Contributi e opere
Bartolomeo Colleoni fu il più grande capitano che Venezia schierò nel Quattrocento. Nato attorno al 1400 nei pressi di Bergamo, scalò tutti i gradini del mestiere delle armi fino a diventare, con qualche interruzione, capitano generale della Serenissima: il vertice della gerarchia militare veneziana. La sua audacia non fu soltanto quella del coraggio, ma anche tecnica. Là dove l'artiglieria del tempo serviva soprattutto a sfondare le mura degli assedi, Colleoni osò farla rotolare fin sul campo di battaglia. Ne fece un'arma di manovra, mobile, capace di pesare in uno scontro in campo aperto. Questa intuizione anticipa l'artiglieria campale dei secoli successivi e vale al capitano bergamasco la fama di innovatore.
La guerra lo rese immensamente ricco. Dal suo castello di Malpaga regnava da vero signore sulle proprie terre, tenendo corte, ricevendo, alimentando la propria potenza. Ma l'uomo ha anche il suo lato d'ombra, perfettamente documentato: passò più volte dal servizio di Venezia a quello di Milano, per poi tornare, seguendo le offerte più vantaggiose. Nel condottiero la fedeltà si contratta, e Colleoni non se ne nascondeva affatto: l'opportunismo faceva parte del mestiere tanto quanto la lancia e il cannone. Questa mescolanza di inventiva militare, di ricchezza colossale e di lealtà mercanteggiabile disegna una delle figure più affascinanti del suo secolo.
Aneddoto memorabile
Alla sua morte, nel 1475, Colleoni lascia una fortuna colossale a Venezia, a una condizione: che gli si erga una statua equestre. La sperava in piazza San Marco, cuore della Repubblica. Imbarazzata di concedere un simile onore a un condottiero, Venezia trovò un compromesso astuto: collocò sì il monumento, ma davanti alla Scuola di San Marco, sul Campo Santi Giovanni e Paolo. L'uomo ottenne la sua gloria di bronzo, senza mai calpestare la piazza tanto ambita. Affidata al Verrocchio e portata a termine dal Leopardi, la statua resta il più impetuoso degli equestri del Rinascimento.
Influenze ricevute
Formatosi alla scuola dei condottieri della prima metà del Quattrocento, erede delle grandi compagnie mercenarie italiane, si nutrì dell'esperienza acquisita al servizio alternato di Venezia e di Milano.
Influenze esercitate
Pioniere dell'artiglieria mobile campale, aprì la via a un uso di manovra del cannone. Il suo monumento equestre del Verrocchio, contraltare veneziano del Gattamelata di Donatello, segna a lungo la scultura e diventa un riferimento per i bronzi equestri.
Importanza storica
Colleoni incarna l'apice del condottiero del Rinascimento: soldato di genio, signore facoltoso e fine regista della propria leggenda. La sua innovazione nell'impiego dell'artiglieria campale lo distingue dai semplici capi di ventura, mentre le sue giravolte tra Venezia e Milano ricordano la natura venale della guerra mercenaria. Ma è forse con la morte che trionfa: il lascito condizionato e la statua del Verrocchio hanno fissato la sua immagine per l'eternità, facendo di un capitano bergamasco uno dei volti più riconoscibili del Quattrocento. La sua cappella funeraria a Bergamo e il castello di Malpaga ne perpetuano ancora la memoria.

