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Rinascimento italiano

Battistero di San Giovanni: la culla di bronzo di Firenze

Florence

Battistero di San Giovanni: la culla di bronzo di Firenze

Piantato di fronte alla facciata del Duomo, l'ottagono del Battistero di San Giovanni è uno dei monumenti più antichi di Firenze e, con ogni probabilità, il più amato. A lungo i fiorentini lo credettero un edificio antico, romano, e questa leggenda dice bene la venerazione che gli tributavano: è qui, sotto la grande cupola scintillante di mosaici, che veniva battezzata l'intera città, Dante compreso, che lo chiama «il mio bel San Giovanni». Ma la fama universale del Battistero si deve soprattutto alle sue tre porte di bronzo, e in particolare a una di esse, quella che Michelangelo giudicò degna di chiudere il Paradiso. Attorno a questo piccolo edificio si gioca, nell'arco di mezzo secolo, il passaggio dal mondo gotico a quello del Rinascimento.

L'edificio romanico: geometria di marmo, mosaici d'oro

Il Battistero è un ottagono regolare, forma carica di significato nella tradizione cristiana: l'otto, numero del rinnovamento e dell'ottavo giorno, quello della resurrezione, si addice al luogo della rinascita battesimale. L'edificio quale lo vediamo risale in gran parte ai secoli XI e XII (aVerifier: cronologia precisa della costruzione romanica, spesso collocata tra la consacrazione del 1059 e il XII secolo).

Il suo rivestimento esterno è un capolavoro di quello che si suole chiamare romanico fiorentino, o «protorinascimento» toscano: lastre di marmo bianco di Carrara e di marmo verde scuro di Prato compongono una geometria a intarsio, con lesene, archi e specchiature scanditi da un rigore quasi classico. Questa pelle bicroma la ritroviamo nella chiesa di San Miniato al Monte, sulle alture della città: i due monumenti formano una coppia stilistica, e il loro ordine geometrico affascinerà più tardi gli architetti del Rinascimento, a cominciare da Brunelleschi, che vi leggevano un'eco dell'Antichità.

All'interno lo sguardo è rapito verso l'alto. La cupola è interamente rivestita di mosaici a fondo oro, opera del XIII secolo, eseguita da maestranze segnate dall'arte bizantina (aVerifier: datazione e identità dei maestri mosaicisti). Il programma culmina in un Giudizio universale dominato da un Cristo colossale, alto diversi metri, che con un gesto separa gli eletti dai dannati; al di sotto si dispiegano i cicli della Genesi, della storia di Giuseppe, di Cristo e di san Giovanni Battista, patrono della città. È un cielo d'oro medievale, ieratico e sontuoso, il cui splendore contrasta con lo spirito nuovo che, fuori, sta per impadronirsi delle porte.

Il concorso del 1401: Ghiberti contro Brunelleschi

La storia del Rinascimento fiorentino ama darsi una data di nascita, e molti la fissano al 1401. Quell'anno la potente corporazione dei mercanti di tessuti, l'Arte di Calimala, che aveva in cura il Battistero, mette a concorso la realizzazione di una nuova porta di bronzo. La prova imposta ai candidati: comporre una formella raffigurante il Sacrificio di Isacco, entro la cornice quadrilobata ereditata dalla porta gotica già esistente.

Due giovani artisti si distinguono: Lorenzo Ghiberti, orafo di formazione, e Filippo Brunelleschi, colui che diventerà l'architetto della cupola del Duomo. Le loro due formelle di prova sono oggi conservate al Museo Nazionale del Bargello, e possiamo ancora metterle a confronto. Quella di Brunelleschi è drammatica, spigolosa, con l'angelo che afferra bruscamente il braccio di Abramo; quella di Ghiberti è più fluida, più aggraziata, di fusione tecnicamente più abile e più parsimoniosa di metallo. La giuria decide in favore di Ghiberti (aVerifier: resoconto esatto della decisione ed eventuale proposta di collaborazione tra i due).

L'aneddoto ha valore di simbolo. Due temperamenti, due strade: Brunelleschi, deluso, si volgerà all'architettura e allo studio delle rovine romane; Ghiberti dedicherà quasi quarant'anni della sua vita alle porte del Battistero. Fare di questo concorso l'atto fondativo del Rinascimento è una semplificazione comoda, eppure dice una verità: a Firenze, intorno al 1400, un'arte nuova cerca la propria forma, ed è attorno a questo piccolo ottagono che la trova.

La porta nord e la Porta del Paradiso

Il Battistero possiede tre porte di bronzo, una per ciascun lato cardinale accessibile, e si leggono come un fregio cronologico del passaggio dal gotico al Rinascimento.

La più antica è la porta sud, opera di Andrea Pisano, fusa negli anni Trenta del Trecento. Organizza in ventotto scomparti quadrilobati, entro quella cornice gotica a quattro lobi, scene della vita di san Giovanni Battista e le Virtù. Elegante, ancora del tutto medievale nell'impianto, essa fissa il modello formale che Ghiberti dovrà dapprima riprendere.

La porta nord è proprio quella che Ghiberti conquista al concorso. Vi lavora dal 1403 al 1424 circa (aVerifier: date esatte del cantiere). Ne conserva la struttura a quadrilobi gotici e vi dispiega venti scene del Nuovo Testamento, contornate da figure di profeti ed evangelisti. Vi si avverte già un maestro: i panneggi si ammorbidiscono, i corpi acquistano volume, lo spazio comincia a respirare, pur restando racchiuso nel losanga lobato del Medioevo.

Il capolavoro assoluto viene poi. Soddisfatti, i mercanti di Calimala affidano a Ghiberti una seconda porta, destinata al lato est, quello rivolto alla cattedrale. Vi consacra il cuore della sua maturità, dal 1425 al 1452 circa. Questa volta abbandona il quadrilobo: dieci grandi formelle quadrate dorate, disposte su due colonne, presentano episodi dell'Antico Testamento, dalla Creazione a Salomone. La rivoluzione è qui. Ghiberti modella il bassorilievo come un quadro: padroneggia la prospettiva da poco codificata, scala i piani da un primissimo piano fortemente aggettante fino alle architetture incise a rilievo schiacciato, quasi impercettibile sul fondo, e fa convivere più momenti di un racconto in una stessa scena. L'oro, lo spazio e il movimento vi si accordano con una virtuosità inaudita.

La tradizione racconta che Michelangelo, abbagliato, dichiarò quei battenti degni di essere «le porte del Paradiso». Il soprannome è rimasto: la Porta del Paradiso. Una porta, una battuta di un gigante, e un'opera che riassume da sola l'ambizione di un intero secolo.

Un avvertimento essenziale per il visitatore: le formelle che oggi si ammirano sull'edificio sono copie. Gli originali, fragili e a lungo restaurati dopo i danni del tempo e dell'alluvione del 1966, sono custoditi al riparo nel vicinissimo Museo dell'Opera del Duomo (aVerifier: stato di avanzamento dei restauri, quantità esatta di formelle originali esposte e di copie in situ).

Cosa vedere assolutamente

  • La Porta del Paradiso (lato est): le sue dieci formelle dorate dell'Antico Testamento, da confrontare con la struttura ancora gotica della vicina porta nord.
  • La cupola interna: il Giudizio universale e il Cristo colossale dei mosaici bizantini a fondo oro.
  • La geometria di marmo verde di Prato e bianco dell'ottagono, da leggere in parallelo con San Miniato al Monte.
  • La porta sud di Andrea Pisano: il punto di partenza gotico da cui tutto è cominciato.
  • Al Museo dell'Opera del Duomo: le formelle originali delle porte del Ghiberti, viste da vicino e restaurate.

Informazioni pratiche

Il Battistero si trova in Piazza San Giovanni, addossata a Piazza del Duomo, nel cuore del centro storico di Firenze (iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1982). L'accesso avviene di norma nell'ambito di un biglietto cumulativo del complesso della cattedrale, che comprende il Museo dell'Opera del Duomo dove sono esposti gli originali delle porte (aVerifier: formule di biglietteria e condizioni di accesso attuali presso l'Opera di Santa Maria del Fiore). Orari e tariffe vanno verificati sul sito ufficiale duomo.firenze.it prima della visita; non sono riportati qui per non indurre in errore. Conviene mettere in conto di vedere le porte due volte: le copie in situ e poi gli originali al museo.

Quiz

  1. Come viene soprannominata la porta est del Battistero, opera di Ghiberti? La Porta del Paradiso, soprannome attribuito a Michelangelo.
  • La Porta della Mandorla.
  • La Porta dei Mercanti.
  1. Quale celebre concorso del 1401 è spesso presentato come l'atto di nascita del Rinascimento, e chi lo vinse? Il concorso per la porta di bronzo, sul tema del Sacrificio di Isacco, vinto da Lorenzo Ghiberti contro Brunelleschi.
  • Il concorso per la cupola del Duomo, vinto da Brunelleschi.
  • Il concorso per il campanile, vinto da Giotto.
  1. Dove si trovano oggi le formelle originali delle porte del Ghiberti? Al Museo dell'Opera del Duomo; quelle sull'edificio sono copie.
  • Ancora tutte sul Battistero.
  • Alla Galleria degli Uffizi.