Uno scrigno gotico per un tesoro del Rinascimento
Nel cuore del sestiere San Polo, la basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari — familiarmente «i Frari» — è una delle due grandi chiese mendicanti di Venezia, insieme ai Santi Giovanni e Paolo (San Zanipolo). Fu edificata dai frati francescani (i «frati», da cui il nome veneziano «Frari») nel corso del XIV e XV secolo, sul luogo di un santuario più antico. L'edificio attuale, ampio vascello di mattoni, appartiene pienamente al gotico: pianta a croce latina a tre navate, piloni massicci collegati da catene lignee, abside con cappelle radiali e alte finestre ogivali che inondano il coro di una luce uniforme. Il suo campanile, portato a termine alla fine del XIV secolo (intorno al 1396), rimane il secondo più alto della città dopo quello di piazza San Marco.
Occorre dunque distinguere due strati. L'architettura, austera e potente, è quella del gotico veneziano in mattoni: è lo scrigno. Ma ciò che si viene ad ammirare ai Frari appartiene, in massima parte, a un momento del tutto diverso: la basilica è divenuta, a cavallo tra il XV e il XVI secolo, un vero e proprio manifesto del Rinascimento veneziano. È qui, sotto le volte gotiche, che Tiziano colloca due delle sue pale più rivoluzionarie, che Giovanni Bellini lascia uno dei suoi dipinti più sereni e che Donatello, di passaggio a Venezia, intaglia una struggente figura lignea. A ciò si aggiungono monumenti funebri di dogi in cui il linguaggio ornamentale del Rinascimento — lesene, ghirlande, nicchie all'antica — si dispiega in piena chiesa medievale.
Questa convivenza fa tutto il pregio del luogo. Lo sguardo passa dall'ombra delle navate laterali allo splendore cromatico dell'altare maggiore, dal rigore degli stalli lignei alla dolcezza di una Vergine dipinta: i Frari si percorrono come un'antologia in cui il gotico fa da cornice all'invenzione pittorica del XVI secolo.
Tiziano ai Frari: l'Assunta e la Pala Pesaro
Il fulcro della basilica è l'altare maggiore, dominato dall'immensa Assunzione della Vergine — l'Assunta — che Tiziano esegue verosimilmente tra il 1516 e il 1518. La pala, di altezza considerevole, si inscrive esattamente nell'arco gotico che la incornicia, così che la composizione sembra prolungare l'architettura. Tiziano vi organizza lo spazio in tre registri: in basso gli apostoli, con le braccia levate, colti dallo stupore; al centro la Vergine trasportata in un vortice di nubi e di angeli; in alto Dio Padre che l'accoglie. Il rosso sfolgorante dei panneggi, la dinamica ascensionale e il dominio della luce fanno di quest'opera uno degli atti di nascita del colorito veneziano: non è più il disegno a costruire la forma, ma il colore e la pennellata. L'Assunta è ritenuta l'opera che impose il giovane Tiziano come maestro incontrastato della pittura veneziana.
A pochi passi, nella navata laterale sinistra, si trova la Madonna di casa Pesaro (la Pala Pesaro), commissione di Jacopo Pesaro, che Tiziano porta a compimento all'incirca tra il 1519 e il 1526. Il pittore vi rinnova in profondità lo schema della «sacra conversazione». Anziché collocare la Vergine al centro, su un asse rigorosamente simmetrico, la sposta sulla destra, in cima a una scalinata, mentre due alte colonne salgono fuori dalla cornice. I membri della famiglia Pesaro, inginocchiati, occupano le diagonali; san Pietro, san Francesco e un portastendardo animano la scena. Questa composizione in obliquo, sapientemente sbilanciata, avrà una fortuna immensa nell'arte della pala d'altare. Insieme, l'Assuntae laPala Pesaro offrono una sintesi folgorante del modo in cui Tiziano reinventa, nell'arco di una decina d'anni, l'arte della grande pala d'altare.
Bellini, Donatello e i monumenti funebri del Rinascimento
Nella sacrestia è conservato uno dei più puri capolavori della pittura veneziana: il trittico dei Frari di Giovanni Bellini, una Madonna col Bambino tra santi firmata e datata 1488. L'opera, ancora protetta dalla sua cornice originale, finge di aprire tre arcate su uno spazio unificato in cui troneggia la Vergine, circondata in particolare da santi; angeli musicanti si tengono ai piedi del trono. Tutto vi respira calma, luce dorata ed equilibrio: là dove Tiziano rapisce lo spettatore, Bellini lo placa. Il contrasto tra i due maestri — l'anziano maestro della serenità e il giovane rivoluzionario del colore — riassume da solo l'evoluzione della scuola veneziana intorno al 1500.
La basilica conserva anche un'opera eccezionale della scultura toscana: una statua lignea di San Giovanni Battista, generalmente attribuita a Donatello e tradizionalmente datata 1438, testimone del suo passaggio nella regione. Il profeta scarnificato, dal volto emaciato e dal corpo ascetico, si stacca per il suo realismo intenso dalla dolcezza delle Vergini dipinte tutt'intorno; è una delle rare testimonianze di Donatello a Venezia.
I Frari sono infine un pantheon di dogi, e diversi loro monumenti funebri appartengono al linguaggio del Rinascimento. Il monumento funerario del doge Nicolò Tron, nel coro, è di norma attribuito ad Antonio Rizzo: è un'immensa parete scolpita, articolata in registri, dove nicchie, lesene e statue compongono un'architettura all'antica — uno dei grandi monumenti funebri del primo Rinascimento veneziano. Gli fa fronte, dall'altro lato del coro, il monumento del doge Francesco Foscari, che segna la transizione tra la tradizione gotica del monumento funerario e il nuovo vocabolario. Al centro della chiesa sopravvive inoltre il coro dei frati, recinto marmoreo guarnito di stalli lignei scolpiti e intarsiati, raro insieme conservato in situ che ricorda l'uso liturgico francescano del luogo.
Due monumenti, invece, sono da escludere dal corpus rinascimentale: il grande mausoleo di Tiziano addossato a una parete della navata laterale, come pure il monumento a Canova a forma di piramide, sarebbero realizzazioni dell'Ottocento; appartengono alla storia della memoria degli artisti, non al Rinascimento vero e proprio.
Cosa vedere assolutamente
- L'Assunzione della Vergine (Assunta) di Tiziano, immensa pala dell'altare maggiore (circa 1516-1518), manifesto del colorito veneziano.
- La Madonna di casa Pesaro (Pala Pesaro) di Tiziano (circa 1519-1526), che decentra audacemente la Vergine.
- Il trittico di Giovanni Bellini nella sacrestia (1488), Madonna col Bambino tra santi di luminosa serenità.
- Il San Giovanni Battista ligneo attribuito a Donatello (tradizionalmente 1438), figura ascetica di realismo folgorante.
- Il monumento funebre del doge Nicolò Tron, attribuito ad Antonio Rizzo, grande monumento del primo Rinascimento veneziano.
Informazioni pratiche
La basilica si trova nel sestiere San Polo, sul Campo dei Frari, a breve distanza dalle Gallerie dell'Accademia (attraverso il ponte) e dalla vicina Scuola Grande. Vi si accede agevolmente a piedi dalla stazione di Santa Lucia o da Rialto; la fermata di vaporetto più vicina serve il Canal Grande nei pressi del campo. La chiesa è un luogo di culto e insieme un sito di visita a pagamento: orari e tariffe non sono indicati qui, è meglio verificarli sul sito ufficiale della basilica prima di recarvisi. È richiesto un abbigliamento decoroso, come nelle altre chiese di Venezia.
Quiz
- Di quale pittore è l'immensa Assunta dell'altare maggiore dei Frari?
- Giovanni Bellini
- Tiziano
- Veronese
- A quale stile appartiene l'architettura della basilica stessa?
- Gotico
- Barocco
- Neoclassico
- Quale opera della sacrestia è firmata e datata 1488?
- Il monumento funebre del doge Tron
- Il trittico di Giovanni Bellini
- La Pala Pesaro

