A filo del selciato di Via Giulia, a Roma, corre una fila di grossi blocchi di travertino lavorati a bugnato rustico. I romani li chiamano familiarmente « i Sofà di Via Giulia », tanto la loro massa bassa e regolare richiama una teoria di panche. Quelle pietre non sarebbero un capriccio decorativo: rappresenterebbero tutto ciò che resta di uno dei progetti più ambiziosi della Roma rinascimentale, il Palazzo dei Tribunali voluto da papa Giulio II e affidato a Donato Bramante. Un grande sogno urbanistico rimasto allo stato di basamento.
Il progetto di Giulio II e Via Giulia
Eletto nel 1503, Giulio II intendeva rimodellare Roma alla misura della propria ambizione. Tra i suoi grandi cantieri urbanistici figurava l'apertura di una lunga strada rettilinea che collegava Ponte Sisto al cuore della città, e che avrebbe preso in suo onore il nome di Via Giulia. Secondo gli storici, questa arteria non avrebbe avuto una semplice funzione di transito: il papa avrebbe voluto radunarvi i tribunali e una parte dell'amministrazione pontificia, fino ad allora dispersi per la città. Via Giulia sarebbe così diventata una sorta di asse amministrativo e giudiziario della Roma papale, un'idea di grande modernità per l'inizio del Cinquecento.
È in questa cornice che si inserirebbe il Palazzo dei Tribunali. L'edificio sarebbe stato concepito come il fulcro di questo nuovo quartiere della giustizia, una costruzione pubblica monumentale destinata a concentrare le corti e le magistrature. L'impresa, se fosse giunta a compimento, avrebbe trasformato profondamente questo settore di Roma compreso tra il Tevere e Campo de' Fiori.
L'ambizione di Bramante
La progettazione del palazzo sarebbe stata affidata, intorno al 1508, a Donato Bramante, l'architetto allora al culmine del favore di Giulio II. A lui si deve, in quegli stessi anni, il grande progetto di ricostruzione della basilica di San Pietro e la sistemazione del cortile del Belvedere in Vaticano; il Palazzo dei Tribunali apparterrebbe a questa fase di intensa attività al servizio del papa.
Da quanto si può ricostruire del progetto, l'edificio sarebbe stato pensato in scala considerevole, con poderosi basamenti di travertino e, con ogni probabilità, un cortile interno, secondo i principi di composizione monumentale e di ordine che Bramante stava allora imponendo a Roma. Il linguaggio del bugnato rustico, ancora leggibile nei blocchi superstiti, rimanderebbe a un'estetica della robustezza e della gravità, appropriata a un palazzo di giustizia. In mancanza di un edificio compiuto, la ricostruzione precisa della pianta e degli alzati resta però materia di ipotesi per gli studiosi, fondate sui resti e sulle rare fonti grafiche.
L'abbandono e i resti « i Sofà »
Il cantiere sarebbe stato interrotto prima ancora di superare lo stadio delle fondazioni. La morte di Giulio II, nel 1513, avrebbe privato il progetto del suo committente e del suo motore politico; l'immensa impresa di San Pietro assorbiva del resto risorse ed energie. Il Palazzo dei Tribunali rimase così incompiuto, abbandonato all'altezza dei suoi basamenti.
Nel corso dei secoli, quei blocchi massicci affioranti a livello della strada non scomparvero: furono in parte inglobati nel tessuto urbano, correndo lungo Via Giulia come uno zoccolo senza edificio. È questa sagoma bassa e continua a valere alle pietre il soprannome popolare di « Sofà ». Il resto ha qualcosa di commovente: mostra non un monumento, ma l'avvio interrotto di un monumento, la traccia concreta di un'ambizione che la storia non ha lasciato compiere. Per chi passeggia, i « Sofà di Via Giulia » sono così una rara testimonianza, a cielo aperto, di quella che fu la dismisura dei progetti di Giulio II e di Bramante.
Cosa vedere assolutamente
- I blocchi di travertino a bugnato rustico, allineati a filo del selciato lungo Via Giulia, che danno il nome ai « Sofà ».
- La scala dei basamenti, che lascia intuire la massa del palazzo progettato rispetto all'attuale edilizia della strada.
- Via Giulia stessa, una delle prime grandi strade rettilinee della Roma moderna, voluta da Giulio II.
- Il contrasto tra la pietra grezza e robusta del resto e le facciate più tarde che lo circondano.
- La dimensione di « architettura interrotta » del luogo, da interpretare come la traccia di un progetto rimasto incompiuto.
Informazioni pratiche
I resti sarebbero visibili liberamente dalla via pubblica, a filo del selciato lungo Via Giulia, nel centro storico di Roma. Trattandosi di un elemento di strada e non di un sito recintato, non vi sarebbero né biglietteria né orari propri; l'accesso avverrebbe a piedi, passeggiando nel quartiere compreso tra il Tevere e Campo de' Fiori. Queste informazioni, come la localizzazione precisa dei blocchi, sarebbero da verificare sul posto o presso fonti ufficiali.
Quiz
- Quale papa è all'origine del progetto del Palazzo dei Tribunali e di Via Giulia ?
- Giulio II
- Leone X
- Sisto IV
- A quale architetto sarebbe stata affidata la progettazione del palazzo intorno al 1508 ?
- Donato Bramante
- Il Bernini
- Michelangelo
- Che cosa designa oggi il soprannome « i Sofà di Via Giulia » ?
- I basamenti in travertino del palazzo incompiuto
- Una serie di fontane
- Un insieme di statue antiche

