Una confraternita al vertice della società veneziana
Sul vasto campo Santi Giovanni e Paolo — che i veneziani abbreviano in «San Zanipolo» —, nel sestiere di Castello, la Scuola Grande di San Marco innalza una delle facciate più seducenti di tutto il Rinascimento veneziano. Occorre anzitutto capire che cosa fosse una scuola: non una scuola in senso moderno, ma una confraternita laica di devozione e mutuo soccorso, una sorta di grande fraternità che intrecciava pietà, carità e solidarietà fra gli iscritti. Venezia ne contava decine; sei di esse, particolarmente potenti e ricche, portavano il titolo di Scuole Grandi. Posta sotto il patronato di san Marco, evangelista e patrono della Repubblica stessa, la Scuola di San Marco figurava tra le più prestigiose, e ciò spiega l'ambizione smisurata della sua sede.
Fondata nel XIII secolo, la confraternita si era dapprima insediata altrove, prima di stabilirsi su questo campo, accanto alla monumentale chiesa domenicana dei Santi Giovanni e Paolo, pantheon dei dogi. L'edificio che oggi si ammira è però una ricostruzione: un violento incendio devastò la sede nel 1485, distruggendo la fabbrica medievale e le sue decorazioni. La confraternita, ricca e gelosa del proprio rango, decise subito di riedificare una sede degna di sé, abbracciando il nuovo linguaggio del Rinascimento che allora andava conquistando Venezia. Il cantiere, condotto negli anni successivi, chiamò a raccolta alcuni fra i migliori artisti della laguna e diede vita a un manifesto dell'arte «lombardesca», quella corrente di scultura e architettura ornamentale che si deve a Pietro Lombardo e ai suoi figli.
La facciata si legge come un libro: un registro basso scandito da pannelli di marmo, un coronamento mosso di lunette curve, e ovunque lo splendore dei marmi policromi intarsiati, specialità veneziana ereditata da una lunga familiarità con il mondo bizantino. Là dove Firenze prediligeva la pietra grigia e il rigore lineare, Venezia preferiva il colore, la luce e il cangiare delle superfici. La Scuola di San Marco ne è l'illustrazione più raffinata.
La facciata lombardesca: marmi a trompe-l'œil e leoni in prospettiva
Il registro inferiore della facciata è attribuito a Pietro Lombardo e a Giovanni Buora, attivi intorno al 1487-1490. È qui che si compie il tour de force. Anziché moltiplicare le statue, gli scultori hanno lavorato il marmo in lastre piane per scavarvi prospettive illusionistiche: architetture finte, teorie di colonne e di volte che sembrano affondare nella parete pur essendo quasi in piano. Il procedimento, derivato dal rilievo «schiacciato» fiorentino (lo stiacciato di Donatello) ma trasposto nel marmo intarsiato veneziano, crea l'illusione di una profondità che non esiste.
I pannelli più celebri incorniciano le porte laterali: vi si vedono dei leoni — l'animale emblematico di san Marco e di Venezia — resi in scorcio prospettico, come se si allontanassero dallo spettatore fuggendo verso un punto di fuga fittizio. Questi «leoni in prospettiva» sono diventati l'emblema dell'intero monumento, tanto riassumono l'audacia dei Lombardo: dare alla scultura decorativa l'ambizione intellettuale di una dimostrazione di prospettiva, in un'epoca in cui questa affascinava ancora gli artisti. Si attribuisce di solito l'invenzione di queste prospettive alla bottega di Pietro Lombardo, ma la parte esatta di ciascuno — Pietro, i figli Tullio e Antonio, Giovanni Buora — resta discussa e andrebbe letta al condizionale. L'effetto, quello sì, è indiscutibile: una parete che respira, dove il marmo si fa finestra aperta su uno spazio immaginario.
Il coronamento e il portale furono invece affidati verso il 1490 a Mauro Codussi (talvolta scritto Coducci), uno dei grandi architetti del Rinascimento veneziano, originario di Bergamo. Si riconosce la sua mano nelle lunette semicircolari che sormontano la facciata con le loro curve ampie, motivo a lui caro e che ritroviamo a San Zaccaria o a San Michele in Isola. Questi frontoni centinati conferiscono all'insieme una sagoma ondeggiante, quasi musicale, che contrasta con il rigore delle facciate toscane e sigilla lo spirito veneziano: qui il classicismo è caldo, scultoreo, aperto alla fantasia. La combinazione dei marmi intarsiati del Lombardo e delle linee del Codussi fa di questa facciata un dialogo esemplare tra due temperamenti del Rinascimento lagunare.
Un ciclo dipinto disperso: i Bellini, oggi a Brera e all'Accademia
All'interno, la Scuola possedeva come tutte le sue consorelle una sontuosa Sala del Capitolo, luogo delle grandi assemblee, ornata da un ciclo di teleri — quelle immense tele narrative che a Venezia sostituivano l'affresco, poco adatto all'umidità. Questo ciclo, dedicato agli episodi della vita e ai miracoli di san Marco, era tra i più prestigiosi della città. Vi si trovava in particolare la celebre Predica di san Marco ad Alessandria d'Egitto, vasta composizione orientaleggiante avviata da Gentile Bellini e portata a termine, dopo la sua morte nel 1507, dal fratello Giovanni Bellini — pagina famosa in cui Venezia immagina l'Egitto in una scena popolata di turbanti, cammelli e architetture esotiche. Altre tele illustravano dei Miracoli di san Marco, cui parteciparono anche artisti della generazione successiva.
Va detto chiaramente al visitatore: questo ciclo non è più al suo posto. Nel corso della storia travagliata di Venezia — soppressione delle confraternite sotto l'occupazione napoleonica alla fine del XVIII secolo, ridistribuzione delle opere —, le tele sono state disperse. Diverse, tra cui la Predica di san Marco ad Alessandria, sono oggi conservate alla Pinacoteca di Brera, a Milano; altre sono entrate nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Chi sperasse di ritrovare i Bellini sulle pareti che li videro nascere resterebbe dunque deluso: la sala rimane, ma il suo apparato dipinto vive ormai lontano dal campo d'origine. È un caso esemplare di patrimonio smembrato, frequente a Venezia dopo la caduta della Repubblica.
Un palazzo diventato ospedale: la Scuola oggi
Anche il destino dell'edificio è cambiato. Dopo la scomparsa delle confraternite, la fabbrica fu annessa al complesso ospedaliero attiguo, e la Scuola Grande di San Marco funge oggi da ingresso monumentale dell'ospedale civile di Venezia (Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo). Pochi pazienti al mondo varcano, per farsi curare, un portico rinascimentale di questa qualità. Questa nuova destinazione, per quanto sorprenda, ha avuto il merito di garantire la manutenzione e la sopravvivenza del monumento.
Una parte degli spazi storici ospita inoltre un Museo di Storia della Medicina, che espone strumenti antichi, volumi e collezioni legate all'arte medica veneziana, nella cornice solenne dell'antica Sala del Capitolo e della sua biblioteca dallo splendido soffitto. La visita permette così di misurare il volume interno della Scuola e di immaginare, sulle sue pareti, il posto che un tempo occupavano i grandi teleri dei Bellini. Facciata lombardesca al di fuori, memoria della medicina al di dentro: la Scuola Grande di San Marco offre uno dei cortocircuiti più sorprendenti tra lo splendore del Rinascimento e la vita della Venezia contemporanea.
Cosa vedere assolutamente
- I pannelli di marmo a trompe-l'œil del registro basso, dove Pietro Lombardo e Giovanni Buora scavano false architetture nella pietra piana.
- I leoni in prospettiva che incorniciano le porte laterali, emblema illusionistico del monumento e omaggio al santo patrono di Venezia.
- Il coronamento a lunette centinate di Mauro Codussi, che dà alla facciata la sua caratteristica sagoma ondeggiante.
- Lo splendore dei marmi policromi intarsiati, specialità veneziana, da osservare in diverse ore del giorno per cogliere i giochi di luce.
- All'interno, la Sala del Capitolo e il suo soffitto, oggi cornice del Museo di Storia della Medicina (tenendo presente che il ciclo dei Bellini è partito per Brera e per l'Accademia).
Informazioni pratiche
La Scuola Grande di San Marco si erge sul campo Santi Giovanni e Paolo («San Zanipolo»), nel sestiere di Castello, accanto alla basilica domenicana omonima e di fronte alla statua equestre del Colleoni. L'edificio ospita l'ingresso dell'ospedale civile di Venezia; l'accesso alla facciata, sul campo, è naturalmente libero e gratuito. Il Museo di Storia della Medicina occupa una parte delle sale storiche. (Orari, giorni di apertura e tariffe: da verificare sul posto o presso l'istituzione — non fidarsi di informazioni non confermate.) Vi si arriva facilmente a piedi da Rialto o dalle Fondamente Nove; la fermata del vaporetto «Ospedale» serve direttamente la zona.
Quiz
- La facciata della Scuola Grande di San Marco è celebre per:
- a) i suoi mosaici dorati
- b) i suoi pannelli di marmo a trompe-l'œil, tra cui leoni in prospettiva
- c) i suoi affreschi all'aperto
- Il coronamento a lunette centinate della facciata si deve a:
- a) Gentile Bellini
- b) Mauro Codussi
- c) Andrea Palladio
- La Predica di san Marco ad Alessandria dei Bellini si trova oggi:
- a) ancora nella Sala del Capitolo della Scuola
- b) a Palazzo Ducale
- c) alla Pinacoteca di Brera (Milano), essendo il ciclo stato disperso

