché le condizioni proprie di ciascuna mostra prima di recarsi sul posto.
Quiz
- A quale famiglia fiorentina il palazzo deve il suo nome d'origine?
- I Medici
- I Rucellai
- Gli Strozzi
- A quale architetto è tradizionalmente attribuito il palazzo?
- Bartolomeo Ammannati
- Gian Lorenzo Bernini
- Donato Bramante
- Quale elemento fa la celebrità principale del palazzo?
- La sua cupola
- Il suo grande scalone monumentale
- Il suo giardino pensile

