Posta in cima al colle di Arezzo, dominante la città e la valle dell'Arno, la cattedrale di San Donato mette subito a confronto due epoche. La sua sagoma è quella di un grande vascello gotico, austero e verticale, la cui costruzione si sarebbe aperta verso il 1278 per proseguire nel corso dei secoli. Ma all'interno, nella penombra trafitta da luci colorate, veglia un capolavoro di un'altra età: la Santa Maria Maddalena dipinta da Piero della Francesca verso il 1460, figura monumentale e calma che da sola basterebbe a giustificare la salita. La cattedrale si legge così come una stratificazione — navata medievale, vetrate del primo Rinascimento, monumenti funebri gotici e umanistici — che bisogna imparare a distinguere per gustarne ogni strato. È un luogo di culto vivo, e uno dei rari luoghi in cui si incontra Piero fuori dal suo grande ciclo nella basilica di San Francesco, all'altro capo della città.
La cattedrale gotica di Arezzo
L'edificio appartiene anzitutto al Medioevo. Il cantiere si sarebbe aperto verso il 1278, su un'altura che avrebbe già ospitato santuari precedenti, e la costruzione si sarebbe protratta per un tempo lunghissimo, con la facciata principale che ricevette il suo volto definitivo solo molto più tardi, all'inizio del XX secolo. L'impianto è quello di una vasta chiesa gotica italiana: tre navate scandite da alti pilastri, archi a sesto acuto, elevazione ampia e sobria, spoglia del rigoglio ornamentale delle cattedrali del Nord. Lo spazio è concepito per l'ascesa dello sguardo e la circolazione della luce, non per l'accumulo decorativo.
Questa matrice gotica è il contenitore. Ciò che il Rinascimento vi ha deposto — l'affresco di Piero, le vetrate di Marcillat, elementi di scultura — costituisce un innesto, inserito in un vascello già antico di quasi due secoli nel momento in cui lavora Piero. Tenere a mente questa distinzione è la chiave della visita: qui non si guarda un monumento rinascimentale, ma un monumento medievale divenuto, grazie al XV e al XVI secolo, lo scrigno di alcuni gioielli umanistici.
La Santa Maria Maddalena di Piero della Francesca
Il gioiello è lei. Su un pilastro vicino alla sacrestia, un affresco isolato presenta Santa Maria Maddalena a figura intera, monumentale, avvolta in un mantello verde e in una veste rossa, mentre regge il vaso di unguento che è il suo attributo. La si data generalmente intorno al 1460, nella piena maturità di Piero. La santa si iscrive sotto un'arcata finta, come emersa da una nicchia architettata, e il suo volto largo, liscio, quasi impassibile, sprigiona quella gravità silenziosa che è la firma del maestro di Borgo San Sepolcro.
Tutto vi è misura e geometria sensibile: il volume del corpo posato con un'evidenza scultorea, la luce uniforme che modella senza drammatizzare, l'armonia trattenuta dei colori. Piero non racconta una scena; dà a vedere una presenza. La Maddalena, spesso raffigurata come peccatrice pentita o in lacrime, diventa qui una figura di dignità sovrana, monumentale e serena. È l'unica testimonianza di Piero nella cattedrale, e non va confusa con il suo ambizioso ciclo della Leggenda della Vera Croce, dipinto ad affresco nel coro della basilica di San Francesco ad Arezzo — un insieme che appartiene a un'altra scheda. Qui, una sola figura; ma essa concentra da sola tutta l'arte di Piero.
Le vetrate di Guglielmo de Marcillat
L'altro grande apporto rinascimentale della cattedrale riguarda la luce colorata. Negli anni 1520, il maestro vetraio francese Guillaume de Marcillat — italianizzato in Guglielmo de Marcillat — lavora ad Arezzo e vi lascia un insieme notevole di vetrate. Formatosi nella tradizione francese della vetrata e poi attivo in Italia, dove avrebbe operato anche a Roma, Marcillat conferisce alle sue vetrate un'ampiezza monumentale del tutto nuova: scene narrative largamente composte, figure ampie, effetti di prospettiva e di colore che traducono nel vetro le lezioni della pittura italiana del suo tempo.
Le sue finestre, generalmente ricondotte agli anni 1520, sono tra le più stimate del genere in Italia e trasformano l'interno gotico in un teatro di luce. Marcillat avrebbe inoltre segnato durevolmente l'arte di Arezzo, fino a influenzare, si dice, il giovane Vasari, aretino egli stesso. Il contrasto è sorprendente: in un vascello medievale, il primo Rinascimento di Piero e il Rinascimento più maturo di Marcillat convivono, a qualche decennio di distanza, sotto le stesse volte.
Monumenti funebri, Arca di San Donato e la stratificazione medievale da distinguere
La cattedrale conserva infine una ricca galleria di monumenti funebri e liturgici, in cui bisogna di nuovo discernere le epoche. Sull'altare maggiore si erge l'Arca di San Donato, grande arca-reliquiario di marmo dedicata al patrono della città, opera gotica di oreficeria scolpita frutto di un lungo lavoro collettivo. Vi si trova anche il cenotafio di Gregorio X, pontefice morto ad Arezzo nel XIII secolo, il cui monumento ne perpetua la memoria nella cattedrale.
Il tranello classico riguarda il celebre monumento funebre di Guido Tarlati, vescovo e signore di Arezzo: questo grande monumento murale scolpito, con i suoi rilievi narrativi, è un'opera gotica del XIV secolo e non appartiene affatto al Rinascimento, malgrado la sua ambizione. Allo stesso modo, l'Arca di San Donato appartiene all'arte medievale. Di fronte a questi insiemi, la regola di lettura resta costante: sono rinascimentali la Maddalena di Piero e le vetrate di Marcillat; sono medievali l'architettura, il monumento Tarlati e l'arca di San Donato. È in questo dialogo tra le stratificazioni che risiede tutta la ricchezza del luogo.
Rilevanza
La cattedrale di Arezzo illustra un fenomeno proprio dell'Italia: il Rinascimento non vi sorge da terreni vergini, ma si inserisce in edifici medievali esistenti, che arricchisce senza rifondarli. Per l'atlante HitsMap, San Donato è un caso esemplare di questo innesto. La Maddalena di Piero vi aggiunge un valore eccezionale: attesta la presenza del maestro ad Arezzo fuori dal suo ciclo maggiore, e offre, in una sola figura, un condensato della sua arte della forma e del silenzio. Le vetrate di Marcillat, dal canto loro, documentano la circolazione degli artisti tra Francia e Italia e l'irruzione della pittura monumentale nell'arte del vetro. Insieme, fanno di questa cattedrale una tappa obbligata per chi segue le tracce di Piero della Francesca in terra aretina.
Cosa vedere assolutamente
- La Santa Maria Maddalena di Piero della Francesca (1460 ca.), figura monumentale con il vaso di unguento, gioiello della cattedrale.
- Le vetrate di Guglielmo de Marcillat (anni 1520), vetrate narrative ampie che immergono la navata in una luce colorata.
- L'Arca di San Donato sull'altare maggiore, grande arca-reliquiario di marmo dedicata al patrono di Arezzo (arte medievale).
- Il cenotafio di Gregorio X, memoria di un pontefice morto ad Arezzo.
- Il monumento funebre di Guido Tarlati (XIV sec.), grande monumento scolpito gotico, da distinguere accuratamente dalle opere rinascimentali.
- Lo spazio interno gotico stesso, con le alte navate e i pilastri, contenitore medievale di tutti questi tesori.
Informazioni pratiche
La cattedrale di San Donato è un luogo di culto in attività, in cima alla città vecchia di Arezzo, presso il Passeggio del Prato. Gli orari di apertura e le condizioni di accesso alle diverse parti possono variare a seconda delle funzioni e delle stagioni: è meglio verificarli sul posto o presso l'ufficio diocesano prima della visita. Sono attesi un abbigliamento e un comportamento rispettosi. Poiché la luce naturale incide molto sulla lettura delle vetrate e dell'affresco, una visita in pieno giorno, con bel tempo, valorizza al meglio la Maddalena di Piero e le vetrate di Marcillat.
Quiz
Quale pittore ha realizzato la Santa Maria Maddalena della cattedrale di Arezzo, verso il 1460? Piero della Francesca / Vasari / Marcillat
Chi è l'autore delle vetrate rinascimentali della cattedrale, realizzate negli anni 1520? Il maestro vetraio francese Guglielmo de Marcillat / Piero della Francesca / Guido Tarlati
A quale epoca appartiene il monumento funebre di Guido Tarlati? Al XIV secolo, arte gotica / Al Rinascimento / All'epoca antica

