Pochi progetti hanno pesato tanto sulla storia dell'architettura dei giardini e della regia dello spazio quanto il Cortile del Belvedere. Ideato agli albori del Cinquecento, fu un tentativo senza precedenti di imporre un ordine monumentale, unitario e teatrale a un terreno accidentato, nel cuore della città dei papi. Vi si leggono insieme l'ambizione smisurata di un pontefice costruttore, il genio di un architetto nutrito di antico e la nascita di un linguaggio — quello della scenografia urbana — destinato a irrigare tutta l'Europa delle ville e dei giardini.
Il progetto del Bramante per Giulio II
Quando Giulio II sale al soglio di Pietro nel 1503 eredita due complessi edificati e separati da un pendio irregolare: il Palazzo Apostolico, presso la basilica, e, più in alto, la piccola villa di delizie detta del Belvedere, costruita sotto Innocenzo VIII alla fine del Quattrocento. Tra i due si stendeva uno spazio disomogeneo, dislivellato, privo di coerenza.
È a Donato Bramante, allora l'architetto più in vista di Roma, che il papa affida — pare a partire dal 1505 — il compito di collegare i due poli in un'unica composizione. La scelta è di rara ambizione: creare un immenso corridoio a cielo aperto, inquadrato da lunghe gallerie ad arcate, capace di superare il dislivello attraverso una successione di terrazze raccordate da rampe e scalee. L'insieme, lungo diverse centinaia di metri, doveva cogliersi con un solo sguardo dagli appartamenti pontifici, come un vasto quadro costruito.
Il Bramante, che si dice profondamente segnato dalla frequentazione delle rovine romane, avrebbe tratto ispirazione dai grandi complessi antichi a terrazze — si evoca spesso il santuario della Fortuna a Preneste (Palestrina), oppure i teatri e i criptoportici imperiali. Da questa cultura archeologica nasce un'idea nuova per il suo tempo: trattare il suolo stesso, con i suoi livelli e le sue prospettive, come materia prima della composizione. I lavori, avviati mentre l'architetto era ancora in vita, proseguirono dopo la sua morte nel 1514 e conobbero molti rimaneggiamenti; la parte alta, in particolare, fu ultimata solo tardivamente.
Un asse scenografico a terrazze, modello europeo
Ciò che fa del Belvedere una tappa decisiva è il modo in cui organizza lo sguardo. Il cortile non è un semplice spazio utilitario: è concepito come una prospettiva, un dispiegarsi regolato di piani successivi che conducono l'occhio verso un punto culminante. In cima alla composizione l'asse doveva essere coronato da un'ampia nicchia emicilindrica — il nicchione — che chiude e magnifica la fuga dello sguardo. Questo elemento monumentale, la cui forma definitiva viene di norma attribuita a Pirro Ligorio nella seconda metà del Cinquecento, resta uno dei riferimenti visivi più marcati dell'intero complesso.
Il principio — un asse centrale forte, terrazze digradanti, scalee scenografiche, una chiusura a esedra — sarebbe diventato la grammatica stessa del giardino del Rinascimento italiano, e poi europeo. Se ne ritrova l'eco, più o meno diretta, nelle grandi ville delle generazioni successive: la villa d'Este a Tivoli, la villa Farnese a Caprarola, i giardini medicei e, oltre le Alpi, l'arte delle prospettive alla francese che culminerà a Versailles. Il Belvedere non inventa da solo questa tradizione, ma ne offre il primo grande manifesto su scala monumentale: il giardino si fa architettura, e l'architettura, spettacolo.
Va ricordata anche la funzione festiva del cortile. Nell'assetto iniziale il vasto spazio inferiore poteva fare da cornice a spettacoli, tornei e intrattenimenti di corte, mentre le gallerie offrivano agli spettatori gradinate naturali. Il Belvedere fu dunque anche una macchina per rappresentare il prestigio pontificio.
Il Cortile Ottagono: Laocoonte e Apollo
All'estremità alta dell'insieme, dal lato dell'antica villa di Innocenzo VIII, si trova il cortile destinato a diventare il cuore simbolico del luogo: il Cortile delle Statue, poi risistemato come Cortile Ottagono. È qui che Giulio II fece collocare, fin dai primi anni del cantiere, alcune delle sculture antiche più celebri mai riportate alla luce.
L'Apollo detto del Belvedere, statua che darà il nome al tipo, vi prende posto molto presto. Ma l'evento fondativo resta la scoperta, nel 1506, del gruppo del Laocoonte sull'Esquilino, a Roma. Si racconta che lo stesso Michelangelo fu chiamato a valutarlo; il papa acquistò subito l'opera e la fece installare nel cortile. Questo marmo folgorante, che mostra il sacerdote troiano e i suoi figli soffocati dai serpenti, esercitò un fascino immediato e duraturo sugli artisti del Rinascimento e del Barocco, che vi riconobbero l'incarnazione del pathos antico.
Attorno a questi due capolavori si costituì a poco a poco quello che si può considerare il nucleo delle collezioni di scultura antica del Vaticano, antenato diretto degli attuali Musei. Il cortile delle statue non era un museo in senso moderno: era un giardino di antichità, un luogo semiprivato dove il papa e i suoi ospiti venivano a contemplare i modelli ammirati dell'Antichità. Ma l'intenzione — raccogliere, esporre, tramandare — vi era già in germe.
Il frazionamento successivo
Occorre però guardarsi dall'immaginare oggi il cortile così come il Bramante l'aveva sognato. La grande prospettiva unitaria fu infatti spezzata da due interventi maggiori. Nel 1587, sotto Sisto V, la costruzione trasversale dell'edificio della Biblioteca Vaticana tagliò in due il lungo spazio, interrompendo di netto lo slancio dell'asse. Più tardi, nell'Ottocento, l'edificazione del Braccio Nuovofrazionò ulteriormente l'insieme. Della composizione scenografica originaria restano dunque soltanto frammenti: tratti di gallerie, ilnicchione, il Cortile Ottagono, alcuni dislivelli — preziose testimonianze di un disegno grandioso che oggi si deve ricostruire con l'immaginazione e con le antiche incisioni.
Cosa vedere assolutamente
- Il Cortile Ottagono, scrigno delle antichità, con la sua disposizione a pareti smussate ereditata dalla risistemazione cinquecentesca.
- Il Laocoonte, scoperto nel 1506, vertice del pathos scolpito antico e pezzo fondativo delle collezioni.
- L'Apollo del Belvedere, ideale di bellezza classica che diede il nome al tipo e ispirò generazioni di artisti.
- Il nicchione, la grande nicchia emicilindrica la cui forma finale è attribuita a Pirro Ligorio, che corona l'asse.
- I resti delle lunghe gallerie ad arcate, per leggere, per frammenti, l'ampiezza della prospettiva voluta dal Bramante.
Informazioni pratiche
Il Cortile del Belvedere e, soprattutto, il Cortile Ottagono che ne dipende rientrano nel percorso dei Musei Vaticani. Il Cortile Ottagono e le sue sculture antiche (Laocoonte, Apollo) si visitano all'interno delle collezioni; i grandi assi del Bramante, oggi frazionati e in parte occupati da edifici amministrativi e dalla Biblioteca, si percepiscono solo parzialmente da alcuni punti del percorso. L'accesso avviene dall'ingresso generale dei Musei; data l'affluenza è vivamente consigliata la prenotazione di una fascia oraria. Conviene verificare orari e modalità in vigore presso le fonti ufficiali prima della visita.
Quiz
- Per quale papa il Bramante ideò il Cortile del Belvedere?
- Leone X
- Giulio II
- Sisto V
- Quale grande opera antica, scoperta nel 1506, fu collocata nel cortile?
- La Venere di Milo
- Il Laocoonte
- Il Discobolo
- Quale edificio, costruito nel 1587, venne a spezzare la grande prospettiva del cortile?
- Il Braccio Nuovo
- La Biblioteca Vaticana (sotto Sisto V)
- La Cappella Sistina

