Eretta in piazza del Duomo, a fianco della cattedrale di Messina, la Fontana di Orione è uno dei vertici della scultura italiana della metà del Cinquecento. Si deve a Giovanni Angelo Montorsoli, scultore fiorentino formatosi nella bottega di Michelangelo, che la innalzò intorno al 1547-1551 per celebrare un evento preciso: l'arrivo in città di un'acqua nuova, condotta da un acquedotto restaurato. Attorno alla figura sommitale di Orione — il gigante mitologico al quale la tradizione attribuiva la fondazione di Messina (Messene/Zancle) —, la fontana dispiega un intero programma allegorico in cui l'acqua diventa insieme dono civico, mito delle origini e dimostrazione d'arte. Essa rimane ancora oggi in situ, restaurata dopo le prove dei secoli.
Montorsoli, un allievo di Michelangelo in Sicilia
Giovanni Angelo Montorsoli (1507-1563 ca.), frate servita e scultore, appartiene a quella generazione fiorentina formatasi nell'orbita immediata di Michelangelo. Lo si sa impiegato nel cantiere della Sagrestia Nuova di San Lorenzo e associato ai lavori michelangioleschi di Firenze; a Roma avrebbe partecipato al restauro di celebri sculture antiche, tra cui il gruppo del Laocoonte delle collezioni vaticane. Vasari, che gli dedica una biografia, ne fa un artista itinerante: Firenze, Roma, poi Genova, dove lavora per l'aristocrazia genovese, prima della tappa siciliana. Chiamato a Messina, ricco porto mediterraneo, Montorsoli vi trapianta il vocabolario manierista fiorentino e vi dispiega un'attività di primo piano, di cui la Fontana di Orione costituisce la realizzazione più clamorosa.
Il programma: Orione, l'acquedotto, i fiumi
La fontana si organizza in vasche digradanti, sovrapposte in una piramide d'acqua che si assottiglia verso la sommità, coronata dalla figura di Orione accompagnato dal suo cane. Il gigante, fondatore leggendario della città, presiede così a una composizione che si legge dal basso verso l'alto come una celebrazione dell'acqua domata. Nel registro inferiore, quattro figure fluviali distese personificano grandi corsi d'acqua: il Nilo, il Tevere e l'Ebro — a evocare l'Egitto, Roma e la Spagna, mondi legati alla storia e alla corona che allora regnava sulla Sicilia — ai quali si aggiunge il Camaro, il fiume locale da cui proveniva per l'appunto l'acqua condotta a Messina. Tritoni, nereidi, mascheroni e scene mitologiche scolpite a rilievo animano le vasche, mentre gli zampilli e i veli d'acqua fanno vivere l'insieme.
L'arte manierista della fontana
Opera pienamente manierista, la Fontana di Orione è concepita per essere aggirata: non esiste un punto di vista unico, ma un percorso circolare lungo il quale si rivelano figure, rilievi e giochi d'acqua. Il marmo, lavorato con una virtuosità che richiama le torsioni e l'anatomia sapiente ereditate da Michelangelo, dialoga qui con l'elemento liquido, la superficie levigata della pietra rispondendo allo scorrere dell'acqua. La collocazione stessa è frutto di un'arte urbana compiuta: la fontana tiene testa alla facciata della cattedrale, offrendo alla grande piazza un polo scultoreo autonomo, un'architettura d'acqua che struttura lo spazio pubblico tanto quanto lo orna.
Posterità, la Fontana del Nettuno, restauri
Il successo dell'impresa valse a Montorsoli una seconda commissione di rilievo in città: la Fontana del Nettuno, datata 1557, dove il dio dei mari domina le figure incatenate di Cariddi e Scilla, mostri dello Stretto di Messina. Le due fontane hanno segnato profondamente il volto monumentale della città. Provata dai terremoti che colpirono la Sicilia orientale — quello del 1908 fu particolarmente devastante per Messina — e dal tempo, la Fontana di Orione è stata oggetto di campagne di restauro; alcuni elementi originali fragili potrebbero essere stati messi al riparo e sostituiti da copie, punto da precisare. Occupa tuttora il suo posto in piazza del Duomo, dove rimane liberamente visibile.
Portata
La Fontana di Orione incarna la diffusione, fino ai confini meridionali dell'Italia, di un manierismo scultoreo nato a Firenze sulla scia di Michelangelo. Coeva delle grandi fontane allegoriche del secolo, si presenta volentieri come il corrispettivo siciliano della Fontana Pretoria di Palermo, quel vasto teatro di marmo installato poco dopo nel cuore della capitale dell'isola. Insieme, questi monumenti testimoniano il modo in cui il tardo Rinascimento fece della fontana pubblica un genere a sé stante, in cui confluiscono idraulica, mitologia e propaganda civica. Per Messina, l'opera di Montorsoli resta una delle rare grandi testimoni del suo splendore precedente alle catastrofi.
Cosa vedere assolutamente
- La figura di Orione in cima, fondatore mitico della città, accompagnato dal suo cane
- Le quattro allegorie fluviali distese: Nilo, Tevere, Ebro e Camaro, il fiume locale
- I rilievi mitologici e le scene scolpite che ornano le vasche
- Tritoni, nereidi e mascheroni da cui zampilla l'acqua, cuore vivo della composizione
- Il dialogo frontale tra la fontana e la facciata della cattedrale in piazza del Duomo
- La parentela stilistica con Michelangelo, leggibile nell'anatomia e nelle torsioni del marmo
Informazioni pratiche
La Fontana di Orione si erge all'aperto in piazza del Duomo, a Messina (Sicilia), davanti alla cattedrale; è liberamente visibile in permanenza, senza biglietto. La si scopre al meglio girandole intorno, per cogliere la successione delle figure e dei giochi d'acqua. Per la visita della vicina cattedrale e degli altri monumenti della piazza, conviene verificare i giorni e gli orari di apertura presso le fonti ufficiali (diocesi, ufficio del turismo), suscettibili di variare: nessun orario né tariffa è indicato qui in mancanza di dati certi.
Quiz
1. Chi ha realizzato la Fontana di Orione a Messina?
- Benvenuto Cellini
- Giovanni Angelo Montorsoli, allievo di Michelangelo
- Il Bernini
2. Che cosa celebra principalmente la fontana?
- L'arrivo dell'acqua a Messina tramite un acquedotto
- Una vittoria navale contro gli Ottomani
- L'incoronazione di un viceré
3. Quale altra fontana realizzò Montorsoli a Messina?
- La Fontana Pretoria
- La Fontana di Trevi
- La Fontana del Nettuno, nel 1557

