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Protagonisti del Rinascimento

Sforza, dit Ludovic le More

Sforza, dit Ludovic le More

Contributi e opere

Lo chiamarono il Moro — per la carnagione scura e per l'impresa che aveva scelto — e il soprannome gli calza come una maschera: sfolgorante in piena luce, inafferrabile nell'ombra. Per un tempo Ludovico Sforza fu il principe più abbagliante d'Italia, e seppe farne spettacolo. La sua audacia più alta non fu militare ma culturale: chiamò a Milano Leonardo da Vinci, che rimase quasi diciassette anni al suo servizio. Da questo legame tra un principe e un genio nascono il Cenacolo dipinto nel refettorio di Santa Maria delle Grazie e il progetto smisurato del cavallo Sforza, monumento equestre colossale di cui Leonardo compì soltanto il modello in creta. Il Moro volle anche Bramante, che ridisegnò il coro della stessa chiesa e vi dispiegò la celebre finta abside, illusione d'architettura dipinta nella pietra. Alla sua corte la festa divenne arte di Stato: nel 1490 Leonardo curò la regia della Festa del Paradiso, macchineria di pianeti e di luci. Il Moro spinse inoltre il grande cantiere della Certosa di Pavia, necropoli dei Visconti-Sforza. Sotto di lui Milano fu meno una capitale politica che un teatro dove la potenza si diceva attraverso la bellezza.

Aneddoto memorabile

Il cavallo Sforza doveva essere il più grande bronzo equestre mai fuso: Leonardo ne modellò un colosso di creta che stupì Milano e fece accumulare tonnellate di metallo per la colata. Ma quando i Francesi minacciarono, nel 1494, il Moro sacrificò l'arte alla guerra: il bronzo destinato al cavallo partì per essere fuso in cannoni. Il modello di creta, rimasto senza il suo bronzo, servì più tardi da bersaglio agli arcieri francesi e si disgregò. Del capolavoro annunciato non rimasero che disegni e un rimpianto.

Influenze ricevute

Erede della dinastia Sforza e dell'ideale del principe-mecenate, si formò in un'Italia in cui la Firenze dei Medici aveva già posto il modello della magnificenza al servizio del potere.

Influenze esercitate

Leonardo da Vinci; Bramante; le feste e l'apparato della corte milanese; il mecenatismo principesco come strumento politico. Di rimbalzo, la discesa di Carlo VIII, che egli stesso chiamò, aprì le Guerre d'Italia.

Importanza storica

Ludovico il Moro incarna la grandezza e la colpa della Rinascenza principesca. La sua corte fece di Milano un centro artistico di primo piano, e senza il suo mecenatismo il Cenacolo e le ricerche milanesi di Leonardo non sarebbero esistiti in quella forma. Ma lo stesso uomo, per servire le proprie ambizioni, chiamò nel 1494 Carlo VIII di Francia in Italia: scatenò le Guerre d'Italia, che avrebbero devastato la penisola per mezzo secolo. Il calcolo gli si ritorse contro. Catturato dai Francesi nel 1500, morì prigioniero al castello di Loches nel 1508. Principe abbagliante divenuto prigioniero dimenticato, resta la figura tragica del mecenate che perse tutto al gioco che egli stesso aveva iniziato.