Lungo corso Vannucci, la maestosa arteria di Perugia, una porta discreta si apre su una delle sale meglio conservate dell'intero Rinascimento italiano. Il Collegio del Cambio — la sala d'udienza della corporazione dei cambiavalute — fu decorato ad affresco da Pietro Vannucci, detto il Perugino, sul finire del Quattrocento. Il pittore vi dispiegò un programma di rara ambizione, in cui la sapienza dell'antichità pagana dialoga con la fede cristiana, sotto volte di un azzurro profondo trapunte d'oro. Vi si respira quella «dolcezza» umbra — equilibrio, misura, serenità dei volti — che fece del Perugino il maestro più ricercato del suo tempo, e uno dei primissimi maestri di un adolescente urbinate destinato alla gloria: Raffaello.
La corporazione dei cambiavalute e il Palazzo dei Priori
Nel Medioevo e nel Rinascimento, l'Arte del Cambio — la corporazione dei cambiavalute e prestatori su pegno — figurava tra le più potenti e facoltose di Perugia. Questi mercanti di denaro governavano il cambio delle monete, attività indispensabile in un'Italia frammentata in decine di Stati, ciascuno dei quali batteva le proprie monete. La loro ricchezza valse loro, sul finire del Quattrocento, l'assegnazione di una sala propria al piano terreno del Palazzo dei Priori, l'imponente palazzo pubblico gotico che ospitava il governo comunale.
Questa sala, la Sala dell'Udienza, fungeva da tribunale interno della corporazione: era qui che i cambiavalute componevano le loro controversie e amministravano la giustizia del mestiere. La decorazione doveva dunque affermare, non meno della prosperità della corporazione, la sua probità morale — di qui la scelta di un programma interamente dedicato alle virtù e alla sapienza. Il contratto sarebbe stato stipulato con il Perugino intorno al 1496; gli affreschi furono verosimilmente portati a termine attorno al 1500, data che compare su uno dei pilastri. La decorazione è rimasta straordinariamente al suo posto fino a oggi, il che ne fa una testimonianza eccezionalmente completa di un interno laico del Rinascimento.
Il Perugino, maestro della scuola umbra
Pietro Vannucci (1450 ca.-1523), soprannominato il Perugino dalla sua regione d'adozione, era all'apice della carriera quando intraprese questa impresa. Formatosi, secondo la tradizione, nell'ambito di Piero della Francesca e poi nella bottega fiorentina del Verrocchio — accanto, si dice, al giovane Leonardo da Vinci —, aveva già lavorato alla Cappella Sistina negli anni Ottanta del Quattrocento, dove dipinse la celebre Consegna delle chiavi a san Pietro. Le committenze gli affluivano da Firenze, da Roma, da tutta l'Italia centrale.
La sua arte è riconoscibile fra tutte: figure slanciate e pacate, volti reclinati dal mezzo sorriso, paesaggi di colline sfumate in una luce d'alba, una composizione di una calma quasi musicale. Questa «maniera dolce» (dolcezza) fece la sua immensa fortuna, ma gli fu poi rimproverata come formula ripetuta. Al Collegio del Cambio, tuttavia, si coglie questo stile al suo culmine, prima della stanchezza che gli avrebbe imputato il Vasari. La firma e un autoritratto inscritto nella decorazione testimoniano l'orgoglio con cui il maestro rivendicava quest'opera.
Il programma umanistico: saggi antichi e fede cristiana
Il tratto più affascinante del ciclo è il suo programma iconografico, la cui ideazione è generalmente attribuita al letterato e umanista perugino Francesco Maturanzio (Matarazzo), che avrebbe fornito le iscrizioni latine che accompagnano le figure. L'idea di fondo è una conciliazione: la virtù e la verità risplendono tanto negli eroi e nei pensatori dell'antichità pagana quanto nella Rivelazione cristiana. È questo un motivo cardine dell'umanesimo rinascimentale, che rifiutava di contrapporre Atene e Gerusalemme.
Così, sulle pareti della sala, le personificazioni delle Virtù (Prudenza e Giustizia, Fortezza e Temperanza) sovrastano gruppi di eroi e saggi dell'antichità chiamati a incarnarne l'esempio: figure come Catone, simbolo di sapienza e integrità, e diversi uomini illustri, legislatori e filosofi del mondo greco-romano. Di fronte, altre pareti sviluppano il versante cristiano: profeti e sibille che annunciano la venuta del Cristo, una Natività e una Trasfigurazione, oltre a un Dio Padre che domina l'insieme. Il messaggio rivolto ai cambiavalute era chiaro: la ricchezza è legittima soltanto se accompagnata da sapienza, giustizia e pietà.
Virtù, Profeti e Sibille
La decorazione si articola secondo una logica sapiente. Su una parete, le Virtù cardinali della vita attiva — la Prudenza e la Giustizia da un lato, la Fortezza e la Temperanza dall'altro — troneggiano tra le nubi, mentre al di sotto si dispiegano le figure antiche che le illustrano, allineate in un ampio paesaggio continuo. Questo modo di collocare personaggi stanti entro un paesaggio panoramico, separati da cornici finte, è caratteristico dell'arte del Perugino e conferisce all'insieme un respiro paesaggistico squisitamente umbro.
La parete opposta accosta i Profeti dell'Antico Testamento e le Sibille dell'antichità: secondo una tradizione medievale e umanistica assai diffusa, anche queste profetesse pagane avrebbero presentito la venuta del Redentore, il che giustifica la loro presenza accanto ai profeti biblici. Vi si trovano, tra gli altri, figure come Isaia, Daniele, Davide o Salomone di fronte alle sibille Eritrea, Persica, Cumana o Tiburtina — l'identificazione precisa poggia sulle iscrizioni latine. Alle volte, una decorazione «a grottesche» ispirata all'antichità romana, con divinità planetarie, completa il programma e collega la sala al gusto antiquario che allora si diffondeva in Italia.
L'autoritratto e la questione di Raffaello
Su uno dei pilastri della parete delle Virtù, il Perugino ha inserito il proprio autoritratto: un busto dipinto in trompe-l'œil entro una cornice finta, accompagnato da un'iscrizione latina che celebra l'artista. Questo volto un po' pieno, dallo sguardo diretto, è tra gli autoritratti più noti del Rinascimento italiano e manifesta la nuova consapevolezza che i pittori avevano acquisito del proprio valore.
Resta la questione più dibattuta: quella dell'apporto di Raffaello. Intorno al 1500, il giovane Raffaello Sanzio, allora adolescente originario di Urbino, si sarebbe formato a contatto con il Perugino, del quale assimilò profondamente la maniera. Alcuni storici hanno voluto riconoscere il suo intervento in alcune figure del Collegio del Cambio — in particolare nel trattamento di questo o quel profeta, di questa o quella sibilla, ritenuto più sciolto —, e la tradizione locale ha a lungo amato scorgervi la sua mano. Questa attribuzione rimane tuttavia incerta e controversa: i documenti non confermano la sua partecipazione, ed è difficile distinguere un intervento personale dalla semplice influenza stilistica del maestro sull'allievo. Si terrà dunque per fermo, con prudenza, che il ciclo attesta almeno l'ambiente artistico in cui Raffaello mosse i primi passi, senza che gli si possa assegnare con certezza questa o quella parte.
Gli intagli lignei e la Sala dell'Udienza
La sala non vale soltanto per i suoi affreschi. Ha conservato l'arredo originale: splendidi stalli e intagli lignei scolpiti, attribuiti a Domenico del Tasso (falegname e scultore fiorentino attivo a Perugia), che corrono lungo le pareti e completano lo scrigno. Questi seggi e questi pannelli a tarsia, eseguiti negli stessi anni, incorniciavano i magistrati della corporazione durante le udienze e prolungano, sul registro dell'ebanisteria, la medesima ricerca di armonia e dignità.
L'insieme — affreschi, volte ornate, intagli e pavimento — costituisce uno dei rari interni del Rinascimento giunti fino a noi in uno stato di unità così notevole. Accanto alla Sala dell'Udienza sopravvive anche la piccola cappella di San Giovanni Battista (Cappella di San Giovanni Battista), decorata poco più tardi, agli inizi del Cinquecento, da Giannicola di Paolo, allievo del Perugino — prolungamento della scuola umbra nello stesso palazzo.
Cosa vedere assolutamente
- L'autoritratto del Perugino sul pilastro della parete delle Virtù, nella sua cornice finta accompagnata dall'iscrizione latina.
- La parete delle Virtù e degli eroi antichi: le figure pacate allineate in un vasto paesaggio umbro, esempio perfetto della «dolcezza» del maestro.
- La parete dei Profeti e delle Sibille, dove sapienza pagana e Rivelazione cristiana si corrispondono.
- Le volte azzurre e oro a grottesche e divinità planetarie, omaggio al gusto antiquario del Rinascimento.
- Gli intagli e stalli scolpiti attribuiti a Domenico del Tasso, arredo originale della sala.
- La cappella attigua di San Giovanni Battista, decorata da Giannicola di Paolo, per prolungare la visita nella scuola peruginesca.
Informazioni pratiche
Il Collegio del Cambio si trova nel Palazzo dei Priori, lungo il corso Vannucci, arteria centrale di Perugia, in Umbria. L'ingresso alla sala avviene dal corso stesso, a pochi passi dalla Fontana Maggiore e dalla cattedrale.
Il luogo si visita come un piccolo museo, di norma con un biglietto d'ingresso che può essere abbinato alla cappella vicina. Gli orari e le tariffe variano secondo la stagione e sono soggetti a modifiche: si raccomanda di verificare le informazioni aggiornate presso l'ufficio turistico di Perugia o l'istituzione che ne cura la gestione (il Nobile Collegio del Cambio) prima di recarvisi. Essendo la sala di dimensioni contenute e la decorazione fragile, l'affluenza può essere contingentata. Perugia, capoluogo dell'Umbria, è agevolmente raggiungibile da Firenze, Roma o Assisi, e si presta a una scoperta a piedi del suo centro storico arroccato.
Quiz
1. Chi ha dipinto il ciclo di affreschi del Collegio del Cambio?
- Raffaello da solo
- Il Perugino (Pietro Vannucci)
- Piero della Francesca
2. Qual è l'idea di fondo del programma iconografico della sala?
- Raccontare la storia della città di Perugia
- Illustrare unicamente scene di commercio
- Conciliare la sapienza antica pagana e la fede cristiana
3. Cosa si può dire della partecipazione di Raffaello agli affreschi?
- È provata da contratto e firma
- È possibile ma incerta e controversa
- Non ha mai messo piede a Perugia

