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Rinascimento italiano

Cappella Sistina

Cité du Vatican

Cappella Sistina

La Cappella Sistina è probabilmente lo spazio dipinto più celebre al mondo. Sotto i suoi affreschi scorre l'intera storia della salvezza, dalla Creazione alla fine dei tempi, affidata a una generazione di artisti che ha inventato l'idea stessa di Rinascimento. È anche un luogo vivo: qui i cardinali, riuniti a porte chiuse, eleggono il papa. Cappella palatina dei pontefici, riunisce in un solo ambiente la funzione liturgica, la memoria politica della Chiesa e una vetta assoluta dell'arte occidentale.

La cappella di Sisto IV e gli affreschi del Quattrocento

L'edificio deve il suo nome a papa Sisto IV (Francesco della Rovere), che la fece ricostruire dove sorgeva un'antica sala, la Cappella Magna. I lavori, diretti secondo la tradizione dall'architetto Baccio Pontelli e sovrintesi da Giovannino de' Dolci, si svolsero in gran parte tra il 1473 e il 1481 circa. La pianta è di una sobrietà voluta: un'ampia aula rettangolare le cui proporzioni (circa 40 metri di lunghezza per una decina di larghezza) richiamerebbero, secondo un'interpretazione spesso citata, quelle del Tempio di Salomone descritto nella Bibbia. All'esterno, i muri spessi e il camminamento di ronda merlato tradiscono una funzione difensiva: la cappella fa parte di un complesso fortificato.

L'interno, invece, fu affidato ai migliori pittori dell'epoca. Verso il 1481-1482 una vera e propria squadra di artisti fiorentini e umbri venne chiamata a Roma per ornare le pareti laterali con due cicli contrapposti: a sinistra le Storie di Mosè, a destra le Storie di Cristo, a illustrare la corrispondenza tra Antico e Nuovo Testamento. Tra questi maestri figurano il Perugino, presunto regista del cantiere, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e, poco più tardi, Luca Signorelli, coadiuvati da numerosi collaboratori di bottega, tra cui, nell'entourage del Perugino, un giovanissimo Pinturicchio.

Il pannello più ammirato di questo insieme è probabilmente la Consegna delle chiavi del Perugino, dove Cristo affida a san Pietro le chiavi del regno: un'affermazione diretta del primato pontificio. La composizione, di limpido equilibrio, dispiega una vasta piazza lastricata che fugge verso un tempio a cupola idealizzato, incorniciato da due archi di trionfo: è una delle dimostrazioni più pure della prospettiva del primo Rinascimento. Botticelli firma dal canto suo diverse scene di grande forza, tra cui la Punizione di Coree leTentazioni di Cristo. Al di sopra di questi racconti, una galleria di ritratti di papi corre lungo le finestre, mentre il registro inferiore era decorato con finti drappeggi, poi completati da veri arazzi. La parete d'altare recava allora un'Assunzionedel Perugino, oggi perduta: sarà sacrificata qualche decennio più tardi per fare posto alGiudizio universale.

La volta di Michelangelo

Nel 1508 papa Giulio II (Giuliano della Rovere, nipote di Sisto IV) affida a Michelangelo la decorazione della volta, fino ad allora ornata da un semplice cielo stellato. L'artista, che si considera anzitutto scultore e in un primo momento è riluttante di fronte all'incarico, realizzerà in poco più di quattro anni (1508-1512) uno dei cicli più vertiginosi della storia della pittura, in gran parte in autonomia, una volta congedati i primi aiuti, lavorando in piedi su un'impalcatura di sua stessa concezione.

Su quasi 500 metri quadrati dispiega un'architettura dipinta a trompe-l'œil che struttura l'intero soffitto. Al centro si succedono nove scene della Genesi, dall'Ebbrezza di NoèallaSeparazione della luce dalle tenebre. Nel loro cuore campeggia la Creazione di Adamo, dove le dita quasi congiunte di Dio e dell'uomo sono diventate una delle immagini più riconoscibili di tutta la cultura visiva. Attorno a questi racconti Michelangelo dispone un intero popolo di figure: i Profeti dell'Antico Testamento e le Sibille pagane, colossali e assorti, tutti annunciatori della venuta di Cristo; gli Ignudi, giovani nudi di plasticità scultorea seduti agli angoli delle scene; gli antenati di Cristo nelle lunette; e, nei quattro pennacchi angolari, episodi della salvezza d'Israele, tra cui Davide e GoliaeGiuditta e Oloferne.

L'insieme colpisce per la monumentalità dei corpi, la torsione delle pose e una gamma cromatica il cui splendore, a lungo attutito dallo sporco e dalla fuliggine, è stato riportato alla luce dal restauro degli anni 1980-1990, lavori che suscitarono peraltro accesi dibattiti. Con questa volta Michelangelo impone un linguaggio di potenza corporea ed energia trattenuta che segnerà durevolmente il manierismo e tutta l'arte a venire.

Il Giudizio universale

Quasi un quarto di secolo più tardi Michelangelo torna nella cappella, ormai sessantenne. Su commissione di papa Clemente VII e poi soprattutto di Paolo III (Alessandro Farnese), dipinge sull'intera parete d'altare l'immenso Giudizio universale, tra il 1536 e il 1541 circa. L'affresco copre l'intera parete, il che impose di distruggere le opere che vi si trovavano, tra cui l'Assunzione del Perugino e due scene dei cicli del Quattrocento.

Al centro, un Cristo giudice atletico, quasi apollineo, leva il braccio in un gesto sovrano che innesca il movimento vorticoso di tutta la composizione: alla sua sinistra i dannati precipitano verso l'inferno, dove li attende Caronte con la sua barca; alla sua destra gli eletti si sollevano verso il cielo. Intorno, una folla di santi esibisce gli strumenti del proprio martirio: san Bartolomeo mostra la propria pelle scorticata, sulla quale Michelangelo avrebbe celato il proprio autoritratto deformato, ipotesi spesso avanzata. L'opera, di tragica gravità, rompe con la serenità del Quattrocento: porta l'impronta delle angosce del suo secolo, segnato dal sacco di Roma del 1527 e dalle lacerazioni della Riforma.

La sua massiccia nudità fece scandalo fin dall'inizio. Dopo la morte dell'artista, nello spirito del Concilio di Trento, si incaricò il pittore Daniele da Volterra di coprire alcune nudità con veli e panneggi, il che gli valse il soprannome beffardo di braghettone. Diversi di questi ridipinti sono stati conservati nei restauri moderni, testimoni della storia travagliata dell'opera.

Il conclave

Oltre alla sua decorazione, la Cappella Sistina assolve una funzione istituzionale di primo piano: è il luogo del conclave. Dalla fine del XV secolo, e in modo divenuto pressoché esclusivo in età moderna, è sotto la volta di Michelangelo che i cardinali elettori si riuniscono, isolati dal mondo (cum clave, «sotto chiave»), per eleggere il nuovo papa. Vi si installa allora la stufa, la cui fumata, nera o bianca, annuncia a piazza San Pietro l'esito, negativo o positivo, dello scrutinio. Questa continuità conferisce alla cappella una dimensione unica: non è un museo cristallizzato, ma uno spazio sacro tuttora in uso, dove l'arte del Rinascimento fa da cornice a uno dei più antichi rituali dell'Occidente.

Cosa vedere assolutamente

  • La Creazione di Adamo di Michelangelo, al centro della volta: la scintilla tra le due mani protese.
  • Il Giudizio universale sulla parete d'altare: il Cristo giudice e il vortice dei risorti.
  • La Consegna delle chiavi del Perugino, sulla parete destra: capolavoro di prospettiva e manifesto del primato pontificio.
  • Le Sibille e i Profeti, insieme agli Ignudi, figure monumentali che scandiscono la volta.
  • I cicli gemelli delle Storie di Mosè e delle Storie di Cristo, di Botticelli, Ghirlandaio, Rosselli e Signorelli.

Informazioni pratiche

L'accesso alla Cappella Sistina avviene unicamente attraverso i Musei Vaticani, di cui costituisce la meta finale del percorso di visita: la si raggiunge dopo le gallerie, le Stanze di Raffaello e le altre collezioni pontificie. È vivamente consigliata la prenotazione online del biglietto per evitare lunghe file. Sul posto viene richiesto il silenzio e la fotografia è vietata all'interno della cappella; è richiesto un abbigliamento decoroso che copra spalle e ginocchia, come nei luoghi di culto. Nei periodi di conclave o di celebrazioni l'accesso può essere sospeso. Per orari, tariffe e giorni di chiusura si rimanda alle informazioni ufficiali dei Musei Vaticani.

Quiz

1. Quale papa ha dato il nome alla Cappella Sistina?

  • A) Giulio II
  • B) Sisto IV
  • C) Paolo III

2. Quale scena occupa il centro della volta di Michelangelo?

  • A) La Creazione di Adamo
  • B) Il Giudizio universale
  • C) La Consegna delle chiavi

3. A cosa serve ancora oggi la Cappella Sistina?

  • A) A incoronare i re d'Italia
  • B) A riunire il conclave che elegge il papa
  • C) A conservare gli archivi segreti del Vaticano