Vi sono luoghi la cui fama tiene meno allo splendore della loro architettura che alla densità di memoria che concentrano. San Giovanni Valdarno, borgo adagiato nella piana dell'Arno tra Firenze e Arezzo, è uno di questi. È qui, nei primissimi anni del Quattrocento, che sarebbe nato Tommaso di Ser Giovanni, colui che i posteri soprannomineranno Masaccio, l'uomo che, in una manciata d'anni e ad appena ventisette anni di vita, avrebbe rotto con il gotico internazionale per gettare le fondamenta della pittura moderna. Che la sua città natale conservi, nel cuore della Basilica di Santa Maria delle Grazie e del suo museo, opere dei suoi maestri e dei suoi contemporanei — Fra Angelico, Masolino da Panicale — ha valore di simbolo. Non vi si ammira un dipinto di Masaccio stesso, ma vi si respira il clima artistico che lo ha formato, ed è forse ancora più commovente.
San Giovanni Valdarno, la città di Masaccio
San Giovanni Valdarno non è una città nata dal caso dei cammini. Appartiene a quella manciata di « terre nuove » (terre nuove) fondate dalla Repubblica di Firenze alla fine del XIII secolo per blindare il proprio controllo sull'alto Valdarno e convogliare verso il mercato fiorentino le campagne circostanti. Su questa scacchiera regolare, nel 1401 secondo la tradizione — la datazione resta discussa —, sarebbe nato il bambino che avrebbe sconvolto la pittura. Masaccio lasciò giovane la sua città per Firenze, vi frequentò Brunelleschi e Donatello, lavorò alla cappella Brancacci del Carmine e alla Trinità di Santa Maria Novella, prima di morire prematuramente a Roma verso il 1428. San Giovanni ha fatto di questa gloria fulminea il fondamento della propria identità : la memoria del pittore vi è coltivata con una costanza rara, e la basilica ne costituisce il fulcro patrimoniale.
La basilica e il suo Museo della Basilica
La chiesa di Santa Maria delle Grazie, eretta nella sua forma attuale a partire dalla fine del XV secolo attorno a un'immagine mariana venerata, presenta al visitatore un portico caratteristico che articola la piazza all'edificio. Occorre qui distinguere accuratamente le stratificazioni : la fabbrica dell'edificio, i rimaneggiamenti posteriori e il nucleo propriamente rinascimentale delle opere conservate appartengono a tempi diversi che sarebbe imprudente confondere. L'essenziale dell'interesse artistico si è oggi spostato verso il Museo della Basilica, allestito negli spazi attigui, che raccoglie un notevole insieme di dipinti, di terrecotte e di oreficeria sacra provenienti dalla chiesa e dal territorio. È in questo percorso che si offrono alla vista i capolavori del Quattrocento, protetti e valorizzati lontano dalle vicissitudini dell'esposizione liturgica.
L'Annunciazione di Fra Angelico
Il gioiello del museo sarebbe l'Annunciazione attribuita a Fra Angelico — il Beato Angelico —, nota precisamente come Annunciazione di San Giovanni Valdarno. Il pittore domenicano, uno dei più grandi del secolo, vi avrebbe dispiegato quella singolare alleanza che ne costituisce la firma : una pietà luminosa, degli ori ancora medievali per la loro preziosità, ma uno spazio già governato dalle leggi nuove della prospettiva. L'angelo Gabriele s'inchina verso la Vergine sotto un portico le cui arcate organizzano la profondità con una chiarezza tutta fiorentina, mentre il giardino chiuso, a sinistra, rimanda ai simboli mariani ereditati dal Medioevo. Quest'opera condensa da sola la tensione feconda del primo Quattrocento : un piede ancora nella devozione gotica, l'altro già lanciato verso la costruzione razionale dell'immagine. La datazione precisa e le circostanze della committenza restano oggetto di prudenza, ma l'attribuzione alla bottega angelica fa l'orgoglio del luogo.
Masolino e il Quattrocento
Accanto a Fra Angelico, il museo conserverebbe opere di Masolino da Panicale, figura decisiva e talvolta eclissata dal suo più giovane. Perché è precisamente Masolino ad aver collaborato con Masaccio alla cappella Brancacci, i due pittori lavorando fianco a fianco in un dialogo in cui il più anziano apportava la grazia ondeggiante del tardo gotico e il più giovane la gravità monumentale del nuovo linguaggio. Vedere un Masolino a San Giovanni, la città di Masaccio, significa dunque riannodare un filo spezzato, ritrovare il compagno di quel sodalizio fondatore. Il percorso si arricchisce ancora di opere attribuite al Maestro di Marradi, a Giovanni dal Ponte, e di terrecotte invetriate della tradizione della Robbia, i cui bianchi e azzurri incarnano uno degli apporti più riconoscibili della scultura fiorentina del secolo. L'insieme compone un panorama serrato del Quattrocento toscano, in cui ogni mano risponde alle altre.
La città « nuova » fiorentina
Si avrebbe torto a vedere in San Giovanni soltanto uno scrigno per dei dipinti. La città stessa è un documento di urbanistica. Fondata nell'ultimo quarto del XIII secolo come piazzaforte pianificata, essa segue un tracciato ortogonale rigoroso, organizzato attorno a un asse centrale e a una piazza, secondo uno schema che la tradizione ricollega al nome di Arnolfo di Cambio, l'architetto del Duomo e di Palazzo Vecchio di Firenze — attribuzione seducente che la critica accoglie tuttavia con circospezione. Questa razionalità della pianta, anteriore di un secolo alla pittura di Masaccio, offre una risonanza sorprendente : la stessa volontà d'ordine geometrico che presiede al disegno delle strade si ritroverà, trasposta, nella prospettiva costruita dei pittori. La città e le sue immagini obbediscono a una medesima intelligenza dello spazio.
Portata
La Basilica di Santa Maria delle Grazie occupa un posto singolare nella geografia del Rinascimento : né grande santuario monumentale, né tappa obbligata dei circuiti, essa vale per la qualità e la coerenza di ciò che custodisce. Riunire sotto uno stesso tetto un Fra Angelico, un Masolino e l'aura di Masaccio, nella città stessa in cui nacque quest'ultimo, costituisce una concentrazione rara di significati. Il luogo offre al visitatore colto un'esperienza che le grandi collezioni urbane, per la loro abbondanza, non consentono più : quella di misurare, nel silenzio di un museo di provincia, lo scarto esatto in cui la pittura occidentale cambiò di natura.
Cosa vedere assolutamente
- L'Annunciazione attribuita a Fra Angelico, capolavoro del Museo della Basilica.
- Le opere di Masolino da Panicale, compagno di Masaccio alla cappella Brancacci.
- I pannelli attribuiti al Maestro di Marradi e a Giovanni dal Ponte.
- Le terrecotte invetriate di tradizione della Robbia, dai bianchi e azzurri caratteristici.
- Il portico della basilica e il suo raccordo con la piazza.
- La pianta ortogonale della città, « terra nuova » fiorentina da percorrere a piedi.
Informazioni pratiche
L'essenziale delle opere si scopre al Museo della Basilica, i cui orari e condizioni di accesso sono propri e possono variare secondo la stagione ; è prudente verificare l'apertura prima di qualsiasi spostamento. L'allestimento dei dipinti, come in ogni museo, è suscettibile di evolvere secondo restauri, prestiti e riallestimenti : la presenza effettiva di un'opera data nel giorno della visita non è mai garantita. San Giovanni Valdarno si raggiunge agevolmente da Firenze o da Arezzo per la valle dell'Arno. Il centro storico, compatto e pedonale, si percorre senza difficoltà e merita che gli si conceda il tempo di una passeggiata attenta.
Quiz
Quale pittore, soprannome di un figlio del paese, fa di San Giovanni Valdarno un alto luogo di memoria artistica ? Masaccio (Tommaso di Ser Giovanni), iniziatore della pittura rinascimentale.
Quale opera attribuita a Fra Angelico costituisce il gioiello del Museo della Basilica ? L'Annunciazione detta Annunciazione di San Giovanni Valdarno.
Quale pittore, conservato al museo, fu il compagno di Masaccio alla cappella Brancacci ? Masolino da Panicale.

