Sull'ampia piazza di Cremona, la cattedrale eleva una facciata di marmo chiaro affiancata dal Torrazzo, il campanile più alto dell'Italia antica. L'edificio appartiene al mondo romanico dei secoli XII e XIII; ma quando si varca il portale, è l'inizio del Cinquecento a catturare lo sguardo. Tutta la navata, dal pavimento alle volte, si dispiega in un ciclo dipinto delle Storie di Cristo e della Vergine, una delle imprese più ambiziose dell'affresco lombardo del Rinascimento. Nel giro di una ventina d'anni vi si sono succeduti una schiera di maestri: Boccaccio Boccaccino, Gian Francesco Bembo, Altobello Melone, Girolamo Romanino e, a chiudere il dramma, Il Pordenone. La cattedrale di Cremona offre così quel caso raro di un vascello medievale divenuto, per opera del pennello, una galleria dove leggere fianco a fianco le maniere successive di mezzo secolo italiano.
Cremona e la sua cattedrale
Cremona, sulla riva sinistra del Po, nella bassa Lombardia, fu un libero comune prospero prima di passare nell'orbita di Milano. La sua cattedrale, dedicata all'Assunzione della Vergine, sarebbe stata fondata nei primi anni del XII secolo, dopo un terremoto che, secondo la tradizione, avrebbe interrotto un primo cantiere. L'edificio consacrato appartiene pienamente all'arte romanica lombarda: pianta basilicale, materiali di mattone e marmo, scultura dei portali. Nei secoli successivi il complesso si arricchisce — bracci del transetto, elementi gotici, e quella facciata coronata da un rosone e da una loggia. È in questa cornice già carica di storia che si inserisce, tre secoli dopo, la stratificazione di cui ci occupiamo: non una ricostruzione, ma un rivestimento dipinto, una seconda pelle rinascimentale applicata sulle alte pareti della navata.
Il ciclo di affreschi della navata
Il programma ricopre le pareti laterali della navata con una lunga sequenza narrativa dedicata alla vita di Cristo e della Vergine. Le scene si leggono in registri, come le pagine di un libro srotolato, dall'Annunciazione e dalla Natività fino agli episodi della Passione, scandite da architetture dipinte, cornici finte e figure monumentali. L'impresa si svolge per lo più tra il 1506 circa e il 1529, periodo durante il quale diversi pittori si alternano, ciascuno ereditando il lavoro avviato e imponendo il proprio linguaggio. Il risultato non è un insieme omogeneo concepito d'un solo getto, ma una successione di campagne: è precisamente questa stratificazione a costituire il valore documentario del ciclo, dove si vede l'affresco lombardo passare, nell'arco di una generazione, da una dolcezza ancora quattrocentesca a una veemenza del tutto nuova.
I maestri: Boccaccino, Bembo, Melone, Romanino
Il ciclo si apre sotto la guida di Boccaccio Boccaccino, artista cremonese formatosi a contatto con le scuole veneziane, a cui si devono le prime scene nonché parte della decorazione dell'abside. La sua maniera, tenera e luminosa, tinta della grazia veneziana dello scorcio del secolo, dà il tono iniziale. Gli succedono Gian Francesco Bembo e poi Altobello Melone, quest'ultimo introducendo una nota più aspra, un modellato nervoso e illuminazioni contrastate che già annunciano un'intensità drammatica crescente. Viene quindi Girolamo Romanino, pittore bresciano di temperamento possente, le cui figure robuste e la tavolozza calda, nutrite di cultura veneziana, impongono una plasticità nuova. Da un maestro all'altro, il fedele che percorre la navata assiste a una vera e propria montata di tensione: la narrazione, dapprima posata, si carica poco a poco di movimento e di pathos, fino al colpo di tuono finale.
Il dramma della Passione: Il Pordenone
L'ultima campagna spetta a Giovanni Antonio de' Sacchis, detto Il Pordenone, friulano di genio, chiamato a dipingere le scene della Passione sulla parete d'ingresso e sulle campate vicine, verso il 1520-1521. Il suo intervento muta la natura stessa del ciclo. Là dove i suoi predecessori raccontavano, Pordenone travolge: la sua Crocifissionee la suaDeposizioneproiettano le figure verso lo spettatore in uno scorcio violento, moltiplicano le diagonali, i gesti spezzati, i volti convulsi. Vi si è riconosciuto uno dei vertici di ciò che la critica chiamerà più tardi la maniera «anticlassica» dell'Italia settentrionale — una drammaturgia del dolore che rompe con l'equilibrio sereno del Rinascimento fiorentino o romano. Cavalli impennati, folla in tumulto, cielo carico: la parete diventa un teatro dove il sacro si consuma nel tumulto. Questafuria friulana, contemporanea alle grandi ricerche di Michelangelo, segna il punto culminante del ciclo e uno dei capisaldi del manierismo settentrionale.
L'edificio romanico e il Torrazzo, da distinguere
Importa non confondere le stratificazioni. La cattedrale stessa — la sua struttura, i suoi portali scolpiti, la sua pianta — appartiene al romanico lombardo dei secoli XII-XIII; le aggiunte gotiche appartengono al basso Medioevo. Il Torrazzo, campanile che domina la piazza e passa per il più alto campanile antico d'Italia (oltre cento metri), è anch'esso medievale: sarebbe stato ultimato nel XIII secolo e ospita un celebre quadrante astronomico rinascimentale, più tardo. Il battistero ottagonale vicino è del pari medievale. Il contributo propriamente rinascimentale dell'insieme non è dunque l'architettura, ma la decorazione dipinta della navata: è lì, e lì soltanto, che la cattedrale di Cremona entra a pieno titolo nell'atlante del Cinquecento italiano. Tenere presente questa distinzione significa comprendere l'edificio come un palinsesto in cui più secoli si sovrappongono senza confondersi.
Portata
Il ciclo cremonese è annoverato tra i più vasti complessi di affreschi rinascimentali conservati in Lombardia, e il suo interesse risiede tanto nell'ampiezza quanto nella polifonia. Riunendo su una medesima parete Boccaccino, Bembo, Melone, Romanino e Pordenone, esso costituisce un'antologia vivente della pittura nord-italiana del primo terzo del XVI secolo: vi si segue lo scivolamento dalla grazia veneziana al dramma manierista. L'intervento di Pordenone, in particolare, vi è celebrato come un momento decisivo dell'espressionismo settentrionale, spesso commentato nella storia dell'affresco italiano. Per la Lombardia, a lungo polarizzata da Milano e da Leonardo, Cremona ricorda che vi fiorì una scuola provinciale di singolare energia, in dialogo con Venezia, Brescia e il Friuli.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata di marmo e il Torrazzo sulla piazza, per cogliere la stratificazione medievale prima di entrare.
- La navata nel suo insieme, da abbracciare con un solo sguardo: la sequenza continua delle Storie di Cristo e della Vergine dal pavimento alle volte.
- Le prime scene di Boccaccino e la decorazione dell'abside, dove affiora la dolcezza veneziana dell'inizio del ciclo.
- Le scene di Altobello Melone e di Romanino, per misurare la crescita dell'intensità e la plasticità nuova.
- La Crocifissione e la Deposizione di Pordenone, vertice drammatico del ciclo, da vedere per ultime come un punto culminante.
- Il battistero ottagonale vicino, testimone della stratificazione medievale del complesso episcopale.
Informazioni pratiche
La cattedrale di Cremona è un luogo di culto in attività: la visita si svolge nel rispetto delle funzioni, e l'accesso può essere limitato durante le celebrazioni. Gli affreschi si trovano in alto, in una navata a volte in penombra; una luce naturale favorevole o un'illuminazione ausiliaria aiutano grandemente la lettura delle scene. La salita del Torrazzo e la visita del battistero possono essere soggette a condizioni o a biglietti distinti. Per gli orari, le condizioni d'accesso e le eventuali chiusure, conviene far riferimento alle informazioni ufficiali della diocesi o dell'ufficio competente, suscettibili di variare secondo la stagione.
Quiz
Qual è la stratificazione propriamente rinascimentale della cattedrale di Cremona? Il ciclo di affreschi della navata, dell'inizio del XVI secolo — l'edificio e il Torrazzo, invece, sono medievali.
Quale maestro friulano firma la drammatica Crocifissione e la Deposizione del ciclo? Il Pordenone (Giovanni Antonio de' Sacchis) , verso il 1520-1521.
Per che cosa è rinomato il Torrazzo di Cremona? Per essere il più alto campanile antico d'Italia , un'opera medievale che domina la piazza della cattedrale.

