Piantata all'angolo nord-occidentale di Piazza della Signoria, ai piedi di Palazzo Vecchio, la Fontana del Nettuno è la prima grande fontana monumentale di Firenze. Segna una svolta: fino ad allora la scultura pubblica fiorentina si esprimeva per statue isolate; qui l'acqua, il bronzo e il marmo si fondono in una composizione teatrale, pensata alla misura della piazza. Il colosso bianco che la domina, il dio Nettuno, è talmente imponente che i fiorentini lo battezzarono presto con un soprannome irriverente, « il Biancone », rimastogli fino a oggi.
La commissione medicea e l'Ammannati
La fontana nasce da un'occasione dinastica: le nozze, nel 1565, di Francesco de' Medici, primogenito ed erede di Cosimo I, con Giovanna d'Austria, arciduchessa della casa d'Asburgo. Quell'unione imparentava i Medici con una delle più prestigiose famiglie regnanti d'Europa, e Firenze intendeva preparare per l'ingresso solenne della giovane sposa un apparato all'altezza dell'evento. La città si coprì di archi di trionfo, di scenografie effimere e di opere destinate invece a durare: la fontana apparteneva a questa seconda categoria.
Il progetto rientrava anche in una politica dell'acqua. Si era intrapreso il compito di condurre l'acqua corrente fino a Piazza della Signoria, cuore civico della città, e una fontana pubblica ne era il coronamento più visibile e prestigioso. Un primo concorso sarebbe stato bandito, associato al nome di Baccio Bandinelli, scultore ufficiale dei Medici; alla morte di questi, nel 1560, il cantiere passò a Bartolomeo Ammannati (1511-1592), scultore e architetto formatosi sulla scia di Jacopo Sansovino e di Michelangelo. La tradizione racconta che un concorso mise a confronto più pretendenti, tra i quali un giovanissimo Giambologna; fu l'Ammannati a spuntarla e a dirigere l'esecuzione.
L'Ammannati lavorò a partire da un colossale blocco di marmo di Carrara che, si dice, fosse già stato sbozzato o quantomeno riservato ancora in vita del Bandinelli. La realizzazione dell'insieme — il marmo centrale e le statue di bronzo della vasca — si distende all'incirca dal 1560 al 1565, con lo scoprimento della fontana in occasione delle nozze. L'artista si circondò di una bottega numerosa: tra i collaboratori citati compaiono il giovane Giambologna e diversi fonditori, la cui mano si riconosce soprattutto nelle figure secondarie della vasca.
Il Biancone e la vasca di bronzo
L'opera si legge su due registri. Al centro si erge Nettuno, ricavato da un solo blocco di marmo bianco, ritto su un cocchio a forma di conchiglia trainato da quattro cavalli marini (ippocampi). Il dio, nudo, dalla barba folta, un tempo con il tridente in pugno, assume una posa eroica ereditata dai modelli antichi e michelangioleschi. Il suo volto, secondo una tradizione tenace, avrebbe preso in prestito alcuni tratti dello stesso Cosimo I: Nettuno, signore dei mari, diventava così un'allegoria trasparente del principe signore della Toscana marittima. Il marmo, abbagliante, spiega il nomignolo di « Biancone ».
Va detto che la figura di Nettuno passa per la parte meno riuscita dell'insieme. La sua massività, la relativa rigidità e la difficoltà che l'Ammannati ebbe nel valorizzare un blocco enorme e vincolante gli valsero critiche fin dall'epoca. Lo stesso Michelangelo avrebbe deplorato, in una battuta rimasta celebre, il bel marmo sciupato: aneddoto non verificabile, ma rivelatore della ricezione tiepida riservata al colosso.
La vasca, invece, è ammirata all'unanimità. Di forma sensibilmente ottagonale, la sua sponda e i suoi bordi accolgono un popolo di figure di bronzo di sfolgorante virtuosismo manierista: divinità marine, nereidi e tritoni languidi, e ancora satiri e fauni scattanti, dalle pose in contrapposto allungate e dalle superfici levigate. Questi bronzi, più liberi, più sensuali e più inventivi del Nettuno di marmo, sono spesso attribuiti in parte a Giambologna e ai migliori collaboratori della bottega; l'attribuzione precisa di ciascuna figura resta discussa. Agli angoli troneggiano divinità fluviali e marine, mentre i satiri, appoggiati con i gomiti o a cavalcioni dei bordi, introducono la nota pagana e beffarda propria del manierismo fiorentino.
Piazza e simbologia: il « Biancone » deriso dai fiorentini
La collocazione non ha nulla di casuale. La fontana si addossa a Palazzo Vecchio, sede del potere, e fa da vicina alla copia del David di Michelangelo (l'originale vi rimase fino al 1873) e alla statua equestre di Cosimo I di Giambologna, innalzata poco dopo a due passi. Questo triangolo di marmo e di bronzo compone un vero e proprio programma politico: la piazza diventa un manifesto della grandezza medicea.
Il messaggio di Nettuno è chiaro. Nel 1569 Cosimo I ottenne dal papa il titolo di granduca di Toscana; aveva sviluppato il porto di Livorno, fondato l'ordine marittimo dei Cavalieri di Santo Stefano e affermato un'ambizione navale nel Mediterraneo. Nettuno, dio dei mari, proclama dunque l'aspirazione di Firenze — città pur interna — al rango di potenza marittima, e l'autorità del principe su quell'impero d'acqua.
I fiorentini, dal canto loro, riservarono al colosso un'accoglienza canzonatoria. Il soprannome « il Biancone » condensa questa ironia popolare, e un detto toscano, del genere « Ammannato, Ammannato, che bel marmo hai rovinato », sarebbe corso per la città. La fontana divenne luogo d'incontro e oggetto di un affetto beffardo, condizione che non ha mai perduto. Nel corso dei secoli subì danni e atti vandalici — il tridente trafugato, figure danneggiate durante feste o tumulti — e fu oggetto di più restauri, tra cui una campagna importante conclusasi negli anni Duemiladieci.
Cosa vedere assolutamente
- Il Nettuno di marmo (« il Biancone »): il colosso bianco sul suo cocchio-conchiglia, da confrontare, per la massività criticata, con l'eleganza dei bronzi della vasca.
- Gli ippocampi: i quattro cavalli marini che trainano il cocchio, sprigionandosi dal marmo centrale.
- I bronzi della vasca: nereidi, tritoni e divinità fluviali agli angoli, spesso ricondotti a Giambologna e alla bottega — la vera riuscita dell'insieme.
- I satiri scattanti: appoggiati ai bordi, incarnano la fantasia manierista e meritano di girare tutt'intorno alla vasca.
- Il dialogo della piazza: alzare lo sguardo verso Palazzo Vecchio, la copia del David lì accanto e, a pochi passi, il Cosimo I equestre di Giambologna.
Informazioni pratiche
- Indirizzo: Piazza della Signoria (angolo nord-ovest, davanti a Palazzo Vecchio), 50122 Firenze.
- Accesso: piazza pubblica, all'aperto, liberamente accessibile e visibile a ogni ora; nessuna biglietteria né orario di apertura.
- Tariffa: gratuito.
- Nei dintorni: Palazzo Vecchio, Loggia dei Lanzi, Galleria degli Uffizi a due passi; zona interamente pedonale.
- Consiglio: la luce radente del mattino o del tardo pomeriggio valorizza il marmo bianco e le patine del bronzo; conviene prevedere di farne il giro completo.
Quiz
1. Qual è il soprannome popolare dato dai fiorentini al Nettuno di marmo?
- A) Il Gigante
- B) Il Biancone
- C) Il Colosso
2. In occasione di quale evento fu commissionata la fontana?
- A) Le nozze di Francesco de' Medici e Giovanna d'Austria (1565)
- B) L'incoronazione di Cosimo I a granduca
- C) La vittoria nella battaglia di Marciano
3. Che cosa simboleggia principalmente la figura di Nettuno su questa piazza?
- A) La pace ritrovata dopo le guerre d'Italia
- B) L'ambizione di Firenze come potenza marittima sotto Cosimo I
- C) La devozione religiosa dei Medici

