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Rinascimento italiano

Palazzo Mattei di Giove

Rome

Palazzo Mattei di Giove

Una cerniera stilistica: dal tardo Rinascimento al primo barocco

Il Palazzo Mattei di Giove si erge nel cuore del rione Sant'Angelo, in quel quartiere denso che veniva soprannominato l'« Isola dei Mattei », un isolato compatto dove la potente famiglia aveva accumulato più palazzi collegati tra loro, a due passi da piazza Mattei e dalla sua celebre Fontana delle Tartarughe. Questo palazzo, il più prestigioso dell'insieme, sarebbe stato edificato per Asdrubale Mattei, una delle figure di questa stirpe di amatori d'antichità, e porta il nome del feudo di famiglia di Giove, in Umbria.

La costruzione si colloca intorno ai primi decenni successivi al 1598, e l'edificio è generalmente attribuito a Carlo Maderno, uno degli architetti maggiori della Roma di fine Cinquecento e inizio Seicento. Questa datazione, così come la parte esatta assunta da Maderno nel cantiere, merita di essere verificata con precisione, poiché i grandi palazzi romani conoscevano spesso campagne scaglionate e interventi di collaboratori. Maderno è qui una scelta eloquente: è un architetto-cerniera, formatosi nella scia tarda del Rinascimento e nella maniera dello zio Domenico Fontana, ma la cui opera si sposta risolutamente verso il primo barocco. A lui si devono, in quegli stessi anni, la facciata e la navata allungata di San Pietro, gesto fondatore del barocco romano. Il Palazzo Mattei di Giove appartiene dunque a quella fase di transizione in cui il vocabolario classico ereditato dal Rinascimento — impaginato regolare, ritmo delle campate, sobrietà delle facciate su strada — comincia a caricarsi di effetti più drammatici, più scenografici, che annunciano il secolo di Bernini e di Borromini.

È proprio questa ambivalenza che occorre saper leggere nel monumento. All'esterno, la misura resta d'obbligo: le facciate si iscrivono nella tradizione del palazzo romano rinascimentale, con il loro impaginato misurato e le cornici delle finestre classiche. Ma non appena si varca la soglia e si penetra nel cortile e negli spazi di rappresentanza, il partito cambia registro: l'accumulo ornamentale, la messa in scena delle collezioni, la teatralità delle prospettive rispondono a una sensibilità già barocca. Etichettare questo palazzo « tardo Rinascimento che vira verso il primo barocco » non è dunque una comodità cronologica: è la chiave stessa della sua comprensione. Il visitatore avveduto vi osserva, in un solo luogo, il momento in cui l'architettura romana passa da un ideale di equilibrio a un'arte dell'effetto.

Il cortile d'onore: un museo di antichità a cielo aperto

Il tratto più celebre del palazzo è il suo cortile d'onore, uno dei più spettacolari di Roma, concepito come un vero e proprio scrigno per la collezione di antichità dei Mattei. I Mattei figuravano infatti tra le grandi famiglie collezioniste della Roma pontificia: riunire marmi, iscrizioni, busti e bassorilievi antichi era al tempo stesso una passione erudita, un segno di prestigio e un modo di affermare una continuità simbolica con la Roma imperiale. Anziché relegare questi pezzi in gabinetti chiusi, i Mattei scelsero di incorporarli all'architettura stessa della loro dimora.

Il cortile, le sue pareti, le sue logge e i vani scala che vi conducono sono così letteralmente tappezzati di frammenti antichi: bassorilievi incassati, sarcofagi o fronti di sarcofago, busti di imperatori e di personaggi romani disposti in serie, iscrizioni, stele e statue inserite in nicchie. A questa materia antica risponde un apparato di stucchi che incornicia, sottolinea e unifica l'insieme, creando quel gioco assai caratteristico tra il marmo antico, reimpiegato e rimesso in scena, e l'ornamento moderno che lo organizza. Il risultato tiene tanto della galleria di antichità quanto del cortile di rappresentanza: vi si circola come in un museo a cielo aperto, dove ogni parete racconta il gusto antiquario di una grande casata romana. L'inventario preciso di questi pezzi, la loro provenienza e lo stato attuale della collezione — alcune opere avendo potuto, nel corso dei secoli, essere disperse, sostituite o integrate — meritano di essere verificati presso fonti specializzate, poiché le collezioni nobiliari romane hanno spesso conosciuto vendite e smembramenti.

Questo dispositivo non è soltanto decorativo: illustra una pratica tipicamente romana della fine del Rinascimento e del primo barocco, quella dell'« antico abitato », in cui i resti dell'Antichità non sono isolati come oggetti di contemplazione ma fusi nella cornice di vita aristocratica. Il cortile Mattei ne offre uno degli esempi più compiuti e più densi della città, da mettere a confronto con altri grandi cortili romani da collezione. È questa saturazione controllata — l'accumulo ordinato dall'architettura e ritmato dagli stucchi — a fare tutto il pregio del luogo e a giustificare da sola la visita.

Affreschi carracceschi e decorazione dipinta: l'ingresso nel primo barocco

Alla decorazione scolpita e a stucco risponde, nelle sale e nelle gallerie, una decorazione dipinta che prolunga il vira­mento stilistico del palazzo. I cicli di affreschi degli appartamenti sono ricondotti alla cerchia dei Carracci e alla loro scuola, cioè a quella generazione di artisti bolognesi che, attorno ad Annibale e Agostino Carracci, rinnovò la pittura romana allo scadere del Cinquecento e pose le basi del classicismo barocco. Le grandi gallerie romane di quegli anni — in primo luogo la volta Farnese di Annibale Carracci — impongono allora un modello di soffitto dipinto che intreccia mitologia, illusionismo architettonico e figure monumentali, cui le decorazioni dei palazzi aristocratici si ispirano largamente.

Al Palazzo Mattei di Giove, queste pitture illustrerebbero volentieri soggetti biblici o di storia antica, dispiegati in cicli narrativi lungo le volte e le pareti, in quel registro al tempo stesso dotto e teatrale proprio del primo barocco. Le attribuzioni precise — nomi dei maestri e dei collaboratori che lavorarono a ciascuna sala, parte rispettiva dei diversi artisti dell'ambito carraccesco — vanno maneggiate con prudenza e presentate al condizionale: le decorazioni dei palazzi romani risultano di frequente da un lavoro di bottega e da più campagne, sicché le paternità esatte sono oggetto di discussioni erudite. Ciò che è certo, invece, è l'appartenenza di questa decorazione dipinta alla stessa dinamica dell'architettura e del cortile: vi si ritrova la transizione dal Rinascimento finale verso un'arte più ampia, più drammatica e più sensibile agli effetti.

L'interesse del Palazzo Mattei di Giove sta precisamente in questa coerenza d'insieme. Architettura attribuita a un maestro della transizione, cortile saturo di antichità messe in scena, cicli dipinti nati dalla rivoluzione carraccesca: le tre stratificazioni — costruito, collezione, pittura — raccontano la stessa storia, quella di una Roma che, alle soglie del Seicento, abbandona l'equilibrio del Rinascimento per l'eloquenza del barocco. È questa sintesi, leggibile in un solo edificio spesso trascurato dai circuiti turistici, a fare il valore del luogo per l'amatore d'arte.

Cosa vedere assolutamente

  • Il cortile d'onore, tappezzato di bassorilievi, sarcofagi, busti e iscrizioni antiche della collezione Mattei, incorniciati da stucchi: il clou della visita.
  • I vani scala e le logge, anch'essi ornati di marmi antichi reimpiegati, che prolungano la scenografia del cortile.
  • I cicli di affreschi ricondotti alla cerchia e alla scuola dei Carracci, testimoni della pittura del primo barocco romano.
  • La lettura della cerniera stilistica: facciate ancora rinascimentali all'esterno, messa in scena già barocca all'interno, sotto la mano di Carlo Maderno.
  • La collocazione urbana nell'« Isola dei Mattei », a due passi da piazza Mattei e dalla Fontana delle Tartarughe.

Informazioni pratiche

Il palazzo si trova nel rione Sant'Angelo, nel cuore dell'antico quartiere dei Mattei, l'« Isola dei Mattei », un isolato di palazzi familiari vicino a piazza Mattei (con la sua Fontana delle Tartarughe) e ai margini dell'antico Ghetto di Roma. L'edificio ospita oggi diverse istituzioni culturali, tra cui un centro di studi americani e una biblioteca, il che spiega perché alcuni spazi siano destinati a un uso amministrativo o di ricerca. Il cortile d'onore e le sue antichità sono, a seconda dei periodi, parzialmente accessibili al pubblico. Le modalità esatte di accesso (giorni, orari, eventuale prenotazione o restrizione legata agli istituti occupanti) vanno verificate in anticipo presso le istituzioni interessate: nessuna informazione su orari o tariffe è qui riportata in mancanza di fonte certa. Il quartiere, molto centrale, si percorre agevolmente a piedi dal Ghetto, dal Portico d'Ottavia o da piazza Mattei.

Quiz

  1. A quale architetto, figura della transizione tra tardo Rinascimento e primo barocco, si attribuisce il Palazzo Mattei di Giove?
  • Gian Lorenzo Bernini
  • Carlo Maderno
  • Michelangelo
  1. Che cosa rende così celebre il cortile d'onore del palazzo?
  • È rivestito di bassorilievi, busti e statue antiche della collezione Mattei
  • Ospita una fontana monumentale di Bernini
  • È interamente placcato d'oro
  1. A quale ambiente artistico si ricollegano gli affreschi del palazzo?
  • Alla cerchia e alla scuola dei Carracci
  • Alla bottega di Raffaello
  • Ai preraffaelliti inglesi