Uno scrigno gotico conquistato dal Rinascimento
Il Palazzo Ducale è anzitutto il grande monumento civile del gotico veneziano. Le sue due celebri facciate — quella che guarda il bacino di San Marco e quella che fiancheggia la Piazzetta — appartengono pienamente a questa estetica: arcate al livello del suolo, loggia traforata al piano nobile e quell'ampio muro alto, incrostato di un motivo a scacchi in marmo rosa e bianco, aperto da grandi finestre a traforo. Questo apparato, elaborato nel XIV e nel XV secolo, non ha nulla di rinascimentale: va subito escluso dal nostro discorso, pur tenendo presente che costituisce il contenitore all'interno del quale il Rinascimento veneziano andrà a dispiegarsi. Allo stesso modo, l'immensa Sala del Maggior Consiglio, per il suo volume e la sua struttura, appartiene alla concezione gotica dell'edificio, anche se la sua decorazione dipinta, rifatta dopo i disastri della fine del XVI secolo, è invece decisamente tarda.
Il palazzo è infatti un'opera stratificata, scandita dagli incendi. È proprio uno di questi, nel 1483, ad aprire la porta al Rinascimento. Il fuoco devasta l'ala orientale, quella degli appartamenti del doge, dal lato del Rio di Palazzo. Occorre ricostruire, e il cantiere viene affidato allo scultore e architetto Antonio Rizzo. La facciata sul cortile che ne risulta segna una rottura di linguaggio: ai merletti gotici succedono un ordinamento più classico, delle lesene, ritmi di finestre centinate, un vocabolario ornamentale ispirato all'Antichità che la Lombardia e Venezia assimilano allora con fervore. Varcando la soglia del cortile si passa da un Medioevo sontuoso a un Quattrocento che riscopre Roma. Questa ala est, e la sua facciata orientale sul cortile, vanno dunque lette come il primo grande gesto rinascimentale del palazzo, generalmente datato agli anni 1483-1490.
La Scala dei Giganti e l'Arco Foscari: il teatro del potere
In questo cortile Antonio Rizzo innalza quello che resta il suo capolavoro al palazzo: la Scala dei Giganti. Questa grande scala d'apparato, addossata all'ala est, sale con un'unica rampa verso il pianerottolo dove si svolgeva la cerimonia più solenne della Repubblica: l'incoronazione del doge appena eletto, cinto del corno ducale in cima ai gradini, sotto gli occhi della città. L'opera è un manifesto della scultura rinascimentale veneziana: rampe ornate di girali, pannelli scolpiti a basso rilievo, trofei, figure e candelabri trattati con una finezza d'orafo. Rizzo vi dispiega quel gusto del dettaglio cesellato e della superficie animata che caratterizza il primo classicismo lombardo.
La scala deve tuttavia il suo soprannome di « Giganti » soltanto a due statue che le furono aggiunte assai più tardi, in piena maturità del Rinascimento: i colossi di Marte e Nettuno, dovuti a Jacopo Sansovino e generalmente datati al 1567. Queste due divinità monumentali, il dio della guerra e il dio del mare, incorniciano il pianerottolo e incarnano i due fondamenti della potenza veneziana: la forza delle armi sulla terraferma e il dominio sui flutti. La loro muscolatura ampia, la loro posa eroica portano il segno del grande stile romano che il Sansovino, giunto a Venezia dopo il sacco di Roma del 1527, aveva acclimatato in laguna. Tra la scala di Rizzo (anni 1480-1490) e le statue del Sansovino (1567) intercorrono quasi ottant'anni: due momenti di uno stesso monumento, in cui la stessa stratificazione rinascimentale si sfoglia.
Di fronte alla scala, l'Arco Foscari chiude il cortile come un arco di trionfo. Iniziato sotto il dogado di Francesco Foscari nel XV secolo, presenta una silhouette ancora gotica nei suoi pinnacoli e nei suoi coronamenti, ma si arricchisce di una statuaria che vira verso il Rinascimento. Ad Antonio Rizzo si attribuiscono in particolare due figure celebri, un Adamo e una Eva, il cui nudo delicato e la cui sensibilità anatomica figurano tra i primi grandi nudi della scultura veneziana; gli originali, fragili, sono oggi conservati al riparo, mentre delle copie ne prendono il posto all'esterno. L'Arco Foscari è così l'esempio perfetto di questo palazzo-palinsesto, in cui il gotico e il Rinascimento si rispondono in uno stesso monumento.
Dalla Scala d'Oro ai soffitti di Veronese e Tintoretto
All'interno, l'ascesa del visitatore prosegue con la Scala d'Oro, concepita a metà del XVI secolo da Jacopo Sansovino. Il nome le viene dalla volta a cassettoni ricoperta di stucchi bianchi e d'oro sfolgorante che l'accompagna da un capo all'altro. Questi stucchi raffinati, che incastonano piccole pitture, sono opera dello scultore e stuccatore Alessandro Vittoria, vicino al Sansovino. La scala fungeva da via d'onore verso le sale del governo, filtrando l'accesso alle magistrature: salire la Scala d'Oro significava penetrare nel cuore dello Stato veneziano, in un decoro pensato per abbagliare ambasciatori e dignitari.
Questo Rinascimento degli interni raggiunge la sua piena ampiezza dopo una nuova serie di catastrofi. Gli incendi del 1574 e del 1577 devastano le grandi sale istituzionali e annientano antichi cicli dipinti, tra cui opere di maestri del XV secolo. La Repubblica avvia allora una vasta campagna di ridecorazione che mobilita i più grandi pittori della fine del Rinascimento veneziano. Paolo Veronese dispiega in più sale i suoi soffitti sfolgoranti di colore, i suoi sovrani scorci e le sue allegorie di Venezia troneggiante nella gloria; la Sala del Collegio e la Sala del Consiglio dei Dieci, tra le altre, conservano composizioni a lui attribuite che figurano tra i vertici della sua arte decorativa. Al suo fianco, Jacopo Robusti detto il Tintoretto copre pareti e soffitti con un'arte più veemente, tutta contrasti drammatici ed energia del movimento.
Il culmine si trova nella Sala del Maggior Consiglio, quel volume gotico le cui pareti furono ridecorate dopo l'incendio: sulla parete di fondo, dietro il trono del doge, si dispiega il Paradiso del Tintoretto, generalmente datato al 1588-1592 e portato a termine con la bottega, tra cui il figlio Domenico. Vasto al punto da essere regolarmente citato tra le più grandi tele dipinte del mondo, questa composizione fa turbinare una moltitudine di santi e di eletti attorno a Cristo e alla Vergine, in una luce dorata e fluida. Essa chiude, alla fine del XVI secolo, la lunga storia rinascimentale del palazzo: un secolo prima Rizzo rialzava l'ala est; ora il Tintoretto depone il Rinascimento veneziano morente sul più grande muro della Repubblica. Oggi l'insieme si visita come un museo, integrato nel percorso dei Musei di Piazza San Marco, che conduce dalle facciate gotiche alle scale e ai soffitti del Rinascimento.
Cosa vedere assolutamente
- La Scala dei Giganti di Antonio Rizzo, scala dell'incoronazione dei dogi, coronata dai colossi di Marte e Nettuno di Jacopo Sansovino (1567).
- La facciata orientale sul cortile e l'ala est, ricostruite da Rizzo dopo l'incendio del 1483, primo grande gesto rinascimentale del palazzo.
- L'Arco Foscari e le sue statue, tra cui l'Adamo e l'Eva attribuiti a Rizzo (originali al riparo, copie in situ).
- La Scala d'Oro del Sansovino, con i suoi stucchi bianchi e oro di Alessandro Vittoria.
- Il Paradiso del Tintoretto (1588-1592 ca.) nella Sala del Maggior Consiglio, una delle più grandi tele del mondo, e i soffitti di Veronese nelle sale del governo.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Ducale si erge in Piazza San Marco, all'angolo tra la Piazzetta e il bacino di San Marco, nel cuore di Venezia. Oggi si visita come un museo integrato nel percorso dei Musei di Piazza San Marco. Il circuito conduce dal cortile e dalle sue scale rinascimentali alle grandi sale istituzionali ornate da Veronese e dal Tintoretto. Per gli orari, le tariffe, la biglietteria e le modalità di accesso (compresi gli itinerari speciali), si rimanda alle informazioni ufficiali dei Musei di Piazza San Marco, le uniche aggiornate.
Quiz
- A chi si attribuisce la ricostruzione dell'ala est del palazzo dopo l'incendio del 1483?
- Jacopo Sansovino
- Antonio Rizzo
- Il Tintoretto
- Quali statue coronano la Scala dei Giganti e le valgono il soprannome di « Giganti »?
- Adamo ed Eva
- Marte e Nettuno di Jacopo Sansovino
- San Marco e il leone
- Dove si trova l'immenso Paradiso del Tintoretto (1588-1592 ca.)?
- Nella Sala del Maggior Consiglio
- Sulla facciata della Piazzetta
- In cima alla Scala d'Oro

