El Greco (Domḗnikos Theotokópoulos) · vers 1568
Questo piccolo trittico non è stato concepito per restare fermo in un luogo. È un altare da viaggio: un oggetto che si richiude, che si porta con sé, che si apre per pregare là dove ci si trova. Il formato è ridotto, prezioso, pensato per la mano tanto quanto per lo sguardo. Prima di cercare le scene, bisogna sentire questo uso intimo: non ci si pone davanti a esso come davanti a una pala d'altare in chiesa, lo si tiene stretto vicino a sé.
L'autore non è ancora il Greco che conosciamo, quello delle figure allungate e dei cieli elettrici di Toledo. Qui è un giovane pittore. Nato a Creta, formatosi dapprima alla pittura di icone, passa per Venezia e si impregna del colore e dello spazio del Rinascimento veneziano. Il Trittico di Modena appartiene a questo momento di formazione, a questo periodo italiano giovanile (verso il 1568). È il Greco "italiano", e in questo istante è a pieno titolo un pittore del Rinascimento italiano.
L'opera si legge su più piccoli scomparti, disposti sul recto e sul verso — perché un oggetto portatile si richiude e si rovescia. Vi troviamo scene religiose: un'incoronazione, un'adorazione, un battesimo e un'allegoria cristiana, in particolare. La composizione esatta di ciascun pannello, il loro ordine e il loro soggetto preciso richiedono prudenza (). Ciò che conta per "vedere altrimenti" è la densità: molta narrazione racchiusa in pochissima superficie.
"Vedere altrimenti", qui, significa riconoscere l'incontro di due mondi in uno stesso oggetto. Da un lato, la tradizione dell'icona bizantina, da cui il giovane pittore proviene: l'oro, la frontalità, la carica sacra. Dall'altro, la lezione veneziana: il colore che respira, la profondità, il movimento appreso da Tiziano e dal Tintoretto. Questo trittico è il luogo in cui questi due lasciti si sfiorano, prima che la Spagna li trasformi in uno stile incandescente.
Simbolismo e lettura iconografica
L'oro, ereditato dall'icona, non è un semplice ornamento: nella tradizione bizantina segnala uno spazio sacro, fuori dal tempo ordinario. Il formato a trittico — un pannello centrale e due sportelli che si richiudono — porta in sé un significato: protegge l'immagine, fa dell'apertura un gesto, quasi una rivelazione. I soggetti riuniti (incoronazione, adorazione, battesimo, allegoria) appartengono al repertorio cristiano dell'incarnazione e della salvezza; la loro disposizione precisa resta da verificare () prima di qualsiasi lettura simbolica marcata.
Analisi delle emozioni
Davanti a esso si può provare una forma di raccoglimento ravvicinato: è un oggetto di devozione privata, fatto per essere tenuto in mano, non contemplato da lontano. La minuzia invita ad avvicinarsi, a cercare i dettagli. E per chi conosce il Greco tardo, c'è l'emozione di vedere un inizio: la promessa di un pittore ancora in apprendistato, tra due culture, prima dello splendore.
Segreti e misteri
- È un altare portatile: si richiude e si porta con sé, il che spiega il suo piccolo formato e la sua preziosità.
- Le scene si distribuiscono su scomparti recto-verso — l'oggetto si rovescia, ha due facce.
- Il giovane Greco fu dapprima pittore di icone a Creta: questo lascito bizantino resta leggibile qui, in particolare nell'uso dell'oro.
- Il suo passaggio per Venezia lo mette a contatto con Tiziano e il Tintoretto; il colore e lo spazio veneziani vi si intuiscono.
- L'opera risale al suo periodo italiano giovanile (verso il 1568), ben prima della Spagna e del suo stile allungato tardo.
- Composizione esatta, soggetti e ordine dei pannelli: da confermare sulla fonte ().
Lo sapevi?
Il Greco che la storia ricorda è Toledo, i corpi allungati, i cieli tempestosi. Si dimentica spesso che fu dapprima un giovane cretese passato per l'Italia. Questo piccolo trittico appartiene a quel primo capitolo: il pittore non ha ancora trovato la propria lingua, assembla ancora quelle degli altri.

