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Rinascimento italiano

La Basilica di Santa Maria dell'Impruneta

Impruneta

La Basilica di Santa Maria dell'Impruneta

Sulle alture del Chianti, a poche leghe da Firenze, la basilica di Santa Maria dell'Impruneta veglia da secoli su un'immagine mariana che la città e la sua campagna hanno venerato ben oltre le mura cittadine. Il santuario deve la sua fama a un doppio gioiello del primo Rinascimento fiorentino: le due edicole che incorniciano il coro, attribuite a Michelozzo di Bartolomeo, e le terrecotte invetriate che le rivestono, opere che si ricollegano alla bottega di Luca della Robbia. Qui l'architettura e la scultura si uniscono in un accordo di rara purezza, nel cuore di un borgo che fu anche la capitale toscana della terracotta. Il visitatore vi legge, sovrapposte, la memoria di un luogo di pellegrinaggio medievale, lo splendore del Quattrocento e i rimaneggiamenti dei secoli successivi.

Il santuario mariano del Chianti

L'Impruneta deve la sua fortuna spirituale a un'immagine della Vergine, detta Madonna dell'Impruneta, ritenuta miracolosa e oggetto di una devozione che si irradiava fino a Firenze. Nei tempi di carestia, di epidemia o di pericolo, la Repubblica avrebbe fatto scendere l'immagine in solenne processione verso la città, gesto che suggellava lo stretto legame tra il santuario delle colline e la capitale toscana. Questa condizione di grande luogo di pellegrinaggio spiega la ricchezza delle committenze che vi si sono accumulate: non si adorna di terrecotte invetriate e di marmi una semplice chiesa rurale, bensì un santuario la cui fama travalicava ampiamente il Chianti. La basilica, preceduta da un vasto portico e affiancata dal suo campanile, si apre su una grande piazza che ancora in età moderna scandiva fiere e raduni. È in questo scrigno che trovano posto le due edicole, scrigni nello scrigno, erette ai due lati del coro.

Le edicole di Michelozzo

I due tabernacoli — o aediculae — che si ammirano in fondo alla navata figurano tra le creazioni più compiute che la tradizione attribuisce a Michelozzo di Bartolomeo, intorno al 1450-1460. Architetto e scultore, collaboratore di Donatello e poi capomastro privilegiato dei Medici, Michelozzo avrebbe concepito qui due piccoli monumenti simmetrici: ciascuno si presenta come una facciata di tempio in miniatura, con colonne scanalate, una trabeazione e un coronamento, riservando una nicchia destinata a un oggetto di devozione. Uno accoglierebbe l'immagine venerata della Madonna dell'Impruneta, l'altro una reliquia insigne. Il loro interesse risiede nel modo in cui Michelozzo trasferisce, alla scala dell'arredo liturgico, il vocabolario dell'architettura classica riportato in auge dal Rinascimento: proporzioni misurate, ordine regolare, chiarezza del disegno. Queste edicole illustrano un genere fiorentino in pieno sviluppo nel Quattrocento, quello del tabernacolo monumentale, in cui l'ossatura architettonica funge da scrigno regolato per un'immagine sacra. Si collocheranno queste realizzazioni nei decenni centrali del XV secolo, tenendo presente che l'attribuzione precisa a Michelozzo appartiene alla tradizione erudita più che a una firma.

Le terrecotte di Luca della Robbia

Ciò che conferisce alle edicole dell'Impruneta il loro splendore singolare è il rivestimento di terracotta invetriata che le riveste, opera che si ricollega a Luca della Robbia e alla sua bottega. Luca (v. 1400-1482) è l'inventore di questa tecnica fiorentina in cui l'argilla modellata riceve una coperta vetrificata, il più delle volte di un bianco latteo ravvivato di azzurro, che rende la scultura splendente, luminosa e resistente. All'Impruneta, le superfici dei tabernacoli si coprirebbero di figure, di ghirlande di frutti e di fogliami, di cherubini e di motivi ornamentali, in quella gamma cromatica riconoscibile fra tutte. La combinazione è qui esemplare: l'ossatura architettonica di Michelozzo offre la cornice geometrica, la terracotta della Robbia vi dispiega la sua dolcezza plastica e la sua policromia misurata. Questo dialogo tra l'architetto e lo scultore-ceramista riassume una delle vette del primo Rinascimento fiorentino, quando la scultura invetriata cessò di essere un semplice ornamento per diventare un linguaggio a pieno titolo. Si parlerà qui della bottega di Luca della Robbia in senso ampio, tanto la produzione di terrecotte invetriate proseguì con i suoi eredi.

Impruneta e la terracotta

Il borgo dell'Impruneta non è soltanto un santuario: è, da secoli, la capitale toscana della terracotta. Le argille delle colline circostanti, cotte nelle fornaci locali, hanno fornito a Firenze e alla sua regione una parte considerevole delle sue tegole, delle sue mattonelle, dei suoi orci da olio e dei suoi elementi architettonici. Il celebre cotto dell'Impruneta, rinomato per la sua resistenza e la sua tinta calda, ha coperto molti tetti e lastricato molti cortili. Questa vocazione ceramica non è priva di legami con la storia artistica del luogo: in un territorio dove la padronanza dell'argilla e della cottura faceva parte del sapere comune, l'impianto di una decorazione in terracotta invetriata tanto ambiziosa assume un rilievo particolare. La grande manifattura della Robbia rientrava in una tecnica fiorentina distinta dal cotto artigianale, ma il borgo che la ospita era, meglio di qualsiasi altro, preparato a comprendere e a celebrare il linguaggio della terracotta.

Strati romanico, barocco e restauri

La basilica che si visita oggi è un palinsesto. Le sue origini risalgono a un edificio di antica fondazione, la cui struttura primitiva rientra in un'architettura romanica anteriore di parecchi secoli al Rinascimento: a questo titolo, conviene distinguere con cura il nucleo medievale dell'edificio dagli interventi del Quattrocento che ne fecero la gloria artistica. Nei secoli successivi, il santuario conobbe importanti rimaneggiamenti, in particolare in età barocca, che modificarono la decorazione e l'ordinamento interno — strati che anche qui occorre separare dall'apporto propriamente rinascimentale. Infine, l'edificio avrebbe subito gravi danni nel corso della seconda guerra mondiale, prova che comportò importanti lavori di restauro. Queste campagne di restauro, condotte con la cura di salvaguardare le edicole e le loro terrecotte, invitano alla prudenza: una parte di ciò che si ammira risulta da accurate rimesse in stato, e la lettura dell'insieme esige di distinguere l'originale dalle restituzioni. Questa storia travagliata nulla toglie al valore del luogo; ricorda soltanto che i capolavori del Rinascimento ci giungono attraverso lo spessore del tempo.

Portata

La basilica dell'Impruneta occupa un posto di rilievo nella storia del primo Rinascimento fiorentino. Offre uno degli insiemi più completi in cui l'architettura di Michelozzo e la terracotta invetriata di Luca della Robbia si rispondono in uno stesso programma, al di fuori dei grandi cantieri di Firenze stessa. Questo connubio tra l'ossatura classica e la scultura policroma raggiunge qui una pienezza che ne fa una tappa per comprendere l'estetica del Quattrocento. Santuario mariano di irradiamento regionale, capitale della terracotta, scrigno di un capolavoro della Robbia: l'Impruneta condensa, in un solo luogo, più fili della cultura toscana.

Cosa vedere assolutamente

  • Le due edicole attribuite a Michelozzo, erette ai due lati del coro, scrigni architettonici del primo Rinascimento.
  • Le terrecotte invetriate ricollegate a Luca della Robbia e alla sua bottega, con il loro bianco latteo ravvivato di azzurro.
  • L'immagine venerata della Madonna dell'Impruneta, cuore devozionale del santuario, custodita in una delle edicole.
  • Il portico e la grande piazza che precedono la facciata, cornice delle antiche fiere e processioni.
  • Il campanile e la sagoma dell'insieme nel paesaggio delle colline del Chianti.
  • Le testimonianze della terracotta locale, il celebre cotto dell'Impruneta, che collega il luogo alla sua vocazione ceramica.

Informazioni pratiche

La basilica di Santa Maria dell'Impruneta rimane un luogo di culto attivo: la visita si svolge nel rispetto delle funzioni e della devozione mariana che vi si perpetua. Gli orari di apertura e le condizioni di accesso alle edicole e alle loro terrecotte possono variare secondo i periodi liturgici e le campagne di conservazione; è prudente informarsi presso la parrocchia o l'ufficio del turismo locale prima di recarvisi. Un abbigliamento e un atteggiamento rispettosi sono richiesti all'interno del santuario.

Quiz

A quale architetto del primo Rinascimento si attribuiscono le due edicole che incorniciano il coro? A Michelozzo di Bartolomeo, intorno al 1450-1460.

Quale artista è associato alle terrecotte invetriate che rivestono queste edicole? Luca della Robbia e la sua bottega, maestri della terracotta invetriata fiorentina.

Per quale produzione artigianale il borgo dell'Impruneta è anch'esso celebre? Per la sua terracotta, il cotto, di cui fu la capitale toscana.