Nel cuore del Campo Marzio, il rione denso e popolare che si estende a nord del Pantheon, il Palazzo Firenze occupa un posto discreto ma carico di storia. A lungo dimora dei granduchi di Toscana a Roma, deve a questa presenza medicea il proprio nome. Dietro la facciata sobria si cela una delle logge-giardino più raffinate del manierismo romano, opera attribuita a Bartolomeo Ammannati. Oggi l'edificio ospita la sede della Società Dante Alighieri, custode della lingua e della cultura italiane nel mondo.
Il palazzo di Giulio III e dei Medici
Il nucleo del palazzo risalirebbe agli inizi del Cinquecento, ma il suo destino cambia alla metà del secolo, sotto il pontificato di Giulio III (Giovanni Maria Ciocchi del Monte, papa dal 1550 al 1555). Amante dell'arte e grande costruttore — a lui si deve la celebre Villa Giulia, alle porte di Roma —, il papa avrebbe acquisito o fatto ampliare questo complesso del Campo Marzio come residenza urbana, complemento cittadino della sua villa suburbana. Il cantiere si inserisce nel grande movimento di abbellimento di Roma che, dopo il trauma del Sacco del 1527, restituisce alla città pontificia il suo volto di capitale del Rinascimento.
Dopo la morte di Giulio III, il palazzo passa più volte di mano. Entra nell'orbita dei Medici, che ne fanno la loro rappresentanza romana: è da questa lunga appartenenza, come dimora dei granduchi di Toscana e dei loro ambasciatori presso la Santa Sede, che deriva il nome di « Palazzo Firenze ». La sede fungeva da relais diplomatico e da residenza di rappresentanza, dove si riceveva, si negoziava, si affermava il prestigio toscano in seno alla corte pontificia. Questa doppia filiazione — pontificia e poi medicea — fa del palazzo un testimone dei giochi di potere che legavano Roma e Firenze nel Cinquecento.
La Palazzina e gli stucchi dell'Ammannati
Il gioiello del complesso è la Palazzina, corpo di fabbrica secondario aperto su un giardino da una loggia che la tradizione attribuisce a Bartolomeo Ammannati (1511-1592). Scultore e architetto fiorentino formatosi sulla scia di Michelangelo e di Jacopo Sansovino, l'Ammannati avrebbe lavorato a Roma negli anni 1550, proprio al servizio di Giulio III, prima di rientrare a Firenze per condurvi i suoi cantieri maggiori, tra cui la Fontana del Nettuno di Piazza della Signoria e il ponte Santa Trinita.
La loggia si distingue per il ricco apparato di stucchi all'antica, quel vocabolario ornamentale ispirato all'antichità romana che il Rinascimento aveva riscoperto nelle grottesche della Domus Aurea. Figure allegoriche, ghirlande, cartigli e girali vi si dispiegano con la virtuosità manierista della seconda metà del secolo, in cui l'ornato talvolta prevale sulla struttura. L'insieme illustra l'arte dello stucco decorativo dell'epoca, tecnica che permetteva di rivestire volte e pareti di un rigoglio plastico, a metà strada tra la scultura e la pittura. Questo apparato farebbe della Palazzina uno degli esempi più eleganti del manierismo romano applicato all'architettura residenziale, nel solco delle sperimentazioni condotte a Villa Giulia.
Dalla residenza alla Società Dante Alighieri
Nel corso dei secoli, il Palazzo Firenze perde la sua funzione di residenza principesca. Come molti grandi palazzi romani, conosce rimaneggiamenti, cambi di proprietà e destinazioni successive. In epoca moderna viene integrato nel patrimonio dello Stato italiano.
Dagli inizi del Novecento l'edificio ospita la sede della Società Dante Alighieri, istituzione fondata nel 1889 per promuovere la lingua e la cultura italiane oltre i confini nazionali, sul modello delle grandi società culturali dell'epoca. Il palazzo vi trova una seconda vita coerente con il suo passato: luogo di irradiazione culturale, perpetua, sotto altra forma, la vocazione rappresentativa che fu la sua al tempo dei Medici. Questa continuità fa del Palazzo Firenze un caso interessante di patrimonio rinascimentale reinvestito da un'istituzione viva, anziché musealizzato.
Cosa vedere assolutamente
- La loggia della Palazzina e il suo apparato di stucchi all'antica, attribuito alla bottega dell'Ammannati.
- Il giardino interno, scrigno di verde nascosto dietro le facciate del Campo Marzio.
- Le allegorie e grottesche in stucco, testimoni del vocabolario manierista ispirato all'antichità.
- La facciata e i cortili del palazzo, sobri riflessi dell'architettura residenziale romana del Cinquecento.
- Il rione del Campo Marzio circostante, fitta rete di vicoli tra il Pantheon e Piazza del Popolo.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Firenze è oggi una sede istituzionale (Società Dante Alighieri) e non un museo: l'accesso agli spazi interni e alla loggia è limitato e generalmente riservato agli eventi, alle visite organizzate o alle attività dell'istituzione. Non esiste un'apertura turistica regolare paragonabile a quella dei grandi musei romani. Informatevi in anticipo presso la Società Dante Alighieri su eventuali giornate di porte aperte o visite su prenotazione. Il palazzo si trova in Piazza di Firenze, nel Campo Marzio, a pochi minuti a piedi dal Pantheon.
Quiz
1. A quale papa è associato lo sviluppo del Palazzo Firenze alla metà del Cinquecento?
- A. Paolo III
- B. Giulio III
- C. Sisto V
2. A quale artista si attribuisce la loggia a stucchi della Palazzina?
- A. Bartolomeo Ammannati
- B. Il Bernini
- C. Giacomo della Porta
3. Quale istituzione occupa oggi il palazzo?
- A. L'ambasciata di Francia
- B. La Società Dante Alighieri
- C. Il Ministero della Cultura

