Un palazzo cardinalizio alle porte del Vaticano
Nel cuore del Borgo, il rione romano che collega il Tevere alla basilica di San Pietro, il Palazzo dei Penitenzieri innalza una facciata discreta, che il passante frettoloso, catturato dalla prospettiva di Via della Conciliazione, di rado nota. È tuttavia una delle testimonianze più interessanti dell'architettura civile del tardo Quattrocento a Roma, in un momento in cui il pontificato di Sisto IV della Rovere intraprende la trasformazione della città in capitale monumentale della cristianità. Il palazzo fu edificato, intorno agli anni 1480-1490, per il cardinale Domenico della Rovere, prelato originario del Piemonte e stretto congiunto del papa, che apparteneva a quella cerchia di dignitari arricchiti dal nepotismo pontificio e desiderosi di affermare il proprio rango attraverso la pietra.
L'edificio appartiene a una generazione di palazzi cardinalizi che, a Roma, cercano di coniugare la tradizione difensiva medievale e il nuovo linguaggio giunto da Firenze e da Urbino: masse regolari, cortile a portici, finestre a crociera allineate, cornicione marcato. L'architettura è spesso attribuita a Baccio Pontelli, uno dei capomastri attivi al servizio dei della Rovere in quegli anni romani, ma questa attribuzione, come molte per i cantieri dell'epoca, resta discussa e poggia più sul contesto e sulle affinità stilistiche che su documenti risolutivi. Si accosta volentieri l'edificio ad altre realizzazioni di quell'ambiente, tanto committenti, maestranze e modelli circolavano da un cantiere all'altro.
Il nome attuale di « Palazzo dei Penitenzieri » non rimanda alla sua funzione originaria: deriva dalla successiva destinazione dell'edificio all'istituzione legata ai penitenzieri, quei sacerdoti incaricati di ascoltare le confessioni nella basilica vaticana. È questo slittamento d'uso, frequente nella storia dei grandi edifici romani, ad aver fatto dimenticare il nome primitivo di Palazzo della Rovere, quello del cardinale costruttore. Il palazzo partecipa oggi, come l'intero settore, dell'iscrizione del centro storico di Roma nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Il Pinturicchio e la Sala dei Semidei
L'interesse maggiore del palazzo risiede nella sua decorazione dipinta, affidata a Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, e alla sua bottega. Questo pittore umbro, formatosi sulla scia del Perugino, era allora tra i decoratori più ricercati di Roma: a lui si devono, in quegli stessi decenni, celebri complessi in Vaticano e in diverse chiese della città. Eccelleva in un'arte dell'affresco e dei soffitti insieme narrativa e ornamentale, che intrecciava figure aggraziate, paesaggi ariosi, grottesche e finti marmi, in una gamma luminosa e raffinata capace di sedurre la clientela principesca e cardinalizia.
Al Palazzo dei Penitenzieri, l'ambiente più celebre è la Sala dei Semidei, così denominata dal programma della sua volta popolata di figure mitologiche ispirate alla favola antica. La decorazione, che si attribuisce al Pinturicchio e ai suoi collaboratori, illustra quel gusto della fine del Quattrocento per l'immaginario pagano riletto alla luce dell'umanesimo: i semidei, gli eroi e le divinità minori vi dispiegano un repertorio dotto, destinato a lusingare la cultura del committente quanto a ornarne la dimora. La parte esatta spettante alla mano del maestro e quella dei membri della bottega restano, qui come spesso, materia di discussione tra gli specialisti; conviene dunque parlare di un'opera di bottega posta sotto la sua direzione più che di un complesso interamente autografo.
Oltre a questa sala, il palazzo conserva altri soffitti dipinti ed elementi decorativi che prolungano tale atmosfera, dove l'ornato all'antica, gli emblemi araldici della famiglia della Rovere — la quercia, in italiano rovere, che dà il nome al casato — e i motivi vegetali si rispondono. Questo tipo di decorazione, pensata per essere letta dal basso verso l'alto da visitatori avvertiti, faceva del palazzo un manifesto di cultura non meno che un luogo di abitazione. Occorre guardarsi dal vedervi un insieme immutato: gli edifici romani di questo genere hanno conosciuto rimaneggiamenti, restauri e cambi di destinazione, e la lettura dei dipinti deve sempre tener conto di questa lunga storia.
Un cortile rinascimentale e la memoria del Borgo
L'organizzazione del palazzo si articola, come è consuetudine per queste dimore, attorno a un cortile interno bordato di portici, cuore della vita domestica e della rappresentanza. Questo cortile rinascimentale, con le sue arcate e il suo ritmo regolare, offre quel respiro architettonico che la facciata sulla via lascia appena intuire. È lì che si leggono meglio le scelte dell'edificio: sobrietà degli ordini, cura della proporzione, dialogo tra lo spazio aperto e gli appartamenti in cui si dispiegavano gli affreschi.
Il Palazzo dei Penitenzieri è anche un frammento della memoria del Borgo, quel rione compreso tra Castel Sant'Angelo e il Vaticano, il cui tessuto medievale e rinascimentale fu profondamente sconvolto nel Novecento dall'apertura della grande arteria che conduce a San Pietro. Molti edifici antichi del settore scomparvero allora o furono spostati; che questo palazzo sopravviva ne fa un testimone prezioso di ciò che fu il vicinato dei papi alla fine del Medioevo e all'alba del Rinascimento. Passeggiarvi significa ritrovare la scala e lo spirito di un Borgo anteriore ai grandi sventramenti.
Oggi l'edificio conosce usi condivisi: ospita in particolare un'attività alberghiera così come funzioni legate all'istituzione dei penitenzieri, il che spiega perché l'accesso sia soltanto parziale e variabile. Questa occupazione viva, se limita la visita libera, ha il pregio di aver mantenuto l'edificio in uso e curato attraverso i secoli. Per l'appassionato d'arte del Rinascimento italiano, il palazzo merita di essere collocato e compreso nel suo contesto, anche quando le sue sale dipinte non si lasciano avvicinare con facilità.
Cosa vedere assolutamente
- La Sala dei Semidei e la sua volta popolata di semidei mitologici, attribuita al Pinturicchio e alla sua bottega.
- Gli altri soffitti dipinti e le decorazioni all'antica che prolungano l'atmosfera umanistica del palazzo.
- Il cortile interno rinascimentale a portici, cuore architettonico dell'edificio.
- Gli emblemi araldici della famiglia della Rovere, in particolare il motivo della quercia.
- La collocazione stessa del palazzo nel Borgo, ultimo testimone del vicinato vaticano precedente ai grandi sventramenti.
Informazioni pratiche
Il palazzo si trova nel Borgo, il rione che collega Castel Sant'Angelo alla basilica di San Pietro, nelle immediate vicinanze di Via della Conciliazione e della Città del Vaticano. L'edificio è oggi a uso condiviso (attività alberghiera e funzioni legate all'istituzione dei penitenzieri), sicché l'accesso alle sale storiche, e in particolare agli spazi dipinti, è parziale e variabile; è dunque prudente informarsi in anticipo sulle condizioni di visita. Il settore è facilmente raggiungibile a piedi da San Pietro e dal Tevere.
Quiz
- Per quale committente fu edificato il palazzo alla fine del XV secolo?
- Il cardinale Domenico della Rovere
- Il papa Giulio II
- Il cardinale Alessandro Farnese
- Quale pittore è associato alla decorazione della Sala dei Semidei?
- Il Pinturicchio
- Raffaello
- Il Caravaggio
- In quale rione di Roma si trova il palazzo?
- Il Borgo, presso il Vaticano
- Trastevere
- Il rione Esquilino

