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Protagonisti del Rinascimento

Bembo

Bembo

Contributi e opere

Pietro Bembo ebbe l'audacia di fare ciò che nessuno prima di lui aveva osato decidere: stabilire di che cosa dovesse essere fatta la lingua letteraria italiana. Nel Cinquecento l'Italia parla cento dialetti e si accapiglia senza fine sulla questione della lingua. Nel 1525 Bembo pubblica le Prose della volgar lingua e propone una risposta netta, quasi spavalda: il modello sarà il toscano del Trecento, Petrarca per la poesia, Boccaccio per la prosa. Non il fiorentino vivo, non il latino, e nemmeno la sua Venezia natale: una scelta di arcaismo dichiarata, fondata sull'autorità dei grandi antichi. I letterati lo seguono, poi l'Accademia della Crusca ne fa dottrina: l'italiano standard nasce in larga parte da quel partito preso.

Poeta egli stesso, Bembo incarna ciò che predica. Le Rime e il dialogo d'amore Gli Asolani diffondono un petrarchismo raffinato che diventa la maniera di un'intera epoca. Uomo del libro non meno che delle parole, collabora con lo stampatore Aldo Manuzio, le cui edizioni in corsivo e in formato tascabile di Petrarca e Dante poggiano su testi curati da Bembo: la filologia al servizio della diffusione. Collezionista appassionato — antichità, manoscritti, un ritratto di Raffaello e un altro di Tiziano — fa della propria cultura un monumento. Sarà cardinale nel 1539.

Aneddoto memorabile

Prima della porpora cardinalizia, Bembo conduce una lunga vita mondana e sensuale. Verso il 1503, alla corte di Ferrara, intreccia una celebre relazione con Lucrezia Borgia, duchessa e moglie del duca d'Este: il loro carteggio amoroso, conservato, scambia versi, pegni e parole di tenerezza. Più tardi divide la vita con una compagna, la Morosina, da cui ha tre figli naturali. L'uomo che fisserà la lingua dei poeti dell'amore ne aveva prima vissuto gli slanci, ben reali, prima di indossare la veste.

Influenze ricevute

Petrarca; Boccaccio; Dante; Aldo Manuzio; l'umanesimo veneziano e la corte di Ferrara.

Influenze esercitate

L'Accademia della Crusca; il petrarchismo europeo; i letterati e i grammatici italiani; la norma dell'italiano letterario standard.

Importanza storica

Pietro Bembo è uno dei pochi uomini di cui si possa dire che abbia fissato una lingua. Indicando Petrarca e Boccaccio come modelli, dà all'italiano letterario una norma duratura, ripresa dall'Accademia della Crusca e posta alla radice dell'italiano standard. La sua alleanza con Aldo Manuzio sposa l'erudizione filologica alla nascente stampa, plasmando il modo stesso in cui si leggeranno i classici. Poeta influente e arbitro del gusto, pesa su tutta la poesia italiana del secolo. La sua ombra — la vita sensuale, la carriera ecclesiastica tardiva e interessata — non cancella quell'eredità: la rende umana.