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Rinascimento italiano

Fontana delle Tartarughe

Rome

Fontana delle Tartarughe

Ci sono capolavori che non cercano la folla. La Fontana delle Tartarughe non domina alcuna grande prospettiva: si raccoglie nel cuore dell'antico quartiere ebraico di Roma, su una piazza modesta bordata dal palazzo della famiglia Mattei. La si scopre per caso, girato l'angolo di un vicolo, e proprio questa intimità fa parte del suo fascino. Piccola nelle dimensioni, conta comunque tra le fontane più amate della città, salutata fin dall'origine come un capolavoro di eleganza e grazia.

Piazza Mattei e la commissione

La fontana occupa il centro di Piazza Mattei, piazza addossata alle dimore dei Mattei, una delle famiglie patrizie che avevano concentrato i propri palazzi in questo settore di Roma (l'insieme oggi noto come «insula Mattei»). La tradizione associa strettamente il monumento a questa famiglia, di cui un membro avrebbe patrocinato o quantomeno accompagnato l'installazione della fontana davanti alle proprie finestre.

L'opera si inserisce nel vasto programma di approvvigionamento idrico avviato sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585), che rimise in funzione l'antico acquedotto dell'Acqua Vergine. Questa nuova acqua permise di dotare diversi quartieri di fontane pubbliche: la Fontana delle Tartarughe sarebbe una delle realizzazioni più riuscite di questa campagna. Una leggenda tarda, curiosa ma poco verosimile, vuole che un Mattei abbia fatto costruire l'opera in una sola notte per convincere un futuro suocero della propria fortuna; va presa per quello che è, un aneddoto di tradizione orale.

Della Porta e Landini

Il disegno della fontana è attribuito a Giacomo della Porta (v. 1533-1602), architetto di primo piano della Roma della seconda metà del Cinquecento, artefice di numerosi interventi urbanistici e idraulici della città, e uno dei continuatori del cantiere di San Pietro. A lui si deve la composizione d'insieme: una vasca superiore sorretta da un gioco di bacini e figure, in un equilibrio in cui la scultura prevale sull'architettura.

La realizzazione dei bronzi spetta allo scultore fiorentino Taddeo Landini (v. 1550-1596), che fuse le figure nel corso degli anni Ottanta del Cinquecento. L'esecuzione, di grande finezza, testimonia la raffinatezza della scultura manierista romana allo snodo tra Rinascimento ed età barocca. I lavori si sarebbero svolti attorno al 1581-1588, date da considerare con la prudenza d'uso per questo tipo di cantiere scaglionato nel tempo.

I quattro efebi di bronzo e i delfini

Il cuore dell'opera sono quattro giovani (efebi) di bronzo, disposti attorno al piede centrale, in pose morbide e leggermente ancheggianti di un'eleganza tutta manierista. Ciascuno appoggia un piede sulla testa di un delfino che riversa la propria acqua nei bacini inferiori, mentre il braccio alzato sorregge la vasca superiore. Il movimento elicoidale dei corpi, la torsione delle spalle e la morbidezza dei modellati creano un'impressione di danza trattenuta attorno all'asse della fontana.

L'insieme unisce più materiali: il bronzo delle figure, il marmo e talvolta altre pietre colorate per le vasche e la base. Questa policromia discreta, unita allo scorrere dell'acqua, dà alla composizione la sua vibrazione così particolare.

L'aggiunta delle tartarughe e la leggenda del Bernini

Le tartarughe che danno il nome alla fontana non facevano parte del progetto originario. Sarebbero state aggiunte in occasione di un restauro nel Seicento (si citano spesso gli anni 1650-1660, sotto il pontificato di Alessandro VII), per colmare lo spazio rimasto libero tra le mani alzate degli efebi e il bordo della vasca superiore: ogni giovane sembra così aiutare una piccola tartaruga di bronzo ad arrampicarsi verso l'acqua. Questo piccolo gesto è bastato a ribattezzare l'intera opera.

L'attribuzione di queste tartarughe a Gian Lorenzo Bernini è tradizionale ma non certa: si tratta soprattutto di una leggenda tenace, spesso ripetuta dalle guide, che nessuna fonte coeva confermerebbe in modo decisivo. Alcuni storici fanno anche il nome di Andrea Sacchi per il disegno dell'intervento. La prudenza è d'obbligo: l'attribuzione al Bernini va quindi presentata al condizionale, come un'ipotesi suggestiva più che come un fatto accertato. Va infine notato che le tartarughe oggi in loco sono copie, gli originali essendo stati messi al riparo dopo dei furti.

Un posto nella rete delle fontane di Gregorio XIII

La Fontana delle Tartarughe si comprende pienamente solo all'interno di una rete. Della Porta firmò, per Gregorio XIII e i suoi immediati successori, tutta una serie di fontane pubbliche alimentate dall'Acqua Vergine, che ridisegnarono il paesaggio urbano di Roma (fontane di Piazza Navona, del Pantheon, di Campo de' Fiori, tra le altre). In questa famiglia di opere, la Fontana delle Tartarughe occupa un posto a parte: è la più intima, la più scultorea, quella in cui il programma idraulico cede il passo alla pura invenzione plastica. Essa annuncia così la grande fioritura delle fontane barocche romane del secolo successivo.

Cosa vedere assolutamente

  • I quattro efebi di bronzo: osservare la torsione dei corpi e la morbidezza manierista delle pose, diverse da una figura all'altra.
  • I delfini sotto i piedi dei giovani: seguire il percorso dell'acqua, dalla loro bocca fino ai bacini inferiori.
  • Le tartarughe in cima, spinte verso la vasca superiore: il dettaglio che ha dato il nome alla fontana (oggi delle copie).
  • La policromia dei materiali: il contrasto del bronzo scuro con il marmo chiaro e le pietre colorate delle vasche.
  • Piazza Mattei stessa e la facciata dei palazzi Mattei: percepire la scala intima della piazza, così diversa dalle grandi fontane monumentali di Roma.

Info pratiche

  • Accesso: fontana ad accesso libero, all'aperto, al centro di Piazza Mattei, nel rione Sant'Angelo (antico quartiere ebraico), a pochi passi dal Portico d'Ottavia e da Piazza Venezia. Visibile a qualsiasi ora.
  • Prezzo: gratuito (monumento urbano pubblico).
  • Durata della visita: breve; il tempo di farne il giro e osservarne i dettagli scolpiti.
  • Consiglio: la luce radente del mattino o del tardo pomeriggio valorizza il modellato dei bronzi; essendo la piazza piccola e frequentata, un momento di calma permette di apprezzarne l'intimità.
  • Nei dintorni: il Ghetto di Roma, il Portico d'Ottavia, l'Isola Tiberina e il Teatro di Marcello, per prolungare la passeggiata.

Orari e modalità precise non contrattuali: da verificare in loco o presso le risorse ufficiali del Comune di Roma.

Quiz

1. Chi fuse i quattro efebi di bronzo della fontana?

  • A. Giacomo della Porta
  • B. Taddeo Landini
  • C. Gian Lorenzo Bernini

2. Cosa si sa dell'aggiunta delle celebri tartarughe?

  • A. Fanno parte del progetto originario del Cinquecento
  • B. Sono state aggiunte in un restauro successivo, con l'attribuzione al Bernini che resta una leggenda da confermare
  • C. Sono state scolpite da Taddeo Landini insieme agli efebi

3. In quale contesto si inserisce la costruzione della fontana?

  • A. Il programma di approvvigionamento idrico dell'Acqua Vergine sotto Gregorio XIII
  • B. La ricostruzione di San Pietro a Roma
  • C. I grandi lavori di Sisto V sull'Acqua Felice