Nel cuore del sestiere di San Marco, a pochi passi appena dal viavai di Campo Manin, si cela uno dei «segreti» più ricercati di Venezia. Oltrepassato un portico discreto, una corte interna svela una torre cilindrica interamente traforata, avvitata su se stessa come il guscio di una lumaca: la Scala Contarini del Bovolo. La parola «bovolo» significherebbe proprio «chiocciola» o «guscio» nel dialetto veneziano, e non c'è immagine più calzante per descrivere questa spirale di pietra che sembra arrampicarsi senza fine verso il cielo della laguna.
Un capolavoro di transizione
La scala risalirebbe agli ultimissimi anni del Quattrocento, intorno al 1499, in un momento cruciale in cui l'architettura veneziana andava abbandonando a poco a poco il linguaggio gotico per abbracciare quello del Rinascimento. Questa posizione di soglia si leggerebbe nell'opera stessa: la leggerezza traforata, il ritmo regolare delle arcate e il gusto per la sovrapposizione richiamerebbero ancora la tradizione gotica veneziana, mentre il rigore geometrico della spirale e l'equilibrio delle proporzioni annuncerebbero già lo spirito nuovo.
La realizzazione è generalmente attribuita all'architetto Giovanni Candi; alcune ipotesi avanzano anche il nome di Giorgio Spavento, ma questa attribuzione resta incerta e andrebbe considerata con prudenza. L'insieme sarebbe stato commissionato dalla famiglia Contarini, una delle grandi casate patrizie di Venezia, che avrebbe così voluto dotare il proprio palazzo di un ornamento tanto spettacolare quanto inconsueto. È a questa duplice origine — un maestro d'opera e una famiglia — che la scala deve il suo nome composto.
L'architettura della spirale
La torre si presenta come un cilindro cavo addossato al palazzo, scandito da una successione di logge ad arco sovrapposte. Ogni livello riprenderebbe lo stesso motivo: una fila di archi a tutto sesto poggianti su colonnine sottili, così che la luce attraversa liberamente l'insieme e la massa di pietra appare sorprendentemente aerea. Dall'esterno, l'occhio segue senza sforzo la salita continua delle arcate, che accompagnano la rampa e ne sottolineano il movimento ascensionale.
All'interno, la scala vera e propria si avvolge attorno a un nucleo centrale, secondo un tracciato elicoidale regolare. Questa organizzazione, in cui i gradini ruotano intorno a un unico asse, darebbe alla struttura la sua coerenza e spiegherebbe l'impressione di vertigine controllata che si prova alzando lo sguardo dalla corte. L'opera gioca così su due registri complementari: la verticalità della torre e la rotazione continua della spirale.
In cima, la salita sbocca su un belvedere che coronerebbe l'edificio. Da lì, lo sguardo spazierebbe oltre le mura della corte per abbracciare i tetti di Venezia, i suoi comignoli caratteristici e l'intrico delle calli circostanti. Questo punto di vista in altezza, raro in una città così densa, costituisce senza dubbio una delle ragioni della fama duratura del luogo.
Un «segreto» veneziano molto visitato
A lungo rimasta ai margini dei grandi itinerari, la scala del Bovolo è oggi una delle curiosità più ricercate dai visitatori in cerca di una Venezia più intima. Il contrasto è sorprendente: dopo pochi minuti di cammino dalle piazze animate, si sbuca in una corte appartata dove il silenzio prende il sopravvento sulla folla, e dove la torre si svela d'improvviso, quasi all'improvvisata.
Questo statuto di luogo insieme nascosto e celebre fa tutta la singolarità della visita. Ci si viene tanto per l'oggetto architettonico — questo esercizio di stile unico nel suo genere — quanto per l'esperienza della scoperta, quella di un gioiello che la città avrebbe saputo custodire nel folto delle sue calli.
Cosa vedere assolutamente
- La spirale esterna delle logge traforate, le cui arcate sovrapposte disegnano la salita continua della torre.
- Il nucleo centrale attorno a cui si avvolge la scala elicoidale, da osservare alzando lo sguardo dal piede della struttura.
- Il belvedere sommitale e, da lì, la vista che offrirebbe sui tetti e sui comignoli di Venezia.
- Il ritmo degli archi a tutto sesto poggianti su colonnine sottili, rivelatore della transizione gotico-Rinascimento.
- La corte interna stessa, scrigno appartato che mette in scena l'apparizione improvvisa del monumento.
Informazioni pratiche
La scala si trova in una discreta corte interna, nelle immediate vicinanze di Campo Manin, nel sestiere di San Marco. L'accesso non è sempre facile da individuare dalla strada: occorre cercare le indicazioni che conducono alla piccola corte su cui si erge la torre.
La visita è a pagamento e dà accesso alla salita della scala fino al belvedere sommitale. Gli orari di apertura e le condizioni di biglietteria sono soggetti a variazioni secondo le stagioni e andrebbero verificati prima di ogni visita presso una fonte ufficiale aggiornata. Nei periodi di grande affluenza, l'accesso alla sommità può essere regolamentato, essendo lo spazio ristretto.
Quiz
- Che cosa significherebbe la parola «bovolo» nel dialetto veneziano?
- A. Una torre di guardia
- B. Una chiocciola / un guscio
- C. Un palazzo patrizio
- A quale periodo viene generalmente datata la scala?
- A. Verso il 1499, alla transizione gotico-Rinascimento
- B. In pieno Seicento barocco
- C. All'inizio del Medioevo
- Che cosa si scopre in cima alla torre?
- A. Una cappella chiusa al pubblico
- B. Un belvedere che offre una vista sui tetti di Venezia
- C. Una sala da ballo

