In piazza Sordello, di fronte al Palazzo Ducale dei Gonzaga, il Duomo di Mantova dedicato a san Pietro mostra un volto spiazzante: un edificio a strati, dove ogni secolo sembra aver lasciato la propria impronta. Lo sguardo si posa dapprima sulla facciata di marmo chiaro, ma il cuore del suo interesse rinascimentale si gioca all'interno, in uno spazio ripensato da uno dei più grandi allievi di Raffaello.
Un edificio a strati
Il Duomo di Mantova sarebbe nato da origini medievali, rimaneggiate nel corso dei secoli. Un fianco dell'edificio conserverebbe elementi gotici, testimoni di una fase anteriore al Rinascimento. Queste stratificazioni successive, così come la facciata attuale, appartengono a capitoli diversi da quello che qui ci interessa: è proprio l'interno a portare il gesto rinascimentale.
La facciata che si vede oggi, in marmo, risalirebbe al Settecento e apparterrebbe al tardo barocco. Elegante ma estranea al discorso che ci occupa, non va confusa con l'opera rinascimentale nascosta dietro di essa. È un caso esemplare: in uno stesso monumento convivono più epoche, e la datazione va mantenuta con rigore.
L'interno di Giulio Romano
Dopo un incendio, l'interno della cattedrale sarebbe stato ridisegnato da Giulio Romano a partire dal 1545 circa. Pittore e architetto formatosi accanto a Raffaello, stabilitosi a Mantova al servizio dei Gonzaga, l'artista vi avrebbe firmato una delle sue ultime grandi realizzazioni.
La scelta sarebbe quella di un vasto spazio a cinque navate, scandito da colonne corinzie che reggono un soffitto a cassettoni. Questa organizzazione maestosa si ispirerebbe alle grandi basiliche paleocristiane e romane, di cui Giulio Romano conosceva il linguaggio per aver lavorato a Roma. Il risultato evocherebbe la solennità classica dei santuari antichi trasposta in una chiesa del Cinquecento.
Una maestà classica
Ciò che colpisce in questo progetto è la dotta coerenza dell'insieme. Lontano dall'esuberanza, l'interno cercherebbe la chiarezza ritmica: la ripetizione delle colonne, la profondità delle navate laterali, la geometria del soffitto comporrebbero una lezione di architettura classica. Vi si leggerebbe la maturità di un maestro che, al termine della sua carriera mantovana, avrebbe saputo coniugare sapienza romana e senso del monumentale.
Quest'opera si inscrive nel più ampio splendore di Mantova nel Rinascimento, città dei Gonzaga iscritta nel patrimonio mondiale dell'UNESCO insieme a Sabbioneta dal 2008. La cattedrale dialoga qui, a pochi passi, con il Palazzo Ducale e, più oltre, con il Palazzo Te, altro capolavoro di Giulio Romano.
Cosa vedere assolutamente
- L'interno a cinque navate, cuore rinascimentale dell'edificio, scandito da colonne corinzie
- Il soffitto a cassettoni, il cui disegno di ispirazione antica struttura l'intero spazio
- Il contrasto tra le navate laterali e la navata centrale, che gioca sulla profondità
- L'accostamento mentale con le basiliche romane che avrebbero ispirato Giulio Romano
- La facciata di marmo, da osservare come aggiunta tardo-barocca, distinta dal discorso rinascimentale
Informazioni pratiche
Cattedrale attiva e luogo di culto, si ergerebbe in piazza Sordello, nel cuore del centro storico di Mantova, di fronte al Palazzo Ducale. L'accesso alla navata sarebbe possibile al di fuori delle funzioni; orari, condizioni di visita ed eventuali restrizioni sarebbero da verificare presso la diocesi o l'ufficio turistico locale prima di ogni spostamento.
Quiz
1. Chi ha ridisegnato l'interno del Duomo di Mantova intorno al 1545?
- Giulio Romano
- Andrea Mantegna
- Leon Battista Alberti
2. Qual è la caratteristica principale dell'interno rinascimentale?
- Uno spazio a cinque navate con colonne corinzie
- Una cupola dipinta a trompe-l'œil
- Un chiostro a due ordini
3. A quale epoca appartiene l'attuale facciata di marmo?
- Al Settecento, tardo barocco
- Al Quattrocento, gotico
- All'antichità romana

