Bisogna guardare Firenze da lontano, dalle colline di Fiesole o dal piazzale di San Miniato, per capire davvero che cosa abbia di eccezionale la sua cattedrale. Non è la lunga navata gotica a rapire lo sguardo, né la facciata di marmo, ma quell'immensa cupola di mattoni rossi che sovrasta l'intera città, più alta di ogni cosa, visibile da ovunque. Santa Maria del Fiore racconta due storie in una sola: quella di un'ambiziosa cattedrale medievale, avviata alla fine del Duecento, e quella di un'impresa tecnica del Quattrocento che mutò il corso dell'architettura occidentale. Perché se l'edificio è gotico, la sua cupola è invece considerata uno degli atti fondativi del Rinascimento.
La cattedrale gotica: Arnolfo di Cambio
Il cantiere si apre nel 1296, su progetto attribuito all'architetto e scultore Arnolfo di Cambio. Firenze, repubblica mercantile in piena espansione, vuole una cattedrale all'altezza della propria potenza, capace di superare quelle delle rivali toscane, Siena e Pisa. La si dedica alla Vergine, sotto il vocabolo poetico di Santa Maria del Fiore, in eco al giglio emblema della città.
La portata del progetto ha del vertiginoso. L'edificio si innalza lentamente, per oltre un secolo, sotto la guida di più capomastri succedutisi dopo la morte di Arnolfo. Giotto, nominato responsabile della fabbrica, si dedica soprattutto al campanile vicino che ancora oggi porta il suo nome. La navata gotica, le sue ampie campate, il coro a trifoglio orlato di cappelle prendono forma nel corso dei decenni. Ma resta un problema, e non da poco: all'incrocio del transetto si apriva un'enorme luce ottagonale, un tamburo destinato ad accogliere una cupola. E nessuno sapeva come coprirlo. La distanza da valicare era tale che nessuna tecnica nota pareva in grado di superarla. Per anni la cattedrale rimase così, aperta sul cielo, come una sfida lanciata alle generazioni a venire.
La sfida della cupola: il concorso e Brunelleschi
Il tamburo attendeva la sua copertura come un enigma. Costruire una centina di legno — quell'armatura provvisoria che tradizionalmente sostiene una volta durante la costruzione — avrebbe richiesto un'impalcatura talmente gigantesca da sembrare irrealizzabile, sia per la quantità di legname sia per la stabilità. La stessa geometria dell'ottagono, così largo, scoraggiava le soluzioni consuete.
Nel 1418 l'Opera del Duomo, l'istituzione che governa il cantiere, bandisce un concorso per risolvere il problema. Tra i concorrenti si presenta Filippo Brunelleschi, orafo e scultore di formazione, che aveva soggiornato a Roma per studiarne le rovine antiche, in particolare il Pantheon e le sue tecniche di voltatura. Di fronte a lui, il rivale di sempre, Lorenzo Ghiberti, autore delle celebri porte bronzee del Battistero. Brunelleschi avanza un'idea radicale: erigere la cupola senza centina di legno. Si racconta che rifiutasse di svelare i propri disegni per timore che gli venissero rubati, il che alimentò la leggenda intorno alla sua persona.
Ottiene infine la direzione del cantiere della cupola, condotta dal 1420 al 1436. La rivalità con Ghiberti, per un certo tempo associato all'impresa, segnò quegli anni; ma fu proprio il genio di Brunelleschi a imporsi, unico signore dell'opera.
La prodezza tecnica: doppia calotta, senza centina
Ciò che Brunelleschi realizza ha del prodigioso, e resta a tutt'oggi la più grande cupola in muratura mai costruita. La sua soluzione poggia su più invenzioni combinate tra loro.
Anzitutto la doppia calotta: due gusci incastrati l'uno nell'altro. Un guscio interno, spesso e portante, garantisce la solidità dell'insieme; un guscio esterno, più leggero, lo protegge dalle intemperie e gli conferisce la sagoma slanciata e inconfondibile. Tra i due corre un'intercapedine in cui trovano posto le scale per cui oggi si sale fino alla sommità.
Poi la disposizione dei mattoni. Brunelleschi ne colloca una parte secondo un motivo a spina di pesce (spinapesce): questa disposizione a chevron permetteva ai corsi successivi di sostenersi a vicenda durante l'ascesa, bloccando ogni anello di muratura via via che si chiudeva. Così la cupola si costruiva per cerchi orizzontali autoportanti, senza il minimo cassero sospeso nel vuoto.
A ciò si aggiungono i cerchiaggi — anelli di pietra, di legno e di ferro che cingono la struttura per contenere le spinte laterali e impedire all'ottagono di aprirsi sotto il proprio peso. Infine Brunelleschi ideò lui stesso le macchine di sollevamento necessarie a issare a grande altezza le tonnellate di materiali: argani, gru e congegni mossi dai buoi, la cui ingegnosità colpì i contemporanei quanto la cupola stessa.
Il coronamento dell'edificio, la lanterna di marmo che ne cinge la sommità e ne stabilizza la chiave, fu anch'esso disegnato dal Brunelleschi; venne posta però soltanto dopo la sua morte, avvenuta nel 1446 (vedi aVerifier). L'architetto riposa del resto nella cattedrale che aveva saputo portare a compimento.
L'interno: l'affresco della cupola, l'orologio di Uccello
Varcata la soglia, l'interno sorprende per la sua sobrietà gotica, quasi austera a fronte dell'esuberanza della facciata. Lo sguardo è subito attirato verso l'alto, verso l'immensa superficie concava della cupola. La ricopre un vasto affresco del Giudizio universale, iniziato da Giorgio Vasari e portato a termine dopo la sua morte da Federico Zuccari, tra il 1572 e il 1579. Vi si dispongono a più registri migliaia di figure, cori di angeli, eletti e dannati, in una composizione vorticosa che asseconda la forma della calotta.
Sulla controfacciata si nota una singolarità: un grande orologio liturgico dipinto da Paolo Uccello nel 1443. Le sue lancette girano in senso contrario a quello consueto, e il quadrante segue l'antico computo delle ore «all'italiana», che cominciava al tramonto. Agli angoli, quattro teste di profeti, sempre di mano di Uccello, incorniciano il meccanismo. È una rara testimonianza della misurazione del tempo nella Firenze rinascimentale, firmata da un maestro della prospettiva.
Il complesso della cattedrale non si esaurisce nella chiesa. Le fanno da fianco il campanile di Giotto, aggraziata torre di marmi policromi, e il Battistero di San Giovanni, ben più antico, celebre per le porte bronzee del Ghiberti. Va infine segnalato per onestà: la facciata attuale, con il suo rivestimento di marmi bianchi, verdi e rosa, non è medievale ma neogotica, realizzata nell'Ottocento (vedi aVerifier), poiché l'antica facciata incompiuta era stata smontata molti secoli prima.
Cosa vedere assolutamente
- La cupola del Brunelleschi vista dall'esterno, e poi la salita tra i due gusci fino alla terrazza della lanterna, per un panorama su tutta Firenze.
- L'affresco del Giudizio universale di Vasari e Zuccari, da contemplare dall'interno alzando gli occhi verso la volta.
- L'orologio di Paolo Uccello (1443) sulla controfacciata, con le sue lancette rovesciate.
- Il campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni accanto, inseparabili dal complesso della cattedrale.
- Il motivo dei mattoni a spina di pesce, visibile a tratti nella salita della cupola, firma del genio costruttivo del Brunelleschi.
Informazioni pratiche
La cattedrale si trova in Piazza del Duomo, nel cuore del centro storico di Firenze (Toscana), iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1982. Forma un insieme con il campanile di Giotto e il Battistero, tutti raccolti intorno alla piazza. La salita alla cupola si fa a piedi per una scala stretta e va di norma prenotata in anticipo; il vicino Museo dell'Opera del Duomo conserva modelli, sculture e pezzi legati al cantiere. (Orari e modalità di prenotazione non indicati: da verificare sul sito ufficiale duomo.firenze.it.)
Quiz
- Chi vinse nel 1418 il concorso per costruire la cupola? Filippo Brunelleschi (superando in particolare il rivale Lorenzo Ghiberti).
- Quale tecnica permise di erigere la cupola senza centina di legno? Una doppia calotta in muratura con disposizione dei mattoni a spina di pesce (spinapesce).
- Chi dipinse l'orologio della controfacciata nel 1443? Paolo Uccello.

