Contributi e opere
Antonio del Pollaiolo appartiene a quella schiera di artisti fiorentini che nulla sembra fermare. Orafo di formazione, si fa via via scultore, pittore e incisore, e in ciascuno di questi mestieri lascia un'impronta che i contemporanei riconoscono subito come nuova. Lo si annovera, a ragione, tra gli ingegni più inventivi della sua generazione. Là dove altri si specializzano, lui passa da una bottega all'altra, dal bulino al bronzo, dal pennello allo scalpello, come se nessuna materia dovesse restargli estranea.
La sua grande impresa, quella che lo iscrive nella storia monumentale, sono i due sepolcri bronzei che innalza a Roma per i papi Sisto IV e Innocenzo VIII, oggi in San Pietro. Soprattutto il primo, con il pontefice giacente circondato da figure allegoriche fuse con precisione da orafo, è un prodigio tecnico non meno che un vertice dell'arte funeraria. Il metallo vi si fa carne, panneggio, pensiero: Pollaiolo trasporta nel grande formato la minuzia appresa sui piccoli lavori d'oro e d'argento.
Ma ciò che lo distingue soprattutto è un'ossessione: il corpo umano in movimento. I suoi Ercole, tesi come archi, le sue figure dai muscoli guizzanti, rivelano un artista che non si accontenta di rappresentare il gesto ma ne vuole comprendere il meccanismo. Questa passione per l'anatomia percorre tutta la sua opera e lo annuncia come pioniere: prima di Leonardo, prima di Michelangelo, egli cerca già sotto la pelle ciò che fa muovere l'uomo.
Da pittore, porta la medesima energia nelle sue tavole e nei suoi disegni, dove la linea descrive la tensione delle membra con un nervosismo inedito. Da incisore, apre al bulino fiorentino possibilità che nessuno aveva esplorato. Questa virtuosità a tutto campo è la sua forza, e agli occhi di alcuni il suo limite: a toccare tutto, a volte ci si disperde. In Pollaiolo, tuttavia, questa dispersione apparente obbedisce a un unico filo conduttore, lo studio instancabile della forma vivente.
Aneddoto memorabile
Si racconta che Pollaiolo, per penetrare il segreto dei muscoli, avrebbe sezionato dei cadaveri allo scopo di osservare direttamente ciò che la pelle nasconde. Il gesto, audace e trasgressivo per l'epoca, ne farebbe un precursore delle grandi campagne anatomiche di Leonardo e di Michelangelo.
Influenze ricevute
Formatosi nell'ambiente degli orafi fiorentini, Pollaiolo eredita il gusto del dettaglio e della linea precisa proprio di quel mestiere. Cresce nella scia della prima Rinascita fiorentina, dove lo studio dell'antico e la ricerca del naturale dettano già le ambizioni delle botteghe.
Influenze esercitate
Il suo studio del corpo in movimento e la celebre incisione della Battaglia degli ignudi hanno valore di manifesto: dieci uomini nudi si affrontano in tutte le pose possibili, come un repertorio completo dell'anatomia in azione. Questa stampa circolò e servì da modello agli artisti, aprendo la via alle grandi esplorazioni anatomiche di Leonardo e di Michelangelo. Qui sta anche la parte più discutibile della sua audacia: a voler mostrare tutto, la Battaglia degli ignudi sfiora l'esibizione anatomica, la dimostrazione per la dimostrazione, l'esercizio di virtuosismo che prende il sopravvento sul soggetto. Resta il fatto che questa scelta radicale segnò a lungo la bottega fiorentina.
Importanza storica
Antonio del Pollaiolo occupa un posto cruciale nella Rinascita fiorentina: insieme artigiano compiuto e ricercatore instancabile, fa dello studio del corpo un vero e proprio programma artistico. I suoi sepolcri pontifici in bronzo lo collocano tra i maggiori scultori monumentali del suo secolo; la sua Battaglia degli ignudi ne fa una pietra miliare decisiva nella storia dell'incisione e dell'anatomia. Inventivo fino alla dispersione, audace fino alla dimostrazione, incarna quello spirito fiorentino che preferisce l'esplorazione alla comodità della specialità.
