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Protagonisti del Rinascimento

Uccello

Uccello

« Oh che dolce cosa è questa prospettiva! »

Contributi e opere

Paolo Uccello è il poeta-geometra del Rinascimento fiorentino. Là dove i suoi contemporanei inseguivano la grazia delle figure o lo splendore dei colori, lui persegue una sola idea con un fervore quasi mistico: la prospettiva, quella scienza nuova che promette di far stare l'intero spazio del mondo su una tavola di legno. Ne fa una passione, quasi un'astrazione. In lui il rigore matematico non raffredda la pittura: la fa sognare.

Il suo capolavoro, la Battaglia di San Romano — tre grandi tavole che celebrano una vittoria fiorentina — lo mostra per intero. Le lance spezzate cadono a terra in linee di fuga perfette, come se il campo di battaglia fosse diventato una griglia per dimostrare una lezione di geometria. I cavalli, tondi e colorati, sembrano giocattoli di legno; un soldato morto giace al suolo, dipinto in uno scorcio audace, ridotto e deformato dalla legge della profondità. È una guerra, eppure tutto vi è calmo, ordinato, fiabesco.

Questa stranezza è il cuore della sua arte. Uccello tratta la prospettiva non come un semplice strumento d'illusione, ma come un principio poetico che organizza un mondo a parte. I suoi quadri appaiono fuori dal tempo, sospesi tra la dimostrazione dotta e il sogno d'infanzia. Vi si avverte un uomo che, a forza di calcolare punti di fuga, ha finito per intravedere una bellezza che nessun altro guardava proprio nello stesso modo.

Qui sta la sua vera audacia: spingere la prospettiva fino all'insolito, fino alla vertigine, a costo di sacrificare la naturalezza delle figure per la pura musica dei volumi e delle linee. Osa fare una pittura che pensa, una pittura-equazione, e che resta nondimeno profondamente onirica. Quella libertà, un po' solitaria, un po' inclassificabile, fa di lui uno degli inventori più singolari del primo Rinascimento.

Aneddoto memorabile

Il ritratto più celebre di Paolo Uccello ci viene da Giorgio Vasari, nelle sue Vite de' più eccellenti pittori. Vasari racconta di un uomo letteralmente posseduto dalla prospettiva, al punto di vegliare notti intere chino sui suoi tracciati. Quando la moglie lo chiamava a letto, lui non abbandonava le sue linee di fuga e mormorava, rapito: « Oh che dolce cosa è questa prospettiva! » Seducente ritratto di un dolce eccentrico, che trascurava tutto il resto e visse, secondo Vasari, povero e un po' in disparte, giudicato « bizzarro » dal suo tempo. Bisogna prendere questa storia per quello che è: un aneddoto tramandato da Vasari, che scriveva molto tempo dopo la morte del pittore, più rivelatore della sua leggenda che di una biografia rigorosamente verificata.

Influenze ricevute

Uccello si forma nella scia della bottega di Lorenzo Ghiberti, dove avrebbe lavorato da giovane, a contatto con la grande tradizione fiorentina del disegno e del rilievo. Eredita soprattutto l'invenzione capitale della sua epoca: la costruzione prospettica messa a punto nella cerchia di Brunelleschi e teorizzata da Leon Battista Alberti. Quella rivoluzione geometrica, che infiammava allora le menti di Firenze, diventa in lui l'ossessione di una vita più che un semplice procedimento.

Influenze esercitate

Uccello incarna, per le generazioni successive, la figura del pittore-scienziato che fa della prospettiva un linguaggio a sé stante, e ricorda che il rigore matematico può portare con sé una potenza di stranezza e di poesia. La sua maniera così personale, a lungo giudicata eccentrica, è stata riscoperta e ammirata assai più tardi, in particolare da artisti moderni sensibili al suo mondo geometrico, immobile e sognante.

Importanza storica

Paolo Uccello occupa un posto singolare nel primo Rinascimento: non è il pittore della grazia, ma quello dello spazio. Portando la prospettiva al suo punto d'incandescenza, dimostra che una scienza nuova può diventare fonte di meraviglia, e che la geometria ha il suo lirismo. Dolce eccentrico geniale secondo la leggenda che Vasari gli ha cucito addosso, resta uno degli inventori più originali del suo secolo, un artista che ha fatto della profondità un sogno.