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Rinascimento italiano

Il Castello del Buonconsiglio e il Magno Palazzo (Trento)

Trente

Il Castello del Buonconsiglio e il Magno Palazzo (Trento)

Arroccato su un'altura a est del centro storico di Trento, il Castello del Buonconsiglio fu, per diversi secoli, la sede del potere dei principi-vescovi che governavano tanto le anime quanto le terre della diocesi. Il complesso non è un monumento nato di getto, ma una stratificazione di epoche: un mastio e un corpo di fabbrica medievali, una sontuosa ala rinascimentale — il Magno Palazzo — innestata nel primo terzo del Cinquecento, e poi rimaneggiamenti più tardi. È proprio questo strato rinascimentale, voluto dal principe-vescovo umanista Bernardo Cles (Bernardo Clesio) e popolato di affreschi da un'équipe giunta da Brescia e da Ferrara, a fare del castello uno dei grandi testimoni della cultura principesca alpina del Rinascimento. Sarà bene, qui, distinguere nettamente questa fase dagli elementi anteriori, in particolare la Torre Aquila e il suo celebre Ciclo dei Mesi, che appartengono al gotico internazionale e non al Rinascimento.

Il castello e Bernardo Cles

Il nucleo più antico, il Castelvecchio, è una fortezza medievale riconoscibile per la sua torre cilindrica, detta Torre di Augusto, e per il cortile fiancheggiato da logge sovrapposte ancora di gusto tardogotico. Sarebbe stato attorno a questo mastio che si sarebbe organizzata, già dalla fine del Medioevo, la residenza dei vescovi di Trento, il cui potere temporale si esercitava su un principato dell'Impero a cavallo tra il mondo germanico e quello italiano.

Il grande impulso rinascimentale viene da Bernardo Cles (1485-1539), eletto principe-vescovo di Trento e figura di spicco del suo tempo: diplomatico al servizio degli Asburgo, cardinale, uomo di lettere nutrito di cultura umanistica. Mecenate ambizioso, volle fare della propria residenza uno scenario all'altezza del suo rango e delle sue ambizioni politiche, un manifesto di magnificenza destinato a impressionare principi e prelati. È sotto il suo episcopato che Trento si afferma come un crocevia in cui si incontrano il gusto italiano e l'universo imperiale — la stessa città che ospiterà, qualche decennio più tardi, il concilio che ne porterà il nome, ben dopo la morte di Cles.

Il Magno Palazzo, ala rinascimentale

Il Magno Palazzo — il « Grande Palazzo » — costituisce il contributo maggiore di Bernardo Cles. Edificato per lo più tra il 1528 e il 1536 circa, si accosta al Castelvecchio per offrirgli spazi di rappresentanza degni di una corte rinascimentale. Alla verticalità difensiva della fortezza medievale il nuovo corpo di fabbrica oppone un'architettura orizzontale, ordinata, aperta: facciate ritmate, logge all'italiana rivolte verso il cortile, enfilade di sale concepite tanto per la rappresentanza quanto per la vita privata del principe.

Lo spirito è quello di una residenza dotta, dove l'architettura non è che il supporto di un ambizioso programma decorativo. Gli interni dispiegano stucchi, soffitti a cassettoni, camini finemente lavorati e soprattutto immensi cicli dipinti. Il vocabolario è decisamente all'antica: grottesche ispirate alle scoperte romane, cortei di divinità, ghirlande, medaglioni e trompe-l'œil architettonici. L'ideazione d'insieme, seguita minuziosamente dal committente, intende celebrare la persona del principe-vescovo, la sua cultura, la sua stirpe e il suo posto nell'ordine del mondo. Si ha qui un esempio compiuto del modo in cui un principe della Chiesa seppe, a nord della penisola, trapiantare i codici della villa e del palazzo italiani.

Romanino, i Dossi e Fogolino

La fama del Magno Palazzo si deve anzitutto alla qualità della sua équipe di pittori, riunita da Cles allo scadere degli anni Venti-Trenta del Cinquecento. Girolamo Romanino, artista bresciano dal temperamento vigoroso e dalla tavolozza densa, vi avrebbe dato alcune delle sue pagine più energiche, in particolare nelle decorazioni della scala e della loggia, dove il suo naturalismo robusto e il suo senso del movimento contrastano con le eleganze più levigate dei suoi contemporanei.

Da Ferrara giungono i fratelli Dosso Dossi e Battista Dossi, eredi di una tradizione in cui il colore, la luce e l'invenzione fantastica occupano un posto di rilievo. A loro si attribuisce una parte importante delle scene mitologiche e delle invenzioni poetiche che popolano le sale, con quel gusto ferrarese per le atmosfere irreali e i paesaggi abitati. Al loro fianco operò Marcello Fogolino, pittore di origine friulana, cui si devono in particolare complessi di grottesche e di decorazioni all'antica. La ripartizione precisa delle mani tra questi artisti resta, per alcune sale, materia di discussione e andrebbe trattata al condizionale: le campagne si sono succedute in fretta, sotto la guida di un committente esigente, e le collaborazioni hanno confuso i confini degli stili.

La Torre Aquila, uno strato gotico da distinguere

Sarebbe fuorviante collocare nel Rinascimento uno dei tesori più celebri del castello: il ciclo dipinto della Torre Aquila. Questa torre conserva il Ciclo dei Mesi, insieme profano di una freschezza rara che raffigura i lavori e i piaceri delle stagioni — arature, cacce, giochi sulla neve, corte aristocratica. Questo capolavoro è attribuito al Maestro Venceslao (Maestro Wenceslao) e risalirebbe agli inizi del Quattrocento, attorno al 1400.

Ebbene, questo linguaggio, tutto grazia narrativa, dettagli osservati e prospettiva ancora intuitiva, appartiene al gotico internazionale, corrente che allora si irradiava dalle corti dell'Europa centrale all'Italia settentrionale. Precede di circa un secolo e un quarto le opere di Bernardo Cles. Menzionarlo qui è d'obbligo, poiché fa parte integrante della visita e della gloria del luogo; ma costituisce uno strato anteriore, distinto, da non confondere con la fase rinascimentale del Magno Palazzo. È proprio questa coesistenza, sotto uno stesso tetto, del gotico di corte e dell'umanesimo dipinto a fare la ricchezza del Buonconsiglio.

Portata

Il Castello del Buonconsiglio condensa, in un solo sito, diversi secoli di potere vescovile e due grandi momenti dell'arte profana settentrionale. Illustra l'ambizione di un principe della Chiesa capace di far venire a Trento i migliori pennelli dell'Italia del Nord per dotarsi di una residenza all'italiana, pur conservando la memoria di un'età cortese anteriore. Divenuto oggi la sede dei musei provinciali, resta — secondo il principio per cui un castello trasformato in museo rimane un castello — una dimora principesca prima ancora di essere un'istituzione. Il suo valore risiede in questa stratificazione leggibile: fortezza medievale, gotico internazionale, Rinascimento umanistico, riuniti in un medesimo percorso.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Magno Palazzo e le sue logge rinascimentali aperte sul cortile interno.
  • Gli affreschi attribuiti a Girolamo Romanino, in particolare le decorazioni della scala e della loggia.
  • Le scene mitologiche e le invenzioni poetiche riferite a Dosso e Battista Dossi.
  • Le grottesche e le decorazioni all'antica associate a Marcello Fogolino.
  • Il cortile del Castelvecchio, con la sua torre cilindrica e le sue gallerie sovrapposte.
  • La Torre Aquila e il suo Ciclo dei Mesi gotico (1400 ca.), da ammirare come strato distinto.

Informazioni pratiche

Il castello si visita come museo, nel cuore di Trento. Orari, tariffe, giorni di chiusura e condizioni di accesso alle diverse sale (in particolare la Torre Aquila, spesso soggetta ad accesso regolamentato) possono variare: conviene verificarli presso le fonti ufficiali prima di ogni spostamento. Non si riporta qui alcun dato numerico, per evitare qualsiasi informazione obsoleta.

Quiz

1. Chi fece edificare il Magno Palazzo al castello di Trento?

  • Il principe-vescovo Bernardo Cles
  • Il Maestro Venceslao
  • Dosso Dossi

2. A quale corrente appartiene il Ciclo dei Mesi della Torre Aquila?

  • Al Rinascimento
  • Al gotico internazionale (1400 ca.)
  • Al barocco

3. Quale pittore bresciano partecipò alla decorazione del Magno Palazzo?

  • Marcello Fogolino
  • Girolamo Romanino
  • Battista Dossi