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Protagonisti del Rinascimento

Tintoretto, dit Le Tintoret

« Il disegno di Michelangelo e il colore di Tiziano. » — motto che il Tintoretto avrebbe inscritto sulla parete della sua bottega.

Contributi e opere

Lo chiamavano « Il Furioso », e il soprannome diceva tutto: nel Tintoretto la pittura è energia allo stato puro. Là dove i suoi contemporanei veneziani cercavano l'equilibrio e la dolcezza, lui scaglia i corpi nello spazio, torce le prospettive, precipita lo sguardo da punti di vista impossibili. Le sue composizioni danno la vertigine: figure scorciate viste dal basso o lanciate in diagonale, folle che sprofondano verso una lontananza profonda, gesti sospesi nel pieno dello slancio. Non dipinge una scena, la anima.

La sua firma più riconoscibile è la luce. Il Tintoretto lavora nell'ombra per farvi meglio esplodere squarci di chiarore — lampi bianchi che lacerano la penombra, scolpiscono un volto, rivelano un braccio teso, poi si perdono. Questa maniera drammatica, quasi teatrale, contrasta con la luce uniforme e serena della pittura veneziana del suo tempo. Dona alle sue tele un'intensità spirituale e una tensione che annunciano il secolo successivo.

Altra audacia, quella della mano: il Tintoretto dipinge in fretta, con una rapidità che stupiva i contemporanei. Un'esecuzione fulminea, un tocco largo e libero, che lascia vedere il gesto invece di levigarlo. Questa velocità gli permetteva di affrontare superfici immense e di accettare commissioni che altri avrebbero giudicato smisurate.

La sua opera maggiore è l'immenso ciclo decorativo della Scuola Grande di San Rocco, a Venezia — decine di tele che coprono pareti e soffitti, intraprese lungo più di due decenni, e che sono state soprannominate la sua « Sistina veneziana ». È lì, in questo insieme monumentale di scene bibliche attraversate da luce e movimento, che la sua visione si dispiega al meglio: quella di un pittore che voleva, come recitava il suo motto, unire il disegno di Michelangelo al colore di Tiziano.

Aneddoto memorabile

L'episodio più celebre della sua carriera ha tanto dell'astuzia quanto del talento. Per aggiudicarsi il cantiere della Scuola Grande di San Rocco, mentre la confraternita aveva bandito un concorso e chiedeva ai pittori di presentare semplici progetti disegnati, il Tintoretto non consegnò uno schizzo: installò di nascosto, direttamente sul soffitto della sala, un dipinto già interamente eseguito e messo in opera. Davanti al fatto compiuto, la confraternita non ebbe molta scelta — ottenne la commissione. La stessa audacia commerciale lo spingeva a lavorare a prezzi stracciati, talvolta quasi gratis, per strappare le commissioni sotto il naso dei rivali.

Influenze ricevute

Tiziano, di cui ammirò e volle eguagliare il colore — anche se i due uomini non andarono d'accordo. Michelangelo, di cui cercò di appropriarsi la potenza del disegno e il senso del corpo scultoreo, al punto di farne metà del proprio motto. Più in generale, la grande tradizione pittorica veneziana, da cui prende la ricchezza cromatica pur scardinandola.

Influenze esercitate

Il suo senso del dramma luminoso e della composizione dinamica apre la strada alla pittura barocca. El Greco, che soggiornò a Venezia, ne conserva la traccia nelle sue figure allungate e nelle sue luci irreali.

Importanza storica

Il Tintoretto è uno dei tre giganti della pittura veneziana del Cinquecento, accanto a Tiziano e a Veronese. Per la sua energia, la sua luce drammatica e l'ampiezza dei suoi cicli, spinge l'arte di Venezia verso un'intensità nuova e annuncia il barocco. La Scuola Grande di San Rocco resta, ancora oggi, uno degli insiemi dipinti più impressionanti che un solo artista abbia lasciato in eredità.