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Protagonisti del Rinascimento

d'Alviano

d'Alviano

Contributi e opere

Bartolomeo d'Alviano appartiene a quella stirpe rara di capitani che impugnano la spada con una mano e il libro con l'altra. Nato in Umbria nel 1455, salì tutti i gradini del mestiere delle armi fino a diventare capitano generale della Serenissima, la carica militare suprema di Venezia. Nelle Guerre d'Italia, quel grande fragore in cui le potenze si contendono la penisola, egli si erge a baluardo della Repubblica sulla terraferma.

La sua ora di gloria porta un nome: la vittoria di Cadore, nel 1508, strappata all'esercito imperiale di Massimiliano tra i rilievi ostili delle Dolomiti. Manovrare truppe in montagna e forzarvi la decisione è arte tattica di altissima scuola, e Alviano vi eccelle, trasformando il terreno in alleato.

Ma l'uomo non si riduce alle sue battaglie. Spirito coltivato, amico degli umanisti, fondò a Pordenone un'accademia militare in cui si studiava l'arte della guerra alla luce degli Antichi: Vegezio, Frontino, gli strateghi di Roma riletti per i campi di battaglia del Rinascimento. Rara alleanza tra disciplina marziale ed erudizione, essa faceva della caserma un luogo di pensiero. In Alviano, l'audacia del soldato si accompagnava alla curiosità del letterato, e la guerra diventava oggetto di studio non meno che di pratica.

Aneddoto memorabile

L'ardore di Alviano aveva un rovescio. Nel 1509, ad Agnadello, quel temperamento di fuoco lo spinse a precipitare lo scontro contro il parere prudente del comando veneziano, che voleva evitare la battaglia campale di fronte ai Francesi di Luigi XII. Il disastro fu pari all'imprudenza: Venezia perse quasi tutta la sua terraferma, e lo stesso Alviano, ferito, cadde nelle mani del nemico. Lo stesso fuoco che lo aveva fatto vincere a Cadore lo perdette ad Agnadello: in lui, l'audacia non conosceva freno.

Influenze ricevute

Gli autori militari dell'Antichità, Vegezio e Frontino; la scuola dei condottieri italiani; gli ambienti umanistici di Venezia e della terraferma.

Influenze esercitate

Gli ufficiali formati nella sua accademia di Pordenone; la tradizione veneziana della difesa della terraferma; il modello del capitano letterato che univa spada e sapere.

Importanza storica

Alviano incarna una figura di cerniera: il condottiero dell'alto Rinascimento, insieme temibile uomo di guerra e spirito nutrito degli Antichi. Vincitore a Cadore, dimostrò che si poteva forzare la decisione su terreno di montagna; fondatore di un'accademia militare, volle pensare la guerra non meno che farla. La sua traiettoria, dal trionfo di Cadore al disastro di Agnadello, dice tutta l'ambivalenza dell'audacia: virtù e pericolo di un medesimo respiro. Fedele servitore di Venezia fino a morire in campagna nel 1515, resta uno dei grandi capitani del suo tempo.