HitsMap

Rinascimento italiano

La Cappella Brancacci: la culla del Rinascimento

Florence

La Cappella Brancacci: la culla del Rinascimento

Ci sono luoghi modesti per dimensioni e immensi per portata. La Cappella Brancacci, incastonata nel transetto della chiesa carmelitana di Santa Maria del Carmine, sulla riva sinistra dell'Arno, nel popolare quartiere dell'Oltrarno, è uno di questi. Sulle sue pareti un pittore morto prima dei trent'anni, Masaccio, ha reinventato il significato stesso del dipingere. Prospettiva geometrica, luce che scaturisce da un'unica sorgente, corpi finalmente gravati di un peso reale, volti attraversati da un'emozione nuda: in pochi metri quadrati di affresco si trova enunciato l'intero programma del Quattrocento fiorentino. Due generazioni di artisti verranno qui a sedersi per imparare. È qui, più che altrove, che nasce la pittura moderna.

Una rivoluzione pittorica: Masaccio e Masolino

Intorno al 1424 la potente famiglia mercantile dei Brancacci commissiona la decorazione della propria cappella gentilizia, dedicata a san Pietro. Il cantiere riunisce due pittori che tutto sembra opporre. Masolino da Panicale, il più anziano, appartiene ancora al mondo aggraziato del tardogotico: le sue figure sono eleganti, i suoi colori raffinati, il suo disegno di una dolcezza lineare. Di fronte a lui Masaccio — soprannome che significa all'incirca «il grosso goffo», per contrasto con la finezza mondana del collega — lavora in tutt'altra direzione.

Masaccio ha compreso ciò che Brunelleschi teorizza in architettura e ciò che Donatello scolpisce nel marmo: lo spazio non è un fondale piatto ma un volume misurabile, retto da una prospettiva unificata. I suoi personaggi non fluttuano più; stanno in piedi, ancorati al suolo, e proiettano un'ombra coerente perché la luce della cappella possiede una direzione precisa, come quella che entra realmente dalla finestra. I corpi hanno un peso, un'architettura interna, una gravità. E soprattutto i volti pensano e soffrono. Questa conquista simultanea dello spazio, della luce e dell'emozione umana costituisce il fondamento di tutto ciò che seguirà, da Piero della Francesca a Michelangelo.

La ripartizione esatta delle scene tra i due maestri resta discussa dagli storici (aVerifier), ma la linea di demarcazione si legge a occhio nudo: là dove Masolino placa e abbellisce, Masaccio drammatizza e dà carne.

Le scene: Adamo ed Eva, il Pagamento del tributo

Il contrasto esplode già all'ingresso della cappella, sui due pilastri contrapposti. Da un lato la Tentazione di Adamo ed Eva di Masolino: due corpi ideali, levigati, quasi impassibili, un serpente dal volto umano, un momento sospeso in un'eleganza serena. Dall'altro la Cacciata dal Paradiso terrestre di Masaccio, una delle immagini più sconvolgenti di tutta l'arte occidentale. Adamo si copre il volto con le mani, schiacciato dalla vergogna; Eva urla, la bocca spalancata su un grido che crediamo di udire, il corpo ripiegato in un gesto di pudore disperato. Scacciati da un angelo, avanzano verso di noi, nudi, invecchiati di colpo dal dolore. Non sono più simboli teologici: sono due esseri umani che hanno appena perduto ogni cosa.

Il capolavoro del ciclo resta tuttavia il Pagamento del tributo (Il Tributo), vasto affresco dispiegato nel registro superiore della parete sinistra. La scena racconta, in una narrazione continua — procedimento che giustappone più momenti in un medesimo spazio —, l'episodio evangelico in cui Cristo ordina a Pietro di trovare nella bocca di un pesce la moneta destinata a pagare l'imposta del Tempio. Al centro il gruppo degli apostoli forma un'assemblea di uomini gravi, panneggiati all'antica, disposti in semicerchio in un paesaggio che arretra davvero verso montagne azzurrate dalla distanza. La prospettiva fugge verso il capo di Cristo; la luce modella ogni piega. Vi si è giustamente riconosciuto il primo «quadro» monumentale del Rinascimento.

Attorno si dispiegano altri episodi della Vita di san Pietro: San Pietro che risana gli infermi con la sua ombra, austera processione lungo una via fiorentina dove l'apostolo passa e dove l'ombra stessa si fa operante; la Distribuzione dei beni e la morte di Anania; il battesimo dei neofiti, con il celebre uomo tremante che rabbrividisce sulla riva dell'acqua. Ovunque la stessa dignità umana, la stessa verità fisica.

Il completamento di Filippino Lippi; la scuola dei maestri

Il cantiere si interrompe bruscamente. Masolino parte, Masaccio lascia Firenze per Roma, dove muore giovanissimo, intorno al 1428, a ventisei o ventisette anni. La cappella resta incompiuta per mezzo secolo. Soltanto verso il 1480 Filippino Lippi — figlio del pittore Filippo Lippi e a sua volta allievo di Botticelli — riceve l'incarico di completare il ciclo. Compito temibile: bisogna insinuarsi nello stile di un gigante senza tradirlo. Filippino vi riesce con un tatto notevole, portando a termine le scene lasciate in sospeso (tra cui la Resurrezione del figlio di Teofilo e il Martirio di san Pietro), al punto che spesso occorre un occhio esperto per distinguere la sua mano da quella dei predecessori. La parte spettante a ciascuno dei tre artisti resta, su alcune figure, dibattuta (aVerifier).

Ben presto la cappella diventa una vera e propria accademia a cielo aperto. Tutto ciò che Firenze conta di giovani talenti viene qui a copiare Masaccio, taccuino alla mano: Leonardo da Vinci, Botticelli e il giovane Michelangelo. La tradizione racconta che fu proprio qui, durante una lite con lo scultore Pietro Torrigiano, che Michelangelo ebbe il naso rotto — incidente di cui portò il segno per tutta la vita (aneddoto tramandato dalla tradizione, aVerifier). Vasari farà della Brancacci il luogo di formazione per eccellenza, la scuola dove si imparava, si diceva, a dipingere «alla moderna».

Una parola infine sullo scrigno: la chiesa di Santa Maria del Carmine fu devastata da un incendio nel XVIII secolo e ricostruita in uno stile barocco che di medievale conserva ben poco. Per una fortuna inaudita la Cappella Brancacci fu risparmiata dalle fiamme, e i suoi affreschi ci sono giunti — restaurati alla fine del XX secolo, che ha restituito loro lo splendore cromatico a lungo offuscato dalla fuliggine e dalle ridipinture.

Cosa vedere assolutamente

  • La Cacciata dal Paradiso terrestre di Masaccio: il grido di Eva e la vergogna di Adamo, vertice dell'emozione umana in pittura.
  • Il Pagamento del tributo: la prospettiva, il paesaggio che arretra, l'assemblea degli apostoli — il primo grande «quadro» del Rinascimento.
  • Il confronto frontale tra la Tentazione di Masolino e la Cacciata di Masaccio: due mondi, l'antico e il nuovo, faccia a faccia.
  • San Pietro che risana con la sua ombra: la via fiorentina e l'ombra operante, prodigio di naturalismo.
  • Le parti di Filippino Lippi: l'esercizio di umiltà di un grande pittore che porta a termine l'opera di un maestro scomparso.

Informazioni pratiche

La cappella si visita all'interno della chiesa di Santa Maria del Carmine, in Piazza del Carmine, nell'Oltrarno fiorentino. A causa della fragilità degli affreschi e dell'esiguità dello spazio, l'accesso è contingentato: il numero di visitatori contemporanei e la durata della visita sono limitati, ed è generalmente necessaria una prenotazione preventiva. Consultare il sito ufficiale dei musei civici di Firenze per modalità, tariffe e fasce orarie aggiornate (orari non riportati qui, aVerifier). Si tenga presente che la cappella ha un ingresso distinto rispetto alla navata della chiesa.

Quiz

  1. Quale pittore è autore della sconvolgente Cacciata dal Paradiso terrestre? Masaccio — e non Masolino, autore della Tentazione accanto.
  2. Chi completò il ciclo di affreschi verso il 1480, mezzo secolo dopo la sua interruzione? Filippino Lippi.
  3. Secondo la tradizione, quale grande artista ebbe il naso rotto durante una rissa mentre studiava in questa cappella? Michelangelo (colpito da Torrigiano).