La Basilica di San Pietro è uno degli edifici religiosi più vasti del mondo e il cuore monumentale della Città del Vaticano. Ma dietro la sagoma che oggi tutti fotografano dalla piazza si nasconde un cantiere fuori dal comune, protrattosi per oltre un secolo, che ha chiamato a raccolta quasi tutti i grandi maestri del Rinascimento italiano prima di scivolare, nel Seicento, nel linguaggio del barocco. Capire San Pietro significa imparare a leggere questa stratificazione di epoche: un nucleo rinascimentale ideato da Bramante e coronato da Michelangelo, poi un rivestimento barocco firmato da Maderno e dal Bernini che occorre saper distinguere con cura.
Il grande progetto di Giulio II e Bramante
All'inizio del Cinquecento l'antica basilica costantiniana, innalzata nel IV secolo sul luogo ritenuto sepolcro di san Pietro, minaccia rovina dopo oltre mille anni di vita. Papa Giulio II, mecenate ambizioso e non di rado guerriero, prende una decisione clamorosa: invece di restaurare, fa demolire l'edificio paleocristiano per ricostruire da capo. La prima pietra del nuovo cantiere viene posata nel 1506.
L'architetto scelto è Donato Bramante, allora figura di primo piano del classicismo romano. Il suo progetto, noto attraverso disegni e una celebre medaglia commemorativa, propone una pianta a croce greca — quattro bracci di uguale lunghezza — inscritta in un quadrato e sormontata da un'immensa cupola emisferica, spesso descritta come il Pantheon posato sulla basilica di Massenzio. L'idea è quella di uno spazio centrale, perfettamente simmetrico, traduzione architettonica dell'ideale umanistico della forma pura. Bramante avvia la costruzione dei quattro enormi piloni centrali destinati a reggere la cupola e degli archi che li collegano: sono questi piloni a fissare fin da subito la scala colossale dell'insieme e a vincolare tutti i suoi successori. Alla sua morte, nel 1514, l'edificio è appena alle fondazioni e a questi sostegni, ma l'impianto monumentale è ormai tracciato.
Da Raffaello a Sangallo: un cantiere lungo un secolo
La scomparsa di Bramante apre una lunga stagione di incertezze, in cui si avvicendano architetti che di volta in volta rimettono in discussione la pianta. Raffaello, chiamato alla direzione dei lavori intorno al 1514, avrebbe propeso per una trasformazione in croce latina, cioè con una navata allungata, più adatta alle esigenze liturgiche e all'accoglienza delle folle; la sua morte prematura, nel 1520, interrompe i suoi disegni. Baldassarre Peruzzi, associato all'impresa, sarebbe tornato all'idea di una pianta centrale più vicina a Bramante. Antonio da Sangallo il Giovane, che assume la direzione negli anni Venti-Trenta del secolo, elabora invece un progetto di grande complessità, di cui sopravvive un enorme modello ligneo: combina pianta centrale e avancorpo, moltiplica gli elementi di raccordo e prevedeva in particolare un sistema di torri di facciata.
Questo continuo passaggio di consegne, rallentato dalle difficoltà finanziarie del papato e dal trauma del Sacco di Roma del 1527, spiega la lentezza del cantiere. Ogni maestro eredita i vincoli lasciati dal precedente — in primo luogo i piloni di Bramante — senza poter ripartire da zero. Per decenni San Pietro resta un vasto campo di costruzioni incompiute, protetto da coperture provvisorie, simbolo tanto dell'ambizione quanto degli affanni della Roma rinascimentale.
La cupola di Michelangelo
La svolta decisiva arriva nel 1547, quando papa Paolo III affida la direzione del cantiere a Michelangelo, ormai ultrasettantenne. Il maestro fiorentino, scultore e pittore non meno che architetto, accetta l'incarico e dichiara di lavorare per la gloria di Dio senza compenso. Il suo gesto è duplice: torna allo spirito della pianta centrale di Bramante, che dice di voler onorare, semplificando e unificando al tempo stesso l'insieme. Rinforza i piloni, alleggerisce gli elementi troppo fitti ereditati da Sangallo e conferisce alla massa esterna una potenza scultorea inconfondibile, soprattutto sul lato dell'abside, dove ancora si legge il suo disegno originario, scandito da paraste colossali.
Soprattutto, Michelangelo concepisce la cupola, che resterà il suo lascito più celebre. Ne innalza il tamburo, cinto da colonne binate, e ne fissa il principio: una calotta a doppia calotta, costolonata, tesa verso la verticale. Alla sua morte, nel 1564, il tamburo è in gran parte compiuto, ma la cupola vera e propria non è ancora montata. Sono i suoi continuatori a innalzarla: Giacomo della Porta, coadiuvato dall'ingegnere Domenico Fontana, porta a termine la costruzione della volta, conclusa nel 1590 secondo un profilo leggermente più slanciato dell'emisfero previsto in origine. Culminante a oltre centotrenta metri, la cupola di San Pietro diventa il modello di innumerevoli edifici in tutto il mondo e rimane il coronamento dell'avventura architettonica del Rinascimento.
La Pietà di Michelangelo
Ben prima di dirigere il cantiere, Michelangelo aveva già lasciato la sua impronta nella basilica. La Pietà, scolpita nel marmo intorno al 1498-1499, quando l'artista aveva poco più di vent'anni, raffigura la Vergine che sorregge il corpo del Cristo morto. Quest'opera, di una raffinatezza e di una padronanza anatomica sbalorditive per un maestro così giovane, è l'unica che egli abbia firmato. Custodita nella basilica e protetta da una lastra di vetro dopo un atto di vandalismo avvenuto nel Novecento, costituisce una delle vette della scultura rinascimentale e un momento culminante di ogni visita.
Il completamento barocco: da distinguere dal Rinascimento
È fondamentale non confondere lo strato rinascimentale con ciò che lo ha completato in seguito. All'inizio del Seicento papa Paolo V decide infine di allungare la basilica in croce latina, tornando all'intuizione di Raffaello. Carlo Maderno prolunga allora la navata in avanti e innalza la grande facciata, i cui lavori si svolgono per lo più tra il 1607 e il 1614. Questo allungamento, per quanto risponda a esigenze liturgiche, ha per effetto di nascondere in parte la cupola di Michelangelo quando ci si avvicina alla piazza — un punto spesso discusso dagli storici.
La decorazione interna e la sistemazione della piazza appartengono invece pienamente al barocco, per impulso di Gian Lorenzo Bernini. A lui si devono in particolare l'immenso baldacchino di bronzo dalle colonne tortili innalzato sopra l'altare maggiore, nonché la spettacolare colonnata ellittica che abbraccia piazza San Pietro, realizzata nella seconda metà del Seicento. Questi capolavori, mirabili, appartengono a una sensibilità diversa da quella di Bramante o di Michelangelo: vanno dunque tenuti fuori dalla lettura rinascimentale dell'edificio.
Cosa vedere assolutamente
- La cupola di Michelangelo, portata a termine da Della Porta e Fontana nel 1590: il tamburo dalle colonne binate e, per i più coraggiosi, la salita fino alla lanterna e il panorama su Roma.
- La Pietà di Michelangelo (verso il 1499), presso l'ingresso, unica opera firmata dal maestro.
- L'abside e gli elementi esterni disegnati da Michelangelo, dove sopravvive meglio il suo progetto rinascimentale.
- L'impianto monumentale e i quattro piloni centrali ereditati da Bramante, che danno la scala all'intero edificio.
- Per l'occhio esperto: il baldacchino del Bernini e la colonnata, da ammirare come pietre miliari del barocco, in contrasto con il nucleo rinascimentale.
Informazioni pratiche
- Status: basilica maggiore della Città del Vaticano, luogo di culto in attività.
- Accesso: l'ingresso alla basilica è in linea di principio libero e gratuito, ma l'affluenza comporta spesso lunghe file e un controllo di sicurezza all'entrata; conviene mettere in conto del tempo.
- Abbigliamento: è richiesto un abbigliamento decoroso che copra spalle e ginocchia, come nella maggior parte dei luoghi di culto italiani.
- Cupola: la salita alla cupola si effettua di norma con un biglietto a parte (con o senza ascensore parziale), secondo le modalità in vigore.
- Da sapere: orari, tariffe della salita alla cupola e condizioni di accesso possono variare; conviene consultare le informazioni ufficiali del Vaticano prima della visita.
Quiz
- Chi avviò la ricostruzione di San Pietro e posò la prima pietra nel 1506?
- Papa Leone X
- Papa Giulio II
- Papa Paolo V
- Che tipo di pianta aveva concepito in origine Bramante?
- Una pianta a croce greca (bracci uguali)
- Una pianta a croce latina con lunga navata
- Un'unica pianta circolare
- La facciata e l'allungamento della navata di Carlo Maderno (conclusi verso il 1614) appartengono:
- Al Rinascimento di Bramante
- Al completamento barocco della basilica
- All'epoca paleocristiana

