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Rinascimento italiano

La Biblioteca Malatestiana a Cesena

Cesena

La Biblioteca Malatestiana a Cesena

Nel cuore di Cesena, in Emilia-Romagna, la Biblioteca Malatestiana conserva ciò che pochi luoghi al mondo possono mostrare: una sala di lettura umanistica del XV secolo rimasta praticamente nel suo stato originario. Ultimata nel 1454 per il signore Malatesta Novello, viene generalmente descritta come la prima libraria communis — biblioteca «comune» o civica — d'Europa, ovvero una biblioteca non riservata a un principe o a un convento, ma affidata alla comunità. Sala, arredi, plutei e una parte dei manoscritti incatenati vi formano un insieme di rara coerenza, oggi iscritto al registro «Memoria del mondo» dell'UNESCO. La si presenta volentieri come un manifesto dell'umanesimo e della conservazione del sapere.

Malatesta Novello e la fondazione

La biblioteca deve la propria esistenza a Domenico Malatesta, detto Malatesta Novello (1418-1465), signore di Cesena e fratello del più celebre Sigismondo Malatesta, signore di Rimini. Uomo d'arme ma anche letterato, Malatesta Novello avrebbe voluto dotare la sua città di un luogo duraturo per la conservazione e la lettura dei testi, nello spirito dell'umanesimo nascente.

Il progetto si sarebbe appoggiato sul convento dei frati minori (francescani) di San Francesco, che avrebbe fornito il terreno e una parte della custodia materiale del luogo. Secondo la tradizione, l'originalità della fondazione risiede nel suo statuto: la biblioteca non apparteneva né al solo signore né ai soli religiosi, ma sarebbe stata posta sotto una forma di tutela condivisa a beneficio della collettività — da cui la definizione di prima biblioteca «di Stato» o civica. Le date del 1447-1448 per l'avvio del cantiere e del 1454 per il suo completamento sono comunemente indicate; è opportuno verificarle sulle fonti documentarie locali.

Matteo Nuti e l'architettura della sala

La progettazione della sala è tradizionalmente attribuita a Matteo Nuti (Matteo Nuti da Fano), architetto attivo nella regione alla metà del XV secolo. Lo si presenta spesso come vicino all'ambiente di Leon Battista Alberti, se non addirittura come suo allievo o collaboratore; questo legame, suggestivo perché iscriverebbe Cesena nella grande teoria architettonica del Rinascimento, va tuttavia trattato con prudenza, poiché la documentazione precisa sulla formazione di Nuti resta limitata.

Ciò che si può affermare con maggiore sicurezza è che la sala traduce nella pietra gli ideali di misura, chiarezza e armonia propri dell'architettura umanistica. Un'iscrizione ed elementi araldici rievocano il committente: le armi dei Malatesta, in cui figurano in particolare l'elefante — emblema associato alla famiglia — e alcuni motti, scandiscono la decorazione e firmano l'opera.

La sala umanistica a tre navate

La grande sala di lettura, chiamata Aula del Nuti, adotta una pianta basilicale a tre navate, separate da due file di sottili colonne. La navata centrale, più alta, è coperta da una volta a botte, mentre le due navate laterali ricevono volte a crociera. Questa disposizione, mutuata dal vocabolario delle chiese, conferisce al luogo un'atmosfera di raccoglimento propria alla lettura dotta.

La luce svolge un ruolo essenziale: aperture laterali, disposte lungo le navate, illuminano direttamente i plutei, e ciascun lettore beneficia di un apporto luminoso per consultare i codici. Le proporzioni, la sobrietà dei materiali e la ripetizione regolare delle campate producono un effetto d'ordine e di serenità che si associa volentieri all'estetica albertiana. Si cita di frequente una dominante cromatica chiara — toni di bianco, di verde e di rosso sulle colonne e sulle volte — che conviene descrivere in base a un esame diretto piuttosto che a memoria.

I plutei e i libri incatenati

Il tratto più suggestivo della Malatestiana risiede nel suo arredo originario: i plutei (singolare pluteo), lunghi banchi-leggio in legno disposti perpendicolarmente alle navate laterali. Il lettore vi si sedeva e appoggiava il manoscritto sul piano inclinato.

A questi plutei i codici rimangono, in buona parte, incatenati (libri catenati): una catena collega la legatura a una barra fissata al mobile, sistema medievale e rinascimentale destinato a impedire il furto lasciando al tempo stesso l'opera a disposizione sul posto. Questo dispositivo, un tempo diffuso nelle biblioteche d'Europa, è quasi ovunque scomparso; a Cesena sopravvive nel suo assetto complessivo, il che fa della sala una testimonianza eccezionale del funzionamento concreto di una biblioteca del XV secolo. Il numero esatto di plutei e di volumi ancora incatenati è precisato dalla biblioteca stessa e merita di essere citato in base alla sua documentazione.

I manoscritti e la Memoria del mondo

Il fondo antico, detto fondo Malatestiano, riunisce diverse centinaia di manoscritti — testi classici latini e greci, opere patristiche, scientifiche e filosofiche — molti dei quali riccamente miniati. Questo insieme costituisce uno dei rari fondi umanistici conservati nel proprio luogo d'origine, con i suoi arredi e la sua antica ordinazione.

In riconoscimento di tale valore, i manoscritti della Malatestiana sono stati iscritti al registro «Memoria del mondo» (Memory of the World) dell'UNESCO, riconoscimento volto a proteggere il patrimonio documentario dell'umanità. Va ricordato che si tratta del registro documentario dell'UNESCO, distinto dalla lista del patrimonio mondiale: il riconoscimento riguarda qui i manoscritti e l'insieme biblioteconomico. L'anno di iscrizione (2005) è quello abitualmente citato e può essere confermato presso l'UNESCO.

Uno stato di conservazione unico

Ciò che rende la Malatestiana singolare non è soltanto l'antichità dei suoi elementi, ma la loro sopravvivenza congiunta: l'edificio, la sala, i plutei, le catene e una parte dei libri formano un tutto rimasto coerente dal XV secolo. Là dove la maggior parte delle biblioteche antiche è stata dispersa, rimaneggiata o svuotata dei suoi arredi, Cesena sarebbe sfuggita alle grandi distruzioni e trasformazioni, preservando l'integrità dell'insieme.

È questa integralità che vale alla sala la sua fama di unicità al mondo e che ne fa un oggetto di studio oltre che un luogo di memoria: vi si legge non soltanto testi, ma anche la storia materiale della lettura dotta nel Rinascimento. La visita offre così un'esperienza diretta di ciò che fu una biblioteca umanistica, prima della stampa di massa e della dispersione delle collezioni.

Cosa vedere assolutamente

  • L'Aula del Nuti, la grande sala di lettura a tre navate, per la sua pianta basilicale, le sue colonne e la sua volta centrale a botte.
  • I plutei originali e i libri incatenati (catenati), dispositivo di conservazione intatto di una rarità eccezionale.
  • La luce laterale che filtra sui banchi di lettura, pensata per la consultazione dei manoscritti.
  • Le armi dei Malatesta — tra cui l'emblema dell'elefante — e le iscrizioni che rievocano Malatesta Novello.
  • I manoscritti miniati del fondo Malatestiano, iscritti al registro Memoria del mondo dell'UNESCO (consultazione e presentazione secondo le modalità del luogo).

Informazioni pratiche

La Biblioteca Malatestiana si trova nel centro storico di Cesena (Emilia-Romagna), in prossimità dell'antico convento di San Francesco. L'accesso alla sala storica (Aula del Nuti) e la consultazione dei fondi antichi avvengono generalmente in modo regolamentato, talvolta tramite visita guidata o prenotazione, poiché la conservazione del luogo impone precauzioni.

Non essendo qui verificati orari, tariffe e modalità di accesso, si raccomanda di consultare il sito ufficiale della biblioteca o l'ufficio turistico di Cesena prima di ogni visita. Una biblioteca moderna convive con la sala storica, e le condizioni di accesso possono differire tra le due.

Quiz

1. Che cosa si conserva di eccezionale nella sala della Malatestiana?

  • Affreschi di Leonardo da Vinci
  • I suoi plutei originali con libri incatenati
  • La tomba di Malatesta Novello

2. Per chi fu fondata e ultimata nel 1454 la biblioteca?

  • Papa Niccolò V
  • Sigismondo Malatesta, signore di Rimini
  • Malatesta Novello, signore di Cesena

3. A quale riconoscimento dell'UNESCO sono associati i manoscritti della Malatestiana?

  • La lista del patrimonio mondiale
  • Il registro «Memoria del mondo» (Memory of the World)
  • Il patrimonio culturale immateriale