Nascosto nel fitto tessuto del sestiere di Castello, a pochi passi dalla chiesa di Santa Maria Formosa, il Palazzo Grimani è uno dei luoghi più singolari di Venezia. Non va confuso con il Palazzo Grimani di San Luca, l'imponente edificio che si affaccia sul Canal Grande: quello di Santa Maria Formosa è una dimora da collezionista, rivolta verso l'interno, la cui ambizione sembra essere stata quella di far entrare la Roma antica nel cuore della città lagunare. Aperto al pubblico come museo statale nel 2008, conserva l'atmosfera di una residenza patrizia pensata per lo studio e per l'esposizione delle opere.
Una dimora del patriziato veneziano
Il palazzo è legato alla famiglia Grimani, una delle più potenti casate del patriziato veneziano, che diede alla città dogi, cardinali e grandi amatori d'arte. L'edificio così come lo vediamo oggi è il frutto di campagne di lavori condotte a metà del Cinquecento, collocabili all'incirca tra il 1530 e il 1570. Il principale committente di questa trasformazione sarebbe stato Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia e appassionato collezionista di antichità. Fu sotto il suo impulso, a quanto pare, che la dimora di famiglia sarebbe stata ripensata non più soltanto come luogo di abitazione, ma come uno scrigno destinato a valorizzare un'importante raccolta di reperti antichi.
L'attribuzione dell'architettura resta dibattuta. Sono state avanzate diverse ipotesi: la mano di Michele Sanmicheli, architetto di primo piano attivo in Veneto, l'intervento dello stesso Giovanni Grimani — che avrebbe potuto concepire o indirizzare il progetto da amatore colto — oppure quella di figure gravitanti nel loro entourage, come Gian Antonio Rusconi o Giovanni Trevisan. Nessuna di queste attribuzioni raccoglie a oggi un consenso unanime, ed è opportuno presentarle con prudenza, come proposte più che come certezze.
Un cortile all'antica, eccezionale a Venezia
L'elemento più sorprendente del palazzo è il suo cortile interno, concepito alla maniera delle dimore romane dell'Antichità e del Rinascimento. Questa scelta architettonica, corrente a Roma, è del tutto insolita a Venezia, dove il vincolo del suolo e dell'acqua imponeva di norma altre soluzioni. Il cortile del Palazzo Grimani, con la sua organizzazione governata da un linguaggio classico, appare così come un manifesto: quello di un committente nutrito di cultura antiquaria, che avrebbe voluto trasporre nella propria città natale un modello visto o ammirato a Roma.
Questo richiamo romano non si limita alla struttura. Attraversa l'intero programma decorativo e culmina nella sala concepita per accogliere le antichità: la Tribuna.
La Tribuna, scrigno della collezione di antichità
La Tribuna è il cuore simbolico del palazzo. Questa sala particolare sarebbe stata appositamente allestita per esporre la raccolta di sculture antiche riunita da Giovanni Grimani. La sua concezione sembra aver risposto a un intento museografico ante litteram: disporre statue, busti e frammenti in uno spazio pensato per la luce e per la contemplazione, così da dare a vedere l'Antichità come un insieme coerente e prestigioso.
La sorte successiva di questa collezione merita di essere segnalata, perché spiega come la Tribuna non si presenti più oggi nel suo stato originario. Giovanni Grimani lasciò in eredità le sue antichità alla Repubblica di Venezia, e l'insieme confluì nelle collezioni pubbliche: i marmi passarono in particolare alla Libreria Marciana, poi al Museo Archeologico Nazionale di Venezia, dove è conservata gran parte della collezione Grimani. La Tribuna, a lungo priva delle sue opere, è stata oggetto di ritorni temporanei di antichità volti a evocarne l'allestimento primitivo. Bisogna dunque tenere presente che i pezzi che vi si possono scoprire possono variare e non corrispondono necessariamente alla collezione storica completa.
Un apparato pittorico di primo piano
Oltre alla sua architettura, il Palazzo Grimani conserva un insieme di decorazioni dipinte che figurano tra le più notevoli della Venezia del Cinquecento, con la particolarità di chiamare in causa artisti di formazione romana o centrale, il che si distacca dalla tradizione pittorica veneziana.
Vi si collega in particolare il nome di Francesco Salviati, pittore fiorentino rappresentativo della maniera raffinata di metà secolo, così come quello di Federico Zuccari, figura importante della seconda metà del Cinquecento. Il palazzo custodisce inoltre una sala celeberrima, la «Sala a Fogliami», il cui apparato decorativo è associato a Giovanni da Udine, artista rinomato per le sue grottesche e i suoi repertori vegetali ereditati dalla bottega di Raffaello. Questa sala, interamente conquistata da un rigoglio di fogliami, fiori, uccelli e animali, offre un esempio impressionante di quel gusto per la natura sapientemente tradotta in ornamento.
L'insieme di queste decorazioni fa del palazzo una tappa essenziale per comprendere la circolazione degli artisti e dei modelli tra Roma, la Toscana e Venezia nel pieno Rinascimento.
Cosa vedere assolutamente
- Il cortile interno all'antica, caso quasi unico a Venezia, dove l'architettura classica romana si invita nella città lagunare.
- La Tribuna, sala concepita per la collezione di antichità Grimani, e la vicenda del trasferimento di questa raccolta verso i musei pubblici di Venezia.
- La Sala a Fogliami, dal rigoglioso apparato vegetale associato a Giovanni da Udine.
- Le decorazioni dipinte riferite a Francesco Salviati e Federico Zuccari, testimoni di un Rinascimento di cultura romana trapiantato a Venezia.
- L'atmosfera complessiva della dimora da collezionista, pensata come luogo di studio e di messa in scena delle opere.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Grimani di Santa Maria Formosa è un museo statale italiano, situato nel sestiere di Castello, in prossimità della chiesa di Santa Maria Formosa. L'accesso avviene a piedi attraverso le calli del quartiere; non esiste un ingresso monumentale diretto su un grande canale, il che contribuisce al suo carattere discreto. Gli orari di apertura, i giorni di chiusura e le tariffe sono soggetti a variazioni e vanno verificati prima della visita presso il museo o il suo ente di tutela. Anche le mostre temporanee possono modificare il percorso di visita e l'allestimento delle sale.
Quiz
- Il principale committente della trasformazione del palazzo nel Cinquecento sarebbe:
- Il doge Andrea Grimani
- Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia
- Michele Sanmicheli
- La «Sala a Fogliami» è associata all'artista:
- Giovanni da Udine
- Il Tintoretto
- Andrea Palladio
- La collezione di antichità riunita da Giovanni Grimani è oggi conservata principalmente:
- Nella Tribuna, intatta
- Al Museo Archeologico / tramite la Libreria Marciana
- Al Palazzo Grimani di San Luca

