Contributi e opere
Ludovico III Gonzaga fece di una città modesta, stretta fra i suoi laghi, uno dei grandi centri umanistici d'Italia. Tutto muove dalla sua educazione: da ragazzo viene affidato a Vittorino da Feltre, la cui scuola — la Ca' Zoiosa, la Casa gioiosa — è considerata un modello della pedagogia rinascimentale. Lì Ludovico apprende il latino, il greco, la matematica, ma soprattutto l'idea che un principe debba essere tanto un uomo di lettere quanto un condottiero.
Divenuto marchese, trasforma quella convinzione in un vero programma. Chiama a Mantova Leon Battista Alberti, il massimo teorico dell'architettura del suo tempo: San Sebastiano, dall'audace pianta centrale, e soprattutto Sant'Andrea, la cui facciata riprende il motivo dell'arco di trionfo antico — un manifesto edificato dell'umanesimo.
Il suo capolavoro resta però Andrea Mantegna, che installa stabilmente come pittore di corte, condizione rara per un artista di quel rango. Da questa fedeltà nasce la Camera degli Sposi (o Camera Picta) del Palazzo Ducale: pareti dipinte con i ritratti della famiglia Gonzaga e soffitto in trompe-l'œil aperto da un oculo che pare affacciarsi sul cielo. È una delle prime illusioni prospettiche totali estese a un intero ambiente, e ispirerà generazioni di decoratori.
Aneddoto memorabile
Il gesto più rivelatore di Ludovico non è una commissione isolata, ma una fedeltà: tiene Mantegna come pittore di corte a dimora fissa, alloggiato, stipendiato, legato a Mantova. Da questa continuità nasce la Camera degli Sposi, compiuta nel 1474 dopo anni di lavoro. Al centro del soffitto Mantegna apre un finto oculo da cui putti e ancelle si sporgono sul vuoto, ridendo verso lo spettatore. Per l'epoca, quel cielo dipinto che squarcia il soffitto di una stanza reale ha del prodigio: si veniva da lontano per vedere quell'ambiente.
Influenze ricevute
Vittorino da Feltre e la sua scuola, la Ca' Zoiosa, che forgiano il suo ideale di principe umanista; l'umanesimo fiorentino e la riscoperta dell'Antico; Leon Battista Alberti, con cui instaura un dialogo architettonico duraturo.
Influenze esercitate
Andrea Mantegna, che egli fissa e perpetua come pittore di corte; il modello della piccola corte principesca votata al mecenatismo, che la dinastia Gonzaga proseguirà fino a Isabella d'Este; la Camera degli Sposi come riferimento per l'arte del trompe-l'œil e del soffitto illusionistico.
Importanza storica
Ludovico III incarna un momento decisivo: quello in cui un principe minore, per sola ambizione culturale, innalza la propria corte al rango delle grandi. Senza di lui non esisterebbero, in questa forma, né la facciata-manifesto di Sant'Andrea né la Camera degli Sposi. Il suo successo dimostra che nel Rinascimento il mecenatismo illuminato poteva valere quanto un esercito per la reputazione di uno Stato. Ma il quadro porta con sé la sua ombra: questo principe delle arti fu anche condottiero di mestiere, che affittava la propria spada a Milano, Venezia o Firenze e cambiava campo secondo i contratti. In lui il giglio dell'umanesimo cresce su un basamento militare.

