Contributi e opere
Difficile immaginare che un figlio di mugnaio, cresciuto con la cazzuola in mano nella bottega di uno scalpellino, sia diventato l'architetto più influente di tutta la storia. Eppure è questa la parabola di Andrea di Pietro della Gondola, che l'umanista vicentino Gian Giorgio Trissino notò su un cantiere e ribattezzò Palladio, con evidente rimando a Pallade, dea della sapienza. Quel patrocinio colto spalancò allo scalpellino le porte dell'antichità: i viaggi a Roma, le misurazioni prese sulle rovine, la frequentazione di Vitruvio. Dall'incontro tra il mestiere e la cultura nacque un'opera destinata a rifondare il linguaggio dell'architettura.
La sua fama la deve anzitutto alla campagna veneta. Per i patrizi di Venezia, che allora investivano nella terraferma, Palladio inventò un tipo nuovo: la villa-tempio. L'azienda agricola produttiva e la dimora di piacere vi si ordinano attorno a un corpo centrale coronato da un frontone di tempio antico, tra ali e portici. La più celebre, la Villa Almerico Capra detta la Rotonda presso Vicenza, spinge l'idea fino all'essenziale: un cubo sormontato da una cupola, quattro facciate identiche a portico, aperte ai quattro punti dell'orizzonte. Mai una casa aveva così preso in prestito la dignità di un santuario.
A Venezia stessa portò il vocabolario antico sull'acqua. San Giorgio Maggiore e il Redentore, le sue due grandi chiese, sovrappongono sulla facciata una compenetrazione di templi classici — un gioco di frontoni e colonne incastrati — per risolvere l'annoso problema della navata alta affiancata dalle navate laterali. A Vicenza trasformò il palazzo comunale medievale rivestendolo di logge ad arcate, la celebre serliana o travata palladiana, e concluse la vita con il Teatro Olimpico, dotta ricostruzione di una scena antica di cui non vide l'inaugurazione.
Ma l'eredità più cospicua sta in un libro. Nel 1570 Palladio pubblicò a Venezia i Quattro Libri dell'architettura, un trattato riccamente illustrato dai suoi stessi rilievi e dai suoi stessi progetti. Là dove altri scrivevano teorie, lui offriva un sistema: ordini, piante, proporzioni, sezioni, tutto vi era disegnato, misurato, riproducibile. L'architettura cessava di essere un segreto di bottega per diventare una grammatica che si poteva apprendere da un libro e applicare ovunque.
Aneddoto memorabile
Il nome stesso con cui il mondo lo conosce non è il suo: Andrea di Pietro ricevette dal suo protettore Trissino il soprannome di Palladio, colto ammiccamento a un personaggio di un poema che l'umanista stava allora componendo. L'uomo dei più nobili palazzi d'Europa è dunque partito nella vita senza un nome illustre: è stata la cultura di un altro a dargliene uno.
Influenze ricevute
Palladio si nutrì anzitutto dell'antichità romana, che andò a misurare di persona: le rovine di Roma, le terme, i templi, e soprattutto il trattato di Vitruvio, unico testo architettonico antico conservato. L'umanista Trissino fu il suo tramite verso quella cultura dotta. Si appoggiò inoltre ai grandi maestri del Rinascimento che lo avevano preceduto, Bramante e l'esempio del classicismo romano di inizio secolo.
Influenze esercitate
L'influenza di Palladio supera quella di qualsiasi altro architetto. I suoi Quattro Libri, tradotti e ristampati ovunque, generarono un vero e proprio stile, il palladianesimo, che si affermò in Inghilterra nel Settecento con Inigo Jones e poi con Lord Burlington, conquistò tutta l'Europa e attraversò l'Atlantico. Negli Stati Uniti Thomas Jefferson vi attinse per Monticello e per l'università della Virginia; il portico con frontone di tanti edifici pubblici, fino alla Casa Bianca, ne discende direttamente.
Importanza storica
Palladio incarna un'audacia rara: non solo inventare forme nuove — la villa-tempio, la facciata di chiesa a templi incastrati — ma concepire un'architettura fatta per essere insegnata e tramandata. Codificando il linguaggio classico in un sistema chiaro e illustrato, ha dato a generazioni di architetti, su tre continenti, un vocabolario comune. Il contrasto ne risulta ancora più sorprendente: quest'uomo partito da una condizione modesta, rivelato in età matura, deve la sua fama universale in gran parte al suo libro più che alla sua persona — una celebrità in larga misura postuma, portata dalla pagina stampata non meno che dalla pietra.

