Contributi e opere
Luca della Robbia esordisce là dove ci si aspetta un grande scultore: nel marmo. La sua Cantoria, la tribuna dei cantori scolpita per il Duomo di Firenze, fa danzare, cantare e suonare una girandola di fanciulli traboccanti di vita — corpi tornati, una gioia schietta, una freschezza che stacca nettamente dalla gravità di tanti rilievi coevi. Basterebbe quest'opera sola a collocarlo tra i grandi del Quattrocento fiorentino.
Ma il suo vero colpo di genio è altrove, ed è di ordine tecnico. Luca mette a punto la terracotta invetriata, un modo di rivestire l'argilla cotta con uno smalto opaco e brillante. D'un tratto la scultura cambia natura: diventa colorata, luminosa, resistente alla pioggia e al gelo e, soprattutto, poco costosa. Le sue figure dai bianchi latte si stagliano su fondi di un blu profondo, incorniciate da ghirlande di frutti e fogliami di immediata allegria. È un'invenzione che porta la bella scultura là dove il marmo restava un lusso.
L'audacia è qui, per intero. Un ritrovato di fornace democratizza un'arte riservata ai committenti ricchi: si può ormai collocare una Madonna, un santo, un'intera lunetta sopra la porta di una chiesa povera, su una facciata esposta alle intemperie, in un chiostro, in una cappella di campagna. La terracotta invetriata si diffonde dovunque perché è solida, gioiosa e alla portata di tutti. Poche innovazioni del Rinascimento saranno state condivise in modo tanto concreto.
E questa invenzione diventa una casa. Luca trasmette il procedimento al nipote Andrea della Robbia, che a sua volta lo tramanderà ai figli, tra cui Giovanni. La formula fonda così una dinastia di botteghe — un'arte e un'impresa familiare a un tempo, un nome che per oltre un secolo diventa quasi quello di un materiale.
Aneddoto memorabile
Il cuore della vicenda è un segreto. La composizione esatta dello smalto — le proporzioni, le astuzie della cottura — Luca la custodì gelosamente, e la confidò soltanto ai suoi. Quel silenzio era il chiavistello della fortuna familiare: finché la ricetta restava in famiglia, nessun altro poteva produrre quei bianchi e quei blu riconoscibili tra mille. La tradizione racconta che il monopolio si trasmise di zio in nipote, poi di padre in figlio, come un patrimonio prezioso quanto la bottega stessa.
Influenze ricevute
La grande scultura fiorentina del suo tempo, quella di Donatello e di Nanni di Banco, di cui è il contemporaneo più giovane: la Cantoria di Luca risponde del resto a quella che Donatello scolpisce nello stesso momento per la medesima cattedrale. Eredita il mestiere del marmo e del bronzo prima di deviare verso la terra. La sua chiarezza, il gusto della misura e del sorriso trattenuto lo legano allo spirito di equilibrio del primo Rinascimento fiorentino.
Influenze esercitate
La sua discendenza diretta, anzitutto: Andrea, poi Giovanni della Robbia, che prolungano e diffondono il procedimento in tutta la Toscana e ben oltre. Il successo dell'invetriata dà vita a un intero genere di ornamento architettonico — medaglioni, lunette, pale di terra smaltata — che si riconosce a colpo d'occhio e che a lungo verrà imitato. I celebri medaglioni con i putti in fasce dell'Ospedale degli Innocenti di Firenze diffondono un'immagine divenuta quasi un emblema della città.
Importanza storica
Luca della Robbia occupa un posto a sé: è un grandissimo scultore che fu anche un inventore. Trovando la terracotta invetriata non aggiunse soltanto una tecnica al repertorio — mise la bellezza alla portata di più mani, di più muri, di più chiese. La sfumatura è reale e documentata: quel segreto così ben custodito fece della bottega un monopolio, e il trionfo commerciale della ricetta finì per volgere in una produzione quasi seriale, in cui la ripetizione del procedimento prese talvolta il sopravvento sull'invenzione degli esordi. Ma la contraddizione è quella dei grandi successi: Luca democratizzò un'arte e insieme la tenne sotto chiave, offrì ai più ciò che serbava per i suoi. Proprio questa tensione dice la sua audacia — quella di un uomo che seppe fare di un ritrovato di fornace un patrimonio, e di un patrimonio una parte duratura del paesaggio fiorentino.

