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Rinascimento italiano

La Scuola Grande della Misericordia

Venise

La Scuola Grande della Misericordia

Un colosso del Rinascimento veneziano

Nel nord di Venezia, nel sestiere di Cannaregio, sulla Sacca della Misericordia — quel bacino aperto sulla laguna dove ancora si scorge l'acqua libera e, in lontananza, l'isola di San Michele —, si erge un edificio la cui mole spiazza il passante abituato alle facciate cesellate della Serenissima. La Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia, detta Scuola Nuova per distinguerla dall'antica sede gotica vicina, è una delle più vaste realizzazioni civili del Rinascimento a Venezia. Si deve a Jacopo Sansovino (1486-1570), lo scultore e architetto fiorentino che, rifugiatosi a Venezia dopo il sacco di Roma del 1527, vi divenne proto (architetto capo) delle Procuratie di San Marco e trasformò il volto della città importandovi il vocabolario monumentale romano.

Le scuole grandi erano grandi confraternite di devozione e di mutuo soccorso, insieme pie e civiche, che riunivano dei laici attorno a un santo patrono; gareggiavano in fasto nell'edificare le proprie sedi, veri palazzi della carità collettiva. La confraternita della Misericordia, una delle più antiche e ricche della città, decise all'inizio del Cinquecento di dotarsi di un edificio all'altezza del suo prestigio. Il cantiere della nuova scuola si apre a partire dal 1532 sui disegni del Sansovino. Il progetto è di un'ambizione rara: un immenso parallelepipedo di pietra e mattoni, organizzato secondo lo schema canonico delle scuole veneziane — una vasta sala terrena al piano terra, a navate scandite da colonne, e al di sopra un'altrettanto monumentale sala capitolare superiore (sala del capitolo), alla quale si accede da un grande scalone. Queste due grandi sale sovrapposte conferiscono all'edificio il suo volume colossale, eccezionale per un'architettura confraternale.

Il Sansovino vi dispiega un manierismo potente, tutto articolazioni plastiche: paraste, ordini sovrapposti, cornici aggettanti, un trattamento della parete che pensa l'architettura come un gioco di forze e di rilievi più che come un merletto ornamentale. Si è lontani dal gotico fiorito e dal primo Rinascimento lombardo che avevano plasmato le scuole precedenti: qui si afferma la maniera romana, grave e ben strutturata, che il Sansovino andava allora acclimatando alla laguna. Il cantiere, come spesso accade per queste imprese smisurate, si protrasse per decenni e non fu mai del tutto portato a termine. Il segno più eloquente di questa incompiutezza è la facciata principale, rimasta nuda, in mattoni a vista: il rivestimento in pietra d'Istria che avrebbe dovuto ammantarla non fu mai posto. Questa pelle di mattoni rossi, che molti oggi scambiano per una scelta estetica, è in realtà la cicatrice di un sogno interrotto — e conferisce al monumento la sua sagoma così singolare, a metà strada tra il palazzo e la fortezza.

Dalla Scuola Vecchia agli apparati dispersi

Proprio accanto sopravvive l'antica sede, la Scuola Vecchia della Misericordia, edificio gotico assai più modesto dal quale la confraternita non si separò mai del tutto. Il suo portale era ornato da un apparato scolpito attribuito alla grande bottega gotica di Bartolomeo Bon (attivo nella prima metà del Quattrocento), uno dei maestri che lavorarono anche alla Porta della Carta di Palazzo Ducale. È da questa Scuola Vecchia che proviene una delle opere più commoventi legate al luogo: il grande rilievo della Madonna della Misericordia— la Vergine che protegge i confratelli sotto il suo manto spiegato, immagine stessa della vocazione della confraternita. Questo capolavoro del tardo gotico veneziano, generalmente assegnato aBartolomeo Bon, non si trova più a Venezia: è oggi conservato alVictoria & Albert Museum di Londra, dove fu acquisito nell'Ottocento. Il visitatore di oggi deve dunque immaginare, nella collocazione d'origine, questo pannello che il museo londinese espone ormai come uno dei vertici della sua collezione di scultura italiana.

La sorte dei grandi apparati dipinti della Scuola Nuova è analoga: la dispersione. La sala superiore e il soffitto avevano ricevuto, nel corso delle generazioni, dei cicli dipinti dai maggiori nomi della pittura veneziana — vi si associano il Tintoretto (Jacopo Robusti), il figlio Domenico Tintoretto e Veronese (Paolo Caliari), sebbene la ricostruzione precisa dei programmi richieda prudenza. Dopo la caduta della Repubblica nel 1797 e la soppressione delle confraternite sotto l'occupazione, questo patrimonio fu smembrato: una parte delle tele confluì nelle Gallerie dell'Accademia, altre si dispersero tra collezioni e musei. Lo splendido insieme decorativo che faceva della sala capitolare uno scrigno dorato non esiste dunque più in situ; non restano che l'architettura nuda e la memoria delle opere, che oggi occorre andare a ritrovare altrove. Questa storia di dispersione — la scultura del Bon partita per Londra, i dipinti finiti all'Accademia e oltre — fa della Misericordia un caso esemplare dello smantellamento delle scuole veneziane, dove il contenitore è sopravvissuto al contenuto.

A lungo destinato a usi diversi (si ricorda che servì persino, in certe epoche, da campo sportivo coperto e da magazzino), l'edificio del Sansovino ha beneficiato di una campagna di restauro che gli ha restituito la sua dignità. Serve ormai da spazio per mostre, concerti ed eventi: le sue immense sale, liberate dall'arredo liturgico, offrono volumi spettacolari che Venezia, avara di grandi spazi liberi, sa mettere a frutto. Vi si entra oggi non per pregare, ma per esperire la sola scala dell'architettura — ciò che il Sansovino, in fondo, aveva voluto dare a vedere. È questa lezione di architettura pura, spogliata fino al mattone, a costituire oggi il principale richiamo del monumento.

Cosa vedere assolutamente

  • La mole esterna dell'edificio del Sansovino e la sua facciata in mattoni a vista, rimasta incompiuta per la mancanza del paramento in pietra d'Istria: la più eloquente tra le architetture interrotte di Venezia.
  • Le due grandi sale sovrapposte — sala terrena a colonne e sala del capitolo superiore —, volumi colossali che riassumono tutta l'ambizione manierista del progetto.
  • La vicina Scuola Vecchia gotica, antica sede della confraternita, il cui portale recava un apparato attribuito alla bottega di Bartolomeo Bon.
  • La memoria del rilievo della Madonna della Misericordiadel Bon, capolavoro del gotico veneziano oggi alVictoria & Albert Museum di Londra.
  • La vicinissima Sacca della Misericordia, bacino aperto sulla laguna: uno dei rari orizzonti d'acqua libera nel cuore della città, di fronte a San Michele.

Informazioni pratiche

Il monumento si trova nel sestiere di Cannaregio, sulla Sacca della Misericordia, defilato rispetto ai grandi flussi turistici, in un quartiere tranquillo del nord di Venezia (accesso a piedi dalla Fondamenta della Misericordia; fermate del vaporetto della laguna nord nelle vicinanze a seconda delle linee). L'edificio del Sansovino non ha più funzione religiosa: funziona come sede di mostre ed eventi, la cui apertura dipende dalla programmazione in corso. Orari, tariffe e condizioni d'accesso variano dunque secondo le manifestazioni: è indispensabile verificare prima di ogni visita. Poiché le opere un tempo in loco sono disperse, si completerà utilmente la visita con un passaggio alle Gallerie dell'Accademia (pittura veneziana) e, per chi viaggia a Londra, con la sala di scultura italiana del Victoria & Albert Museum.

Quiz

  1. Chi è l'architetto della nuova Scuola Grande della Misericordia, a partire dal 1532?
  • Andrea Palladio
  • Jacopo Sansovino
  • Baldassare Longhena
  1. Quale particolarità presenta la facciata principale dell'edificio?
  • È rivestita di mosaici dorati
  • È rimasta incompiuta, in mattoni a vista
  • È ornata da statue del Canova
  1. Dove si trova oggi il rilievo della Madonna della Misericordia di Bartolomeo Bon?
  • Alle Gallerie dell'Accademia di Venezia
  • Al Victoria & Albert Museum di Londra
  • Al Louvre di Parigi