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Rinascimento italiano

La Collegiata di Sant'Andrea a Empoli e il suo museo

Empoli

La Collegiata di Sant'Andrea a Empoli e il suo museo

Sulla piazza principale di Empoli, a metà strada tra Firenze e Pisa nel basso Valdarno, la Collegiata di Sant'Andrea innalza una facciata di marmo bicromo che sembra citare, a poche leghe di distanza, il linguaggio dei grandi edifici fiorentini dell'XI e del XII secolo. Questa apparenza di sobrietà romanica è ingannevole: la chiesa è il nucleo di un complesso religioso e artistico la cui importanza supera di gran lunga la piccola città che lo custodisce. Addossato al fianco del santuario, il Museo della Collegiata di Sant'Andrea conserva un patrimonio che sarebbe tra i più anticamente costituiti della Toscana in materia di arte sacra, e dove il Rinascimento fiorentino — da Masolino da Panicale a Francesco Botticini, da Filippo Lippi agli scultori Rossellino e alla bottega dei della Robbia — si offre a chi si concede la deviazione fuori dai grandi circuiti. Il luogo invita così a distinguere con cura più strati: la pelle romanica medievale della facciata, i fondi gotici ancora abitati dall'oro e dal ritmo delle pale d'altare, e lo strato propriamente rinascimentale che è oggetto di questa scheda.

La Collegiata e la sua facciata

La facciata di Sant'Andrea appartiene a quella famiglia di opere toscane che, tra l'XI e il XII secolo, hanno declinato il motivo dell'intarsio geometrico in marmi bianco e verde. Sarebbe, per la sua composizione ad arcate cieche e i suoi giochi di losanghe, una parente provinciale di due prestigiosi modelli fiorentini: la facciata di San Miniato al Monte e quella del Battistero. Le si attribuisce tradizionalmente un'origine romanica, con la parte bassa che risalirebbe secondo la tradizione al XII secolo; il coronamento superiore, invece, sarebbe stato completato molto più tardi in uno spirito di armonia neomedievale, il che spiega l'unità un po' troppo levigata dell'insieme. Occorre dunque leggere questa facciata come un palinsesto: romanica nell'intenzione, restaurata e prolungata nel corso dei secoli. L'interno, più volte rimaneggiato, conserva ben poco dell'aspetto che poteva avere nel Rinascimento; è per questo che l'essenziale del patrimonio mobile è stato riunito nel museo attiguo, dove si offre allo sguardo in condizioni migliori che disperso nella penombra liturgica.

Il Museo della Collegiata

Fondato nella seconda metà del XIX secolo per raccogliere le opere provenienti dalla chiesa e dagli edifici religiosi del territorio di Empoli, il Museo della Collegiata passa per uno dei più antichi musei d'arte sacra della Toscana. Il suo interesse risiede meno nelle dimensioni che nella qualità e nella coerenza del suo patrimonio: dipinti su tavola, affreschi staccati, sculture e terrecotte vi tracciano, sala dopo sala, una storia dell'arte fiorentina vista dalla sua periferia. Vi si segue il passaggio dall'estetica tardogotica — dove l'oro del fondo e la linea sinuosa dominano — alla conquista rinascimentale dello spazio, del volume e della luce naturale. Il museo riunisce così dei nomi che, ciascuno a suo modo, scandiscono questo mutamento: Lorenzo Monaco per lo strato gotico, poi Masolino, Filippo Lippi, Botticini e gli scultori della generazione di Bernardo Rossellino per lo strato propriamente rinascimentale. Le attribuzioni e l'allestimento, qui come in ogni museo vivo, sarebbero suscettibili di variare al procedere degli studi e dei restauri.

Masolino e Filippo Lippi

Il nome di Masolino da Panicale, pittore associato al giovane Masaccio nell'avventura decisiva della Cappella Brancacci, è uno dei più preziosi della collezione. Gli si attribuiscono a Empoli affreschi e opere su tavola — tra cui una Madonna e una Pietà sarebbero state ricondotte alla sua mano o alla sua cerchia — che testimonierebbero di quella pittura di transizione in cui la dolcezza gotica si apre già a una nuova plasticità. Masolino incarna il momento cardine: né del tutto il mondo antico, né del tutto la rivoluzione masaccesca, ma un intervallo di grande finezza. Al suo fianco, la presenza di Filippo Lippi — carmelitano fiorentino la cui arte della linea e del sentimento segnerà a lungo la seconda metà del Quattrocento — inscrive Empoli nella scia diretta delle botteghe della città vicina. L'opera lippesca conservata o transitata per il museo apparterrebbe a quella pittura chiara, tenera e sapiente che prepara l'eleganza di Botticelli. Pur con ogni prudenza quanto alle attribuzioni precise, queste due figure bastano a fare del patrimonio di Empoli una tappa nella storia della pittura fiorentina.

Botticini e il Tabernacolo

Il gioiello più celebre del museo sarebbe il grande Tabernacolo del Sacramento dovuto a Francesco Botticini, pittore fiorentino attivo nella seconda metà del XV secolo, formatosi nell'ambito di Verrocchio e vicino per spirito a Botticelli. Questo insieme — tavola dipinta destinata a incorniciare e onorare la riserva eucaristica — dispiegherebbe una composizione ricca di figure di angeli e di santi, una tavolozza luminosa e quel senso della scenografia architettonica che caratterizza l'arte fiorentina di quei decenni. Il Tabernacolo del Sacramento passa per una delle realizzazioni maggiori di Botticini e, da solo, giustificherebbe la fama del museo. Illustra a meraviglia il modo in cui un centro secondario come Empoli poteva commissionare a un maestro della capitale un'opera di ambizione, radicata nella devozione locale ma nutrita del grande stile fiorentino. L'esatta disposizione delle tavole e l'attribuzione di alcune parti resterebbero tuttavia da considerare con la riserva che si addice alle opere complesse più volte studiate.

I Rossellino e la bottega dei della Robbia

La scultura non è da meno. Il museo conserverebbe un'opera di Bernardo Rossellino, scultore e architetto fiorentino la cui bottega — che condivise in particolare con il fratello Antonio — è tra le più raffinate del Quattrocento: una Madonna col Bambino, o un'Annunciazione, vi testimonierebbe di quell'arte del rilievo in marmo tutta di tenerezza contenuta e di nitidezza dei piani. A questa scultura sapiente rispondono le terrecotte invetriate della bottega dei della Robbia, quella dinastia che fece dell'argilla invetriata bianca e azzurra una firma del Rinascimento fiorentino, insieme popolare e di una purezza formale assoluta. Le Madonne, le ghirlande di frutta e i medaglioni robbiani apportano al percorso la loro nota di colore fresco e la loro dolcezza di modellato. È questa congiunzione — pittura e scultura, marmo e terra invetriata, Firenze e il suo territorio — a dare al patrimonio di Empoli la sua coerenza: un microcosmo del Rinascimento toscano riunito a pochi passi dalla facciata romanica che lo annunciava.

Portata

L'interesse di Empoli risiede nella sua posizione singolare: né santuario di primo piano come le grandi basiliche fiorentine, né sito dimenticato, ma centro secondario capace di attirare maestri di primo rango. Il museo offre, su un percorso raccolto, una lettura quasi didattica del passaggio dal tardogotico al Rinascimento, con opere di qualità e una notevole densità di nomi. Per il viaggiatore curioso che cerca il Rinascimento fuori dalle code fiorentine, la Collegiata e il suo museo costituiscono una tappa d'eccezione, dove la storia dell'arte si offre allo sguardo senza la calca dei grandi siti.

Cosa vedere assolutamente

  • La facciata di marmo bicromo, da leggere come un'eco provinciale di San Miniato al Monte e del Battistero di Firenze.
  • Il Tabernacolo del Sacramento di Francesco Botticini, pezzo più celebre del museo.
  • Le opere attribuite a Masolino da Panicale, tra cui una Madonna e una Pietà, testimoni della pittura di transizione.
  • La presenza di Filippo Lippi, tappa della pittura fiorentina del Quattrocento.
  • La scultura attribuita a Bernardo Rossellino (Madonna col Bambino o Annunciazione), finezza del marmo fiorentino.
  • Le terrecotte invetriate della bottega dei della Robbia, bianco e azzurro del Rinascimento toscano.

Informazioni pratiche

Il Museo della Collegiata di Sant'Andrea si visita in un edificio attiguo alla chiesa, sulla piazza centrale di Empoli, facilmente raggiungibile da Firenze tramite la linea ferroviaria del Valdarno. L'allestimento, le attribuzioni e il percorso di visita sarebbero suscettibili di variare al procedere dei restauri e delle campagne di studio; alcune opere possono essere temporaneamente spostate o prestate. Poiché gli orari e le condizioni di accesso non sono garantiti, è prudente verificare presso il museo o l'ufficio turistico prima di ogni spostamento. La chiesa, luogo di culto, può conoscere restrizioni di visita durante le funzioni.

Quiz

Quale facciata fiorentina imiterebbe la Collegiata di Sant'Andrea ? Quella di San Miniato al Monte e del Battistero di Firenze.

Quale pittore è l'autore del celebre Tabernacolo del Sacramento conservato al museo ? Francesco Botticini.

Quale scultore fiorentino avrebbe lasciato a Empoli una Madonna col Bambino o un'Annunciazione ? Bernardo Rossellino.