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Protagonisti del Rinascimento

de' Medici, dit Cosme l'Ancien

de' Medici, dit Cosme l'Ancien

Contributi e opere

Non porta alcuna corona, eppure l'intera Firenze passa per i suoi libri contabili. Cosimo de' Medici eredita un banco già solido e ne fa il primo d'Europa: le sue filiali si moltiplicano da Bruges a Roma, e nel giorno in cui il banco Medici amministra le finanze della Curia romana, l'oro della cristianità transita per le sue mani. Da questa ricchezza Cosimo trae una convinzione rara: il denaro è fatto per costruire. Finanzia il Brunelleschi e la cupola che incorona Firenze, rialza la chiesa di San Lorenzo, offre al Beato Angelico le pareti del convento di San Marco e vi allestisce una biblioteca aperta, tra le prime del suo genere. Manda i propri agenti a caccia di manoscritti greci, sostiene il giovane Marsilio Ficino e la nascente Accademia neoplatonica; Donatello trova in lui un protettore fedele. Questa è la luce. L'ombra si legge invece nei registri: Cosimo governa senza occupare mai una carica, tirando i fili dalle retrovie. I rivali non li affronta con la spada in pugno, ma li logora con l'imposta e con la trama paziente dei suoi obbligati. Genio discreto, che preferisce regnare sugli animi piuttosto che apparire sulle piazze.

Aneddoto memorabile

Nel 1433 la fazione rivale degli Albizzi ottiene il suo bando: Cosimo prende la via dell'esilio, verso Venezia, senza un gesto di clamore. Ma l'uomo ha preparato la sua uscita. Prima di partire avrebbe messo al riparo i propri capitali, disperdendo il denaro fuori dalla portata dei nemici; privata del suo banchiere, Firenze vacilla sul piano finanziario. Meno di un anno dopo, nel 1434, un rovesciamento politico richiama Cosimo, che rientra in trionfo mentre sono ora gli Albizzi a prendere la via dell'esilio. Non aveva vinto con le armi, ma lasciando che la città misurasse, libri contabili alla mano, quanto valeva senza di lui.

Influenze ricevute

Formato alla scuola dei mercanti-banchieri fiorentini e all'uso della lettera di cambio, attinge anche dal nascente umanesimo il proprio gusto per le lettere antiche, alimentato dagli eruditi cacciatori di manoscritti greci e latini.

Influenze esercitate

Fonda la dinastia che terrà Firenze e plasmerà il Rinascimento, aprendo la strada al nipote Lorenzo il Magnifico, e fa del mecenatismo principesco un modello imitato in tutta Italia.

Importanza storica

Cosimo il Vecchio inventa un modo di governare destinato ad attraversare i secoli: il potere attraverso il denaro, la rete di relazioni e la cultura, più che attraverso il titolo. Legando la propria fortuna ai maggiori artisti e pensatori del suo tempo, fa di Firenze il focolaio del primo Rinascimento e getta le fondamenta di una dinastia che darà duchi, regine e papi. Salutato in vita come pater patriae, padre della patria, incarna il mecenate fondatore: colui che comprende, forse per primo, che la bellezza e il sapere sono forme di potenza durevoli quanto l'oro.